Brasile: Bolsonaro sconfitto, la sinistra divisa

I principali sconfitti alle municipali sono Bolsonaro e l’estrema destra. Ma aumenta la destra tradizionale e la sinistra si mantiene in vita, con una significativa sorpresa a São Paulo con il passaggio del PSOL al ballottaggio

I principali sconfitti alle municipali sono Bolsonaro e l’estrema destra. Ma aumenta la destra tradizionale e la sinistra si mantiene in vita, con una significativa sorpresa a São Paulo con il passaggio del PSOL al ballottaggio / Ana Carvalhaes /

I principali sconfitti della giornata elettorale di ieri sono senza dubbio il presidente Bolsonaro e l’estrema destra. Aumenta la destra tradizionale e la sinistra si mantiene in vita, con una significativa sorpresa a São Paulo con il passaggio del PSOL al ballottaggio.

Anche se normalmente è rapido ed efficiente, il conteggio dei voti delle elezioni municipali di ieri in Brasile ha avuto un ritardo di oltre tre ore e mezzo. Il momentaneo timore non ha impedito che, prima della mezzanotte, le tendenze generali dell’elettorato fossero piuttosto chiare. Assistiamo al termometro più importante dell’animo della gente dalle tragiche elezioni del 2018, quelle che hanno portato al potere Bolsonaro.

Il grande sconfitto della giornata, non ci sono dubbi neppure fra i suoi, è il presidente Bolsonaro e l’estrema destra; cosa che era prevedibile a partire dall’aumento del rifiuto al suo governo nelle grandi città. Sette sindaci di capitali sono stati eletti al primo turno: a Florianopolis e Curitiba nel sud; a Belo Horizonte nel Sud-est; a Salvador e Natal nel Nord-est; a Campo Grande e Palmas nel Centro-ovest. Tutti appartenenti a partiti e profili personali piuttosto di destra ma nessuno di essi sostenuto direttamente dal presidente e dai suoi figli.

Delle 27 capitali (25, eccettuando Brasilia, Distretto Federale, che non ha sindaco e la amazzonica Macapá, con una crisi di approvvigionamento energetico da 20 giorni), solo 18 vanno al ballottaggio dei candidati. E fra queste ce ne sono appena tre che hanno candidati con profili simili o identificabili direttamente col campo politico del presidente neofascista: Fortaleza (Ceará, Nord-est: il Capitão Wagner), Vitória (Espirito Santo, Sud-est: il deputato Pazolini) e Rio de Janeiro, dove cerca di essere rieletto l’attuale sindaco Marcelo Crivella, che è anche vescovo della Chiesa Universale del Regno di Dio. I sondaggi, basati sulle performances dei candidati nelle elezioni di ieri, indicano che l’unico che può avere qualche possibilità sia Pazolini.

Anche le cifre finali dei computer del Tribunale Superiore Elettorale non erano molto buone e si già si discuteva fra giornalisti, studiosi e politici su quale fosse stato il principale recado (messaggio) delle urne. Evidentemente non c’è stata una scelta dell’elettorato verso nuovi personaggi o programmi critici con lo status quo. La costatazione più sensata è che nel conflitto aperto a marzo-aprile fra Bolsonaro e vari governatori e sindaci sul trattamento da dare alla pandemia -che ha già ucciso 165.000 brasiliani e brasiliane e ne ha contagiato più di cinque milioni- il governo federale ne esce con le ossa rotte. Si potrebbe dire che il Brasile è passato dall’estrema destra a una destra più tradizionale e che la sinistra, anche se più divisa, ha dimostrato che è ben viva e che ha futuro.

Sono stati rieletti -o sono andati al ballottaggio- figure di destra che hanno fatto una politica a favore della scienza, con misure come la chiusura delle attività di scuole e palestre (in nessun momento né in nessun posto il Brasile ha conosciuto un lockdown) o l’obbligo della mascherina e del distanziamento sociale: misure contro le quali il presidente ha lottato duramente, con minacce giudiziarie, fakenews, dimissioni di ministri e una serie di discorsi piuttosto volgari.

L’opposizione e la sinistra

Se lo scenario politico-istituzionale non cambia radicalmente, tutto sta a indicare che i gruppi municipali del “bolsonarismo” più radicale escono ridimensionati da queste elezioni. Oltretutto, i partiti dell’opposizione al “bolsonarismo” ottengono in generale un buon risultato. E’ necessario richiamare, ad ogni modo, un clima politico molto reazionario, la sopravvivenza di un certo anti-PT/anti-sinistra molto radicato fra i settori di piccoli e medi proprietari (sensibili al discorso sulla corruzione negli anni del PT) e fra i più poveri, influenzati dalle chiese neo-pentecostali, amiche del presidente.

In nove delle 18 capitali con ballottaggio, concorre un candidato dell’opposizione. Tre del Partido Socialista Brasileiro (PSB, che è un partito borghese-oligarchico più di centro che di sinistra), a Recife e Maceló (NE) e Rio Branco (N, Amazonia). In due capitali importanti, il PSOL (Partido Socialismo e Libertade) arriva al secondo turno (nella sorprendente São Paulo e nell’amazzonica Belém); due sono del PT, a Vitória (Espirito Santo) e Recife; due sono del Partido Democratico Trabalhista (PDT, la sigla che era del nazionalista Leonel Brizola e oggi è dominata dall’ex ministro Ciro Gomes), a Fortaleza e Aracaju (Nord Est). A Porto Alegre arriva al ballottaggio la giovane candidata del PCdoB (Partito Comunista del Brasile) Manuela D’Ávila.

