ALCUNI APPROFONDIMENTI BIOLOGICI SU COVID-19

di Umberto Oreste

Per capire meglio l’attuale pandemia di Covid-19, occorre puntualizzare alcuni concetti chiave sulla natura dei virus. I virus sono percepiti come misteriosi killer seriali: ne risalta essenzialmente la patogenicità, il loro ruolo biologico più complessivo non è messo in evidenza. È bene quindi ricordare che:

  1. I virus (parola latina, singularia tantum) sono una conoscenza relativamente recente degli scienziati, risalendo la loro prima identificazione al 1898 da parte del botanico olandese Martinus Willem Beijerinck. Sono entità che non possono essere definite come individui biologici vivi, perché incapaci di riprodursi in assenza di una cellula ospite di procarioti o eucarioti; ma non possono nemmeno essere definiti come semplice materia chimica, perché contengono geni esprimibili, contengono, cioè, la potenzialità di generare un proprio simile. I virus non sono altro rispetto alla biosfera, ma sono parte integrante di essa. Sono in un territorio di confine tra chimica e biologia, territorio negato da una rigida ripartizione dell’esistente, ma molto affollato anche da altre entità come i plasmidi, geni che possono trasferirsi da una cellula a un’altra trasportando informazioni funzionali, o come i viroidi, semplicissime molecole di RNA che possono interferire con la funzionalità della cellula bersaglio. Si può anche ricordare che i geni virali possono codificare proteine con domini strutturali del tutto particolari.
  2. Di virus esistono un numero di specie non quantificabile, essi parassitano batteri, piante ed animali; si è calcolato che almeno 320000 diversi virus parassitano le 5500 specie di mammiferi. I virus sono diversissimi per forma, dimensioni, tipo di acido nucleico (DNA o RNA), numero di filamenti; ne esistono di bassissima o elevatissima patogenicità; la stragrande maggioranza di essi convivono abbastanza pacificamente con il loro ospite: è infatti interesse comune la sopravvivenza dell’ospite; una volta ucciso l’ospite, il virus non avrebbe più possibilità di riprodursi; mantenendolo, invece, in vita, le capacità riproduttive del virus vengono mantenute a lungo. La stragrande maggioranza dei virus ha scarso potere patogeno (virus asintomatici).
  3. L’evoluzione di tutta la biosfera è stata anche opera dei virus: nell’evoluzione i caratteri genetici sono trasmessi alle generazioni successive tramite le cellule germinali (trasferimento verticale). Esiste però anche un altro tipo di evoluzione, tramite trasferimento genico orizzontale, reso possibile proprio dai virus che portano sequenze geniche da una specie all’altra, diverse tra loro; in conseguenza nel genoma di una specie si possono identificare geni assenti nelle specie ancestrali. Anche nell’uomo si calcola che l’8% del genoma sia costituito da residui di antichi geni virali.
  4. Una specificità dei virus è la loro estrema mutabilità per cui la stessa definizione di specie è opinabile. Nuovi virus compaiono con altissima frequenza in seguito a mutazioni del genoma che provocano alterazione della funzionalità. I motivi della instabilità del genoma virale dipendono dalla enorme numero delle particelle virali presenti in un determinato contesto, dall’altissima velocità di duplicazione e dalla estrema approssimazione dei meccanismi molecolari della replicazione. Le mutazioni dei virus spessissimo sono letali per il virus stesso, perché coinvolgono geni che codificano proteine strutturali; spesso producono una attenuazione della patogenicità, ma alcune volte ne possono provocare anche l’aumento.
  5. Alcune volte una mutazione del genoma può provocare un “salto di specie”, cioè la capacità di interagire con recettori cellulari di un’altra specie di ospite. È questo il meccanismo che genera le zoonosi, cioè patologie virali trasferite da una specie animale a un’altra. Una volta trasferito alla nuova specie, il virus può o meno, aver acquisito la capacità di trasferirsi da un individuo all’altro della nuova specie ospite, divenendo questa un “serbatoio stabile”, come avvenuto nell’uomo per l’HIV. Il fenomeno è stato descritto recentemente per diversi virus quali Ebola, Marburg, Influenza aviaria, HIV ed alcuni Coronavirus quali, Influenza suina, SARS, MERS, Covid-19. In alcuni casi la specie umana è stata il traguardo di un secondo salto di specie. La SARS del 2002 ha visto i passaggi pipistrello-zibetto-uomo, l’influenza suina del 2009 uccelli-suini-uomo, la MERS del 2012 pipistrello-cammello-uomo. L’attuale pandemia è ipotizzata pipistrello-pangolino-uomo.
  6. Il trasferimento delle patologie da Coronavirus è avvenuto in epoca recente tramite passaggi animale selvatico-animale domestico-uomo, il che comporta due frontiere: la prima tra ambiente selvatico-ambiente di allevamento e la seconda tra ambiente di allevamento-ambiente urbanizzato. È evidente che variazioni di queste frontiere possono favorire l’insorgenza della pandemia. Venendo alla prima frontiera, quella della natura selvatica, questa frontiera nei decenni della globalizzazione è andata sempre più restringendo e alterando l’habitat delle specie selvatiche: il restringimento dell’habitat provoca la riduzione del numero degli individui delle specie selvatiche e la diminuzione della variabilità genetica, la alterazione dell’habitat provoca cambiamenti nelle catene trofiche. Il risultato di entrambe è l’abbassamento di capacità di risposta immunitaria e facilitazione della diffusione virale. Venendo alla frontiera specie selvatica – specie domesticata, cioè utilizzata dall’uomo nell’allevamento e nell’alimentazione, l’attraversamento di questa frontiera da parte del virus è facilitata dalle condizioni di allevamento intensivo, o di mantenimento degli animali per alimentazione, che provocano stress con conseguente abbassamento delle difese immunitarie; infine la terza frontiera attraversata dal virus è quella tra animale domesticato e uomo ed non può non essere influenzata dall’urbanizzazione irrazionale, dalla concentrazione abitativa, dalle cattive condizioni igieniche.
  7. Tutti i fattori analizzati del “salto di specie” sono fattori indotti dal capitalismo e dalla rincorsa folle al profitto.