La resistibile ascesa di Salvini & Co.

di Franco Turigliatto

Non ci sono dubbi che il governo giallo verde confermi ogni giorno il suo carattere antisociale, antidemocratico ed antioperaio per tutte le misure che già ha realizzato e per quelle che si appresta a fare nelle prossime settimane e mesi. Ed è un governo pessimo per il clima complessivo regressivo che ha saputo creare nel paese trasformando le affermazioni, reazionarie, razziste ed omofobe che sempre sono state espresse dai soggetti più qualunquisti e rancorosi in veri e propri orientamenti politici funzionali a costruire le divisioni delle classi subalterne, l’individualizzazione estrema, la “normalità” dell’oppressioni in funzione degli interessi di vasti settori della classe borghese.

Inoltre, sta introducendo modalità di comportamento politico ed istituzionali (in particolare Salvini, ma non è il solo) che peseranno fortemente sulla vita democratica del paese, su quella che una volta chiamavano, peraltro a ragione, “democrazia borghese”.

In particolare, poi, non si era mai dato che un governo così diviso e quindi palesemente in crisi non sentisse l’obbligo di prendere atto della fine di un percorso e di rassegnare le dimissioni, aprendo la strada alla tradizionale dialettica politica e parlamentare.

Un governo-zombie

Il governo è politicamente morto secondo i vecchi canoni tradizionali, ma non lo è nel nuovo quadro politico e nelle modalità che i due soggetti che lo compongono (volontariamente, Salvini,  pragmaticamente e obtorto collo, Di Maio) stanno introducendo, ma anche perché la borghesia non vede di buon occhio una crisi nella fase cruciale del varo delle legge finanziaria e tanto più il Presidente della repubblica che di questa è il referente istituzionale fondamentale.

L’equivoco interclassista del M5S con la proclamazione di non essere né di destra né di sinistra è finito da tempo davanti alla dura realtà della società di classe e agli interessi che la compongono. La crisi e le elezioni significano la catastrofe per il M5S e in particolare per la carriera del suo attuale leader politico che sarebbe inevitabilmente rimesso in discussione all’interno del suo stesso movimento. Quindi tutto viene fatto per impedire che la crisi si produca; il M5S cerca di puntare i piedi su questo o quel provvedimento estremo, ma difficilmente può resistere alla forza propulsiva e al ricatto del partner nemico anche perché le assonanze ideologiche di destra sono maggiori della necessità tattiche dei pentastellati di “dire qualcosa di sinistra”.

È questa situazione di ricattabilità del M5S che finora ha spinto Salvini ad essere prudente nell’apertura della crisi (oltre naturalmente ai condizionamenti che possono venire dalla borghesia), sapendo che può riuscire in ogni caso ad ottenere quei provvedimenti (cioè i tagli fiscali) che la sua vera base sociale di riferimento (padroncini e padroni) aspetta e che non può contentarsi della guerra ai migranti e alle ONG. Per Salvini può essere utile avere dei soci correi nella realizzazione di una finanziaria che presenta le note difficoltà che più volte abbiamo richiamato, tanto più nel quadro economico che si sta delineando, un rallentamento generale dell’economia capitalista e una economia ormai al palo per quanto riguarda l’Italia, con un Sud in piena deriva come testimonia il rapporto Svimez su cui questo sito tornerà con un articolo specifico.

Meglio, se si riesce, per la Lega portare abbondante fieno in cascina per i suoi già in autunno producendo poi successivamente quella crisi e le elezioni che dovrebbero sancire la sua piena egemonia sia nel paese che sulle altre forze di destra.

Oltre la denuncia, per le resistenze sociali

Il problema per noi, ormai non è solo quello di denunciare (operazione che va fatta ogni giorno) i misfatti del governo giallo verde e la barbarie che avanza essendo consapevoli che siano in una epoca di putrefazione della società (per esprimerci al meglio in termini marxisti assistiamo a una crisi del capitalismo così profonda che sta determinando una crisi di civiltà col suo corredo di mostri), ma cercare di capire come sia possibile cominciare a costruire resistenze sociali più efficaci ed anche convergenti senza farsi prendere dalla demoralizzazione.

Dobbiamo partire dal fatto che non esiste una opposizione politica reale e che quelli che vorrebbero esserlo come il PD di Zingaretti e il suo centro sinistra non lo sono per capacità, ma soprattutto per sostanza. In proposito sono state significative le interviste di La Repubblica a Sala (che si candida come futuro leader alternativo a Salvini) e a Veltroni per individuare i contenuti e i percorsi della costruzione di una alternativa alla Lega e alle altre destre.

Quanto espresso dai due esponenti del centro sinistra non credo abbia potuto spaventare Salvini, vista la loro genericità e indefinitezza e la loro mancanza assoluta di un progetto di movimento di lotta e sociale. I dirigenti del Pd e i loro amici rappresentano infatti quelle forze capitaliste che hanno imposto e gestito le politiche liberiste; essi non possono e tanto meno vogliono andare alla radice e alle cause di fondo che hanno determinato l’ascesa delle destre in Italia e in tanti paesi d’Europa: il capitalismo stesso e le politiche dell’austerità che loro stessi hanno gestito, tanto è vero che continuano a difenderle e a porsi in continuità con esse.