Nelle 25 città più grandi (delle 55 in cui ci sarà il ballottaggio), il PT ha eletto 48 consiglieri comunali, di cui 22 sono donne. Il PCdoB ha ottenuto consiglieri in sei città. Il PSOL ne ha in 12 fra le 25 città più grandi, con un totale di 33 eletti, fra cui 17 donne, maggioritariamente nere -comprese le due prime elette transessuali: la candidata più votata di Aracaju, Linda Brasil e la trans nera Beny, di Niteroi (RJ)- a parte due consiglieri apertamente ecosocialisti. Il PSOL ottiene anche la maggioranza in cinque piccole città: Ribas do Rio Pardo (MS), Potengi (CE), Janduís (RN) e Marabá Paulista (SP).

Ma la cosa più “sorprendente” per i mezzi di comunicazione e la borghesia è stato il successo del PSOL nella città più grande del paese. Dopo essere entrato nel partito nel 2018 per competere alle elezioni presidenziali, l’attivista e dirigente del Movimento dos Trabalhadores Sem Teto MTST (Movimento dei Lavoratori Senzatetto) Guilherme Boulos, accompagnato all’ex sindaca Luíza Erundina, aveva iniziato con poco più del 4% delle intenzioni di voto a settembre per giungere a più del 20% ed arrivare al secondo turno. Secondo turno in cui affronterà l’attuale sindaco Bruno Covas (PSDB), vicino al governatore di destra João Doria. Nella capitale, il gruppo municipale del PSOL è passato da due a sette consiglieri.

Sfortunatamente per il PSOL e per tutta la sinistra, Rio de Janeiro, la seconda capitale del paese, ha vissuto uno scenario elettorale piuttosto diverso e deciderà fra il sindaco bolsonarista e neopentecostale Marcelo Crivella e l’ex-sindaco del vecchio e corrotto MDB, Eduardo Paz. Pur disponendo di un grande e tradizionale spazio politico nella città, il PSOL non ha potuto contare sulla candidatura naturale del deputato federale Marcelo Freixo, cha ha rinunciato a presentarsi a maggio argomentando che, di fronte all’impossibilità di unire tutta l’opposizione sotto il suo nome in un unico fronte, non sarebbe stato possibile vincere. Anche così, la giovane deputata statale (provinciale) nera Renata Souza ha rappresentato con energia il partito e lo ha aiutato a garantirsi i sette consiglieri che la formazione ha eletto o rieletto.

Ci sarà un fronte di sinistra del 2022?

L’idea di diversificare la rappresentazione politica si è fatta strada nella sinistra. Ed il PSOL ne è stato il principale beneficiario. Come ha giustamente segnalato la BBC Brasil, c’è stata una spinta generale alla rinnovazione in tutti i sensi. Boulos, di 38 anni, e Manuela, di 39, sono la massima espressione del fenomeno.

Nei fatti, la sinistra in un senso più ristretto (senza il centro-sinistra borghese del PDT e del PSB) ha subito un lieve retrocesso nella rappresentazione istituzionale (a causa della caduta numerica dei consiglieri del PT e del PCdoB, vedi il quadro sotto). Il PSOL è il partito che avanza di più. Bisognerà trarre qualche lezione da tutto questo.

La cosa più probabile è che l’elettorato cosiddetto “progressista”, con preoccupazioni sociali, ambientali, antirazziste e femministe, nei prossimi anni si unisca intorno ad una identità frontalmente anti-bolsonarista e faccia pressioni sulla sinistra (PSOL, PT, PCdoB) affinché tenti seriamente delle alleanze elettorali plausibili per sconfiggere l’insieme della destra. L’assenza della sinistra nel secondo turno di Rio de Janeiro rafforza questa tesi. Ma sarà necessario superare l’ostacolo più complicato: il rifiuto di Lula e della maggior parte della direzione del PT di negoziare alleanze senza la propria egemonia (peraltro oggi piuttosto contestata).

Tuttavia, è forse più importante che i piccoli e i grandi successi e vittorie di questa difficile campagna siano, per la sinistra e l’attivismo in Brasile, come gocce di pioggia che fecondino la terra, rianimando la gente per le lotte di resistenza ai piani di Bolsonaro e dei governatori e sindaci della destra neoliberista. E che la pressione per l’unità della sinistra venga principalmente dal basso, dai movimenti sociali e dalle comunità, affinché si possa raggiungere l’unità per sconfiggere nelle piazze il genocida.

Municipi della sinistra

Partito20162020Differenza
PT254174– 31,50%
PCdoB8145– 45,7%
PSOL24+ 100%

La sinistra è scesa da 337 a 223 (- 33,83%).

Consiglieri comunali della sinistra

Partito20162020Differenza
PT28152584– 8,21%
PCdoB1010678– 32,87%
PSOL5674+ 33,93%.

La sinistra è scesa da 3.881 a 3.337 consiglieri (- 14,02%).

(da Jacobin America Latina del 16/11/2020)