Fase 2 o fase 1 e 1/2?

di Fabrizio Burattini

Pronti per la Fase 2?

O sarà ancora la fase uno e mezzo?

Ma c’è mai stata la fase 1? Sì, certo, molti di noi sono stati fermati dalle pattuglie delle forze dell’ordine mentre andavano al supermercato o sgranchivano un po’ le gambe intorpidite dopo settimane fermi in un appartamentino di pochi metri quadri. E sono stati severamente redarguiti, a volte multati, per aver infranto la legge.

Ma quante pattuglie sono state inviate a verificare se in qualcuna delle 125.000 aziende che, pur non producendo nulla di essenziale, hanno continuato a funzionare grazie al silenzio (assenso) delle prefetture sulle loro comunicazioni di deroga al DPCM del 22 marzo?

In quante di quelle 125.000 qualcuno ha controllato il rispetto delle regole di sicurezza previste dalle normative vigenti?

Sì, mi si dirà, ma le aziende bloccate sono molte altre centinaia di migliaia, centinaia di migliaia di grandi e piccole aziende che, nonostante la facile percorribilità della deroga, non se la sono sentita di riaprire in deroga. E non se la sono sentita, evidentemente proprio perché onestamente sapevano di non potere garantire il rispetto di quelle regole e non se la sentivano di correre il rischio delle pur improbabili sanzioni. Ma le garantiranno dal 4 maggio in poi?

Come e chi potrà garantire che dal 4 maggio tutte le aziende rispetteranno le norme, le norme di quel protocollo che diligentemente le “parti sociali” hanno sottoscritto il 24 aprile?

D’altra parte, è cosa nota la diffusissima trasgressione delle pur cogenti misure “normali” di prevenzione che si dovrebbero rispettare nelle aziende. La legge 626 del 1994 prima e il decreto 81 del 2008, come è noto, sono state e sono le leggi più ignorate della storia della repubblica. Testimoni ne sono le migliaia di lavoratrici e lavoratori morti sul lavoro e le decine e decine di migliaia di infortunati gravi nel corso degli ultimi anni proprio a causa del non rispetto delle più elementari regole di sicurezza.

Nulla si dice sulle innumerevoli testimonianze filmate sulle trasgressioni già oggi tranquillamente perpetrate in tante aziende tutt’altro che “essenziali” nelle quali non c’è mai stata una fase uno.

Saranno i singoli lavoratori ad andare in fabbrica assumendosi la responsabilità di non essere infetti. Infatti, nulla è stato detto sugli strumenti di verifica della diffusione del virus, tamponi, finora fatti qua e là a campione, test sierologici.

Come faranno poi le amministrazioni locali, non essendoci riusciti in decenni, a garantire, tra sette giorni, trasporti pubblici all’altezza della rinnovata domanda e delle misure di distanziamento?

E l’estrema destra, il centrodestra, numerosi presidenti di regione, la Chiesa cattolica, Italia Viva di Renzi protestano. Perché niente libertà di andare a messa?

La Confindustria, da parte sua, si dichiara insoddisfatta, nonostante il “liberi tutti” di Conte, che, tra una battuta paternalistica e l’altra, lì lo dice e lì lo nega. “C’è in giro troppa mentalità antindustriale” dice il neo presidente Bonomi. E non capisce che la gente ha sperimentato che uno stop di qualche settimana ad un mondo per decenni e decenni basato sulla centralità dello sfruttamento e del profitto sulle persone e sulla natura ha ridato un po’ di respiro ad un pianeta sull’orlo del collasso.

Occorre che questa consapevolezza si mantenga anche nelle fasi 2, 3 e in tutte le altre. E che, più che “mentalità antindustriale” diventi consapevolezza sulle responsabilità degli industriali. Con parole più vecchie “coscienza di classe”.