Per il padroni e i loro governi la vera infezione è il conflitto sociale

di Fabrizio Burattini

La Commissione di Garanzia sugli scioperi ha annunciato proprio nella mattinata di oggi l’avvio di un procedimento contro l’Unione sindacale di base (USB) predisponendo una lunghissima e dettagliatissima delibera (10 pagine fitte) al fine di sanzionare l’iniziativa di sciopero generale decisa da quel sindacato contro “l’ostinazione a tenere aperte le fabbriche e gli uffici. Una scelta incomprensibile di fronte al diffondersi del contagio soprattutto in quelle zone del paese dove più ampi sono gli insediamenti produttivi e dove, non a caso, si stanno registrando ancora oggi i tassi più alti di contagio e di vittime (…) Sono le fabbriche aperte e gli uffici funzionanti (prosegue il documento con cui USB ha indetto lo sciopero) la causa prima che costringe tante persone, milioni, ogni giorno ad uscire di casa e ad avvicinare altre persone, trasmettendo il virus, aumentando i contagi e il numero delle vittime e dilatando così i tempi di fuoriuscita dall’emergenza. L’appello accorato che da giorni viene dal personale medico ed infermieristico, impegnato allo spasimo per soccorrere la popolazione, a rimanere in casa, viene eluso dalla scelta cieca e cinica di continuare a tenere in funzione le attività produttive”.

L’indizione dello sciopero è del 21 marzo, cioè prima del DPCM con il quale il governo disponeva una prima timida chiusura delle attività produttive, molto condizionata dalle pressioni di Confindustria. Contro quel DPCM anche varie strutture di Cgil, Cisl e Uil, indicevano o minacciavano iniziative di sciopero.

La Commissione guidata dal presidente Giuseppe Santoro-Passarelli, potente barone dell’Università La Sapienza, accusa l’USB di aver trasgredito al rispetto dei termini di preavviso e delle prestazioni ritenute indispensabili, “dimenticando” però che, proprio in forza della legge 146 del 1990 sul diritto di sciopero, tali termini non si applicano nei casi “di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”, e trascurando il fatto che in tutti i servizi essenziali USB aveva ridotto l’astensione dal lavoro alla durata simbolica di un minuto.

Segnaliamo questa iniziativa della famigerata Commissione istituita nel 1990 dal governo Andreotti la cui presidenza fu affidata a vari giuslavoristi, come Sabino Cassese, Gino Giugni e, dal 2016, Santoro-Passarelli, non tanto e non solo per la sua gravità in sé, ma anche perché ci indica in che collocazione le classi dominanti vedano il conflitto sociale.

Lo stesso Passarelli, in un intervento sul “Sole 24ore”, rammentando che il coronavirus avrebbe messo in luce “uno scontro terribile ed inedito tra la salute del lavoratore, che protesta per avere condizioni di lavoro sicure e salubri, e quella del cittadino, che deve poter contare sulla continuità dei servizi essenziali”, fa appello alla “collaborazione di tutti, dei lavoratori, dei sindacati, delle aziende”, riconoscendo che “in questa direzione si sono mossi sino ad ora, almeno in larga misura, sindacati, imprese e Governo”. Sfruttando l’attuale pressione psicologica data dall’immagine del “siamo sulla stessa barca”, Passarelli indica “la via maestra della cooperazione e del dialogo anziché quella del conflitto, che produrrebbe un incalcolabile danno alla collettività e aumenterebbe il senso di insicurezza dei cittadini”. E conclude: “La Commissione deve sin d’ora pensare anche al “dopo” quando, superata l’emergenza sanitaria, il conflitto, prima di tornare ad assestarsi sui suoi binari tradizionali, attraverserà, verosimilmente, una fase acuta”.

Chiamando così i “poteri forti” a prepararsi al dopo Covid-19, ai conflitti, probabilmente acuti, che si produrranno. La sinistra, i sindacati e il mondo del lavoro sapranno prepararsi anch’essi?