Il Brasile tra la tragedia e l’impeachment

Inettitudine e assurdo comportamento genocida da parte di Bolsonaro. La devastazione che sta infliggendo al Brasile è paragonabile solo ai suoi sanguinari predecessori militari al potere tra il 1964 e il 1985 - Fabrizio Burattini -

Inettitudine e assurdo comportamento genocida da parte di Bolsonaro. La devastazione che sta infliggendo al Brasile è paragonabile solo ai suoi sanguinari predecessori militari al potere tra il 1964 e il 1985 – Fabrizio Burattini –

Nella scorsa settimana, a dire della stampa locale, almeno 78 persone sono morte letteralmente soffocate negli stati settentrionali brasiliani di Amazonas e Pará: mancava l’ossigeno nelle unità di terapia intensiva. E quasi 1.000 altre persone sono morte nella regione a causa del collasso degli ospedali. Le scene dei medici che cercano disperatamente di aiutare i loro pazienti a respirare hanno coinciso con la fuga di decine di pazienti dagli ospedali per morire a casa piuttosto che continuare a soffrire l’agonia di vedere persone che soffocano accanto a loro.

Nonostante l’emergenza ossigeno si protragga ormai da settimane, il generale Eduardo Pazuello, nominato da Bolsonaro come ennesimo ministro della Salute, non ha fatto nulla. La tragedia vissuta a Manaus rischia di diffondersi in tutto il Brasile. Gli ospedali, pubblici e privati, anche negli stati del Sud Est, più densamente popolati, come San Paolo, Rio de Janeiro e Minas Gerais, sono sull’orlo del collasso.

Le misure di isolamento (da quelle elementari come le mascherine a quelle più impegnative come i lockdown) sono state esplicitamente e duramente combattute da Bolsonaro e, anche quando vengono timidamente decretate da governatori e sindaci, vengono criminalizzate come iniziative liberticide e di boicottaggio dell’economia. Nel mondo, il Brasile è certamente il paese in cui più evidentemente non si è stati capaci e non si è voluto affrontare in maniera coordinata la pandemia più letale degli ultimi cento anni.

L’azione di Bolsonaro è stata caratterizzata non solo da inettitudine, ma anche dalla chiara volontà di sabotare ogni misura che avrebbe potuto anche solo mitigare la tragedia. Ad aprile dello scorso anno l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’iniziativa del Covax, per mettere in sinergia governi, organizzazioni sanitarie globali, produttori, scienziati, imprese private e enti pubblici, società civile e organizzazioni filantropiche e per fornire un accesso innovativo ed equo ai vaccini anti-COVID-19. Naturalmente il Brasile è stato formalmente invitato a unirsi a questa alleanza globale per i vaccini, rivolta dall’OMS soprattutto verso paesi che da soli non avrebbero avuto la capacità economica di gestire una sfida di queste proporzioni. Secondo le regole del Covax, il Brasile avrebbe potuto acquistare in tempi molto rapidi e a condizioni vantaggiosissime più di 200 milioni di vaccini, sufficienti per metà della sua popolazione (considerando due dosi per ogni abitante). Al Covax hanno aderito 73 paesi, ma Bolsonaro ha rifiutato di unirsi al gruppo.

Nell’agosto 2020, la Pfizer-BioNTech ha contattato il governo brasiliano offrendo 70 milioni di dosi del suo vaccino, mettendole a disposizione da dicembre. Il governo di Brasilia non ha mai risposto all’iniziativa del gigante farmaceutico.

E si potrebbe andare avanti a lungo, raccontando fatti grandi e piccoli, tutti testimoniati dalla stampa brasiliana, di inettitudine e di un assurdo comportamento genocida.

Negli ultimi giorni sembra essersi finalmente sbloccato l’invio verso il Brasile di 2 milioni di dosi di vaccino dall’India, dove quel farmaco è prodotto su brevetto AstraZeneca-Oxford. Il ministro degli Esteri indiano, Harsh Vardhan Shringla, anche a nome del primo ministro Narendra Modi, ha elogiato le capacità industriali del gigante asiatico messe a disposizione di tutta l’umanità nella lotta contro la pandemia: “E’ con questa visione che abbiamo risposto in maniera positiva alle richieste di paesi di ogni parte del mondo, a partire da quelli a noi più vicini”, riferendosi alle dosi messe a disposizione gratuitamente di paesi poveri geograficamente contigui all’India. Ma, dopo aver predisposto il piano vaccinale per il proprio paese, il governo di Delhi ha anche dato inizio alle esportazioni commerciali verso il Marocco, l’Africa del Sud, l’Arabia saudita e, appunto, il Brasile.

Ma 2 milioni di dosi servono a coprire solo un milione di persone, neanche tutti gli addetti del SUS, il Sistema Unico di Salute, cioè il servizio sanitario nazionale brasiliano. Gli abitanti del Brasile sono oltre 210 milioni. Ma non basta: la renitenza di Bolsonaro ad affrontare con i vaccini la pandemia fa sì che il governo di Brasilia sia costretto a pagare i suoi due milioni di dosi più del doppio di quanto sono costati ai paesi europei i vaccini già in distribuzione ed enormemente di più di quanto gli sarebbero costati se avesse aderito a Covax.

I sondaggi più recenti ci dicono che la popolarità del presidente Jair Bolsonaro è ormai ai minimi, al 26% degli intervistati (a dicembre era al 37%). Ormai molti brasiliani, anche tra coloro che nel 2018 hanno votato per lui, lo considerano perlomeno uno squilibrato, se non un criminale. Le carreatas (cioè cortei di auto, per evitare gli assembramenti in strada) convocate unitariamente della sinistra per la giornata di ieri (sabato 23 gennaio) in tutte le principali città del paese al fine di rivendicare dal parlamento l’impeachment del presidente hanno avuto un enorme successo tanto da spingere anche varie forze della destra “moderata” (comprese alcune di quelle che lo hanno appoggiato fino a ieri) a convocarne altre, anch’esse pro impeachment, per la giornata di oggi (domenica).

Certamente, la sconfitta di Trump ha pesantemente indebolito il suo compare brasiliano. L’impeachment lo impongono i 215.000 morti (cifre ufficiali, le vittime reali sono certamente molte di più). Intanto la tragedia continua, facendo affermare che la devastazione che Bolsonaro sta infliggendo al paese è paragonabile solo a quella che realizzarono i suoi sanguinari predecessori militari al potere tra il 1964 e il 1985.