Liban, Haiti, Cile, Ecuador, Algeria, Hong Kong, Iraq, Catalogna : crepe ovunque nel sistema!

Pubblichiamo un breve, ma denso, articolo pubblicato sul sito del Nuovo Partito Anticapitalista (Francia) https://npa2009.org/actualite/international/liban-haiti-chili-equateur-algerie-hong-kong-irak-catalogne-ca-craque-de che dà conto delle rivolte attualmente in corso nel mondo, sottolineandone l’aspetto comune: l’insostenibilità e l’insopportabilità di un sistema, quello capitalista, ormai capace di offrire solo precarietà, povertà e repressione. 

La perdurante crisi di profittabilità spinge il sistema alla chiusura dei pur esigui margini di riformismo e lo obbliga a scelte di crescente sfruttamento e oppressione. Ma le rivolte di massa di questi giorni e mesi sono un chiaro segnale di speranza attiva e operante. Non importa quanta repressione gli Stati capitalisti porranno in essere: potranno arrestare solo temporaneamente la voglia di libertà, giustizia sociale, felicità dei popoli in lotta. 

L’avvenire è nostro. Lor signori lo sanno. E, finalmente, hanno paura. 


di Julien Salingue

Libano, Haiti, Cile, Ecuador, Algeria, Hong Kong, Iraq, Catalogna… la lista (non esaustiva) delle mobilitazioni di massa che hanno avuto luogo in questo periodo e che, in gran parte, continuano a manifestarsi, non lascia adito a dubbi: ci sono crepe ovunque, i popoli invadono le strade, i poteri costituiti vacillano, reprimono e non riescono a riportare la calma.

Ciascuna lotta ha le sue specificità ma tutte condividono un aspetto: un’alleanza tra dimensione di massa e radicalità, con un livello elevato di scontro con l’apparato repressivo dello Stato. I popoli si mobilitano contro le politiche di austerità e il carovita, e/o contro misure antidemocratiche, vale a dire contro la regressione sociale e politica organizzata su scala internazionale in seno a un sistema capitalista in crisi, con le classi possidenti determinate a dissanguare i popoli per assicurarsi la tenuta del loro dominio.

Soprattutto in Francia, non si può fare peraltro a meno di notare che la scintilla delle mobilitazioni in Cile e in Libano, tra le altre, è stato l’aumento dei prezzi e delle tasse, il quale ha giocato un ruolo da catalizzatore di una rabbia più profonda, più globale e più antica, allo stesso modo in cui l’aumento dei prezzi del carburante aveva giocato un ruolo centrale nella nascita del movimento dei Gilet Gialli.

Una coincidenza che, evidentemente, non è tale. Le rivolte che si stanno scatenando sotto i nostri occhi in tutto il mondo sono segno che le classi popolari e la gioventù non si rassegnano a essere carne da macello di un sistema sempre più brutale e predatorio che, inoltre, minaccia la sopravvivenza stessa dell’umanità. Si tratta di rivolte a cui dobbiamo offrire tutto il nostro sostegno, tanto più quando facciano fronte a una repressione particolarmente brutale da parte di poteri che, come quello di Macron in Francia, rispondono alle rivendicazioni sociali con il manganello, o anche peggio.

Queste mobilitazioni popolari possono essere tanto un incoraggiamento formidabile alle nostre lotte quanto una fonte di ispirazione, grazie alla determinazione, alla creatività e alle capacità di resistenza di chi manifesta. Di fronte al capitalismo globalizzato e all’internazionale dei carnefici, i popoli in rivolta ci mostrano la via!