EMERGENZA #CORONAVIRUS – Difendere lavoratrici e lavoratori, anziani e persone più deboli! Che la crisi sanitaria la paghi chi non ha mai pagato!

Comunicato di Sinistra Anticapitalista

Di fronte a un rischio così importante per la salute pubblica, non ci si può sbagliare: la priorità è impedire un’ulteriore diffusione del contagio.

La tutela della salute pubblica è obbligo del governo non meno che della responsabilità di ciascuna e ciascuno di noi.

Abbiamo il dovere di contribuire alla salvaguardia di tutte e tutti, in particolare degli anziani e delle persone più deboli, come gli immunodepressi le persone affette da patologie pregresse.

Al tempo stesso, non possiamo accettare che le pur necessarie misure di contenimento dell’infezione ricadano sulle spalle dei soliti noti: lavoratrici e lavoratori dipendenti, precarie e precari, lavoratori autonomi e lavoratrici autonome.

La crisi sanitaria viene da lontano, è effetto dei tagli selvaggi che hanno dissanguato la sanità pubblica tagliando 70.000 posti letto e riducendo drammaticamente quelli di terapia intensiva!

Tagli effettuati in nome della “riduzione del debito”, delle “regole di bilancio europee”, della “competitività”, che hanno dato beneficio solo alla sanità privata e ai ricchi, privando milioni di cittadine e cittadini del diritto alla salute.

Nel momento stesso in cui il paese viene bloccato per impedire l’ulteriore diffusione del virus, milioni di lavoratrici e lavoratori possono spostarsi per recarsi al proprio posto di lavoro, mettendo a rischio sé stesse e, incolpevolmente, gli altri.

Queste lavoratrici e questi lavoratori sono inoltre spesso sprovviste/i dei più elementari equipaggiamenti di sicurezza e messi nella condizione oggettiva di non poter rispettare le necessarie disposizioni igienico-sanitarie sul proprio posto di lavoro.

Nessuno più lavoratrici e lavoratori, anziani e persone più deboli ha interesse a fermare il virus, ma per farlo occorre essere conseguenti.

 

Poiché il diritto alla salute viene prima del profitto, vogliamo:

1) il blocco, ovunque possibile, delle attività economiche non immediatamente necessarie, stanziando risorse straordinarie (anche attraverso una tassazione patrimoniale) per la garanzia del posto di lavoro, compresi tanto più i precari e coloro che lavorano negli appalti, e la copertura totale del salario dei lavoratori e delle lavoratrici sospesi dall’attività.

2) la garanzia di sicurezza per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori dei settori in cui non è possibile la sospensione dell’attività, con la distribuzione a cura dello Stato del materiale di protezione (mascherine, gel disinfettante ecc…).

3) la garanzia della continuità di reddito per le lavoratrici e i lavoratori, compresi quelli autonomi, impediti nello svolgimento delle proprie attività a causa delle misure straordinarie in corso, come la chiusura in casa se positive/i all’infezione. Chiediamo pertanto un reddito di quarantena da mantenere per tutta la durata della crisi e/o delle situazioni da essa determinate.

4) il cambiamento delle norme che impongono a lavoratrici e lavoratori di farsi carico della sospensione o della riduzione dell’attività d’impresa attraverso il consumo delle ore di malattia, dei congedi parentali (e solo al 30%…) o delle ferie. Senza contare del concreto rischio di licenziamento da parte delle imprese, reso più agevole dall’introduzione del Job’s Act. Questi sono diritti inalienabili di lavoratrici e lavoratori e soggetti alla loro esclusiva disponibilità!

5) La sospensione, fino a soluzione della crisi sanitaria, di tutti i pagamenti rateali nei confronti banche e istituti finanziari vari (mutui, finanziamenti, ecc.) nonché della riscossione degli affitti dovuti a società immobiliari.

6) un provvedimento urgente di amnistia. La situazione delle carceri è da tempo esplosiva, e la condizione dei detenuti, peraltro nella maggioranza dei casi dietro le sbarre per reati minori, è ormai insopportabile. Il rischio di contrarre l’infezione in ambienti sovraffollati e insalubri, e l’incredibile vessazione di non poter incontrare i propri cari ha scatenato la rivolta, con sette detenuti morti nel carcere di Modena in circostanze ancora poco chiare. In ogni caso, vogliamo la traduzione della pena ai domiciliari per ridurre concretamente il rischio di infezione e dare ai detenuti la possibilità di stare con i propri familiari.

7) Blocco delle espulsioni e dei rimpatri degli immigrati che, in questa situazione, non hanno i termini per una effettiva impugnazione dei provvedimenti e, essendo stati chiusi gli uffici immigrazione delle questure, non hanno neppure la possibilità di rinnovo del permesso di soggiorno. Liberazione immediata di tutte le persone detenute nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio. Dove il rischio di contrarre infezione è altissimo.

LE NOSTRE VITE VALGONO PIU’ DEI LORO PROFITTI!