Tutti questi, per altro, affermano con chiarezza che non bisogna rompere coi padroni, che anzi sono gli alleati possibili di quella che loro continuano a chiamare ingannevolmente la “la sinistra”. Non si costruisce un’alternativa a Le Pen con il liberismo di Macron, ossia la peste e il colera per le classi lavoratrici.

Il problema è che l’attuale profonda involuzione politica, sociale ed ideale ha in primo luogo una matrice sociale, individuabile nelle sconfitte e quindi nel degrado del soggetto collettivo che da sempre è il protagonista delle battaglie sociali e democratiche, cioè la classe operaia, i proletari nelle loro diverse articolazioni.

Senza partire dalla rimobilitazione sociale, dalle lotte, per altro difficili, ma non impossibili, senza chiarire che i nostri nemici sono Salvini e il suo governo, ma anche i padroni, è impossibile disporre della benzina propulsiva per costruire una resistenza efficace alle forze della destra. Per altro gli oppositori democratici liberisti temono anch’essi una ripresa sociale e di lotta, ed ancor più la temono i padroni che non sono certo scontenti delle misure dei decreti sicurezza che non solo si accaniscono contro i migranti, ma che danno allo Stato e al governo strumenti sempre più antidemocratici e repressivi per stroncare i conflitti sociali.

Tutti questi elementi chiamano in causa i sindacati che attraverso l’iniziativa rivendicativa ed unificante su scala nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dovrebbero essere gli attori di una ripresa del movimento, mettendo così a nudo le falsità di Salvini e dei suoi soci di governo, producendo una resistenza sociale complessiva e quindi anche sul terreno democratico, modificando i rapporti di forza tra le classi, ricostruendo l’azione collettiva contro l’individualismo mortificante ed aprendo le condizioni per una nuova stagione politica.

Non è questa la scelta per ora delle direzioni sindacali (potrebbero essere forse costrette a cambiare solo in presenza di una fortissima mobilitazione e pressione di massa delle lavoratrici e dei lavoratori), impegnate in un fitto colloquio con i padroni e in convergenze con questi, guarda caso ancora una volta sul tema della riduzione del cuneo fiscale: qualche briciola per i lavoratori, nuovi sgravi fiscali e contributivi per i padroni. E le entrate pubbliche? E i nuovi tagli alla spesa pubblica? Drammatico e quasi surreale questo confronto tra la Flat Tax di Salvini e la riduzione del cuneo fiscale di Confindustria e direzioni sindacali.

La convergenza politica e sociale necessaria 

La forze della sinistra vera, quella che fa riferimento alla classe lavoratrice, invece di piangersi addosso, di denunciare il pericolo, certo reale, delle destre, ma solo per ipotizzare nuove convergenze col PD, deve invece aiutare ogni focolaio di resistenza sociale, ogni lotta operaia,  agendo in modo unitario e favorendo le convergenze e il riconoscimento reciproco dei diversi movimenti.

Il problema di cercare percorsi unitari nell’azione coinvolge anche i sindacati di base e tutte le componenti del sindacalismo di classe, che sono strumenti preziosi, ma che devono essere consapevoli dei gravosi compiti a cui sono chiamati, compresa la capacità di dialogo e di rapporto, non solo di denuncia dei vertici, con i milioni di lavoratrici e lavoratori iscritti alle tre maggiori confederazioni. Dirò di più:esattamente se abbiamo l’obiettivo di sconfiggere la loro subalternità e complicità con il padronato e affermare direzioni alternative, occorre provare a fare politica anche nei confronti di questi apparati e dei gruppi dirigenti burocratici che li guidano.

Alcune iniziative sindacali e di movimento sono già in programma per l’autunno. L’augurio è che abbiano successo e certo le/i nostri militanti vi si impegneranno. Ma sarebbe utile provare ad andare anche oltre.

Non si potrebbe anche arrivare ad una convenzione unitaria, ad una assemblea nazionale che riunisca tutte le forze sociali e politiche che sappia dire con modestia, ma con determinazione: “noi ci impegniamo a costruire insieme mobilitazioni contro il razzismo per i diritti dei migranti, contro le leggi reazionarie sull’ordine pubblico, contro la divisione del paese e dei lavoratori, e l’affossamento definitivo del Mezzogiorno con un tasso spaventoso di emigrazione, contro lacosiddetta autonomia differenziata, per forti aumenti salariali, la riduzione dell’orario a parità di salario  l’abolizione della Fornero, per ricacciare indietro da dove è venuto un personaggio come Pillon e le sue infami misure contro le donne,  per contrastare le grandi opere inutili come la Tav , per la difesa dei territori e per prendere sul serio misure concrete ed unilaterali contro il riscaldamento climatico”?

Sarebbe già un passo in avanti far sapere alle/ai tante/i smarrite/i, che si guardano intorno alla ricerca del che fare che ci sono molte forze attive ed unitarie che provano a dare le prime risposte per contrastare le politiche del capitale e fermare la ancora resistibile ascesa di Salvini.