I principali quotidiani italiani nelle mani di Elkann

di Fabrizio Burattini

Mentre la crisi sanitaria era al suo culmine, mentre i telegiornali e tutti i mass media parlavano solo di coronavirus, sono accadute tante altre cose, tra le quali un significativo rimescolamento delle carte nel panorama degli assetti proprietari dei principali giornali italiani.

“La Repubblica”, in particolare, che con il “Corriere della sera” si disputa il podio di primo quotidiano italiano, è passato nelle mani della Exor di Elkann, portando con sé nella holding olandese degli eredi di Agnelli tutta la famiglia editoriale (oltre “Repubblica” anche “La Stampa”, “Il Secolo XIX”, una quindicina di quotidiani locali, numerosi periodici, tra i quali spicca “L’Espresso”, varie testate online, come “L’Huffington Post”, oltre all’autorevole “Repubblicaonline”, qualche radio-TV commerciale, ecc.) un tempo controllata dalla CIR di De Benedetti, a cui Elkann l’ha sottratta mettendo sul tavolo oltre 100 milioni di euro.

Naturalmente l’operazione veniva da lontano, almeno da quando la CIR, nel 2017, aveva acquisito nel suo gruppo anche la “Stampa” di Torino, trasferendone l’allora direttore Mauro Calabresi a dirigere a Roma l’ammiraglia “Repubblica”. Già in quella occasione era entrata a far parte della cordata di controllo della CIR la Exor. Dunque l’acquisizione definitiva completatasi alla fine di aprile costituisce la conclusione annunciata di un percorso venuto da lontano.

Con questa operazione Carlo De Benedetti, immeritatamente presentato dalla stampa mainstream come l’erede morale del “capitalismo sociale” di Adriano Olivetti, perde ogni significativo controllo sui mass media e dovrà dedicarsi alle residue attività della CIR, come quelle della holding della sanità privata KOS, che gestisce in tutto il paese una sessantina di Residenze sanitarie assistenziali oltre a parecchie decine di centri di riabilitazione.

Altrettanto significativa diventa la posizione dominante nel settore dell’informazione della famiglia Elkann-Agnelli, che ora controlla direttamente buona parte dei principali mass media (due dei tre principali quotidiani politici, il settimanale politico più autorevole e le principali testate politiche online).

Naturalmente, questo ridisegno della mappa dei poteri non poteva non sconvolgere anche l’assetto delle direzioni dei giornali.

Così, la direzione di “Repubblica”, che Eugenio Scalfari, con un’impostazione “radicalmente” liberaldemocratica, fondò riprendendo la testata del quotidiano portoghese che ebbe un ruolo importante nella rivoluzione del 1974, va oggi a Maurizio Molinari, ex direttore della “Stampa”, navigato giornalista, passato negli anni disinvoltamente da giornali di destra a giornali di centrosinistra e viceversa e al centro di parecchie polemiche per aver pubblicato un libro sull’ISIS in larga parte copiato da un volume di un fanatico islamofobo americano.

Molinari, allora direttore della Stampa di Torino, si distinse quando tessé un panegirico della manifestazione di un anno fa a piazza Castello per il TAV, scorgendo nel comizio delle Madamine “un’Italia di donne e uomini, famiglie etero e gay, impiegati e operai, studenti, pensionati ed artigiani che non ama gridare ma fare… la gigantografia di Cavour, i cartelli sui piemontesi europei, gli applausi per Pininfarina e Marchionne, il canto finale dell’inno di Mameli… una piazza senza neanche una carta in terra quando la folla se ne va. Con la schiena diritta”. Schiena che, al contrario, lui non ha molto dritta: prova ne sia lo smaccato servilismo mostrato nella strenua difesa di tutti gli interessi del suo datore di lavoro padron Elkann.

La redazione di Repubblica ha inizialmente rifiutato il nuovo direttore, ma dopo pochi giorni si è convertita e lo ha accettato all’unanimità, tanto da far rispolverare da alcuni commentatori il motto del Guicciardini “o Franza o Spagna, purché se magna”.

Alcuni, pochissimi, giornalisti non ci stanno e hanno lasciato la collaborazione con il prestigioso quotidiano. Sono due noti giornalisti, ex di Lotta Continua degli anni Settanta, Enrico Deaglio e Gad Lerner, a cui si è aggiunto il giornalista-scrittore Pino Corrias.

La Repubblica, rapidamente, ha mutuato dal suo nuovo direttore il posizionamento della schiena, schierandosi con entusiasmo a favore della concessione al nuovo proprietario dell’ormai famoso maxi prestito di 6 miliardi e 300 milioni con garanzia dello stato.

Un tempo Repubblica si distinse nella denuncia dell’eccessiva concentrazione del controllo sull’informazione nelle mani di Silvio Berlusconi. Chissà che cosa dirà oggi sul nuovo oligopolista della carta stampata?