ELEZIONI REGIONALI IN PIEMONTE: La lista di sinistra che non c’è e la mobilitazione sociale da costruire

di Segreteria  Sinistra Anticapitalista – Torino e Piemonte – aprile 2019

Il tentativo condotto in Piemonte per presentare alle elezioni regionali del prossimo 26 maggio una lista radicale di sinistra, alterativa ai tre blocchi esistenti (centro destra, centro sinistra e Movimento 5 Stelle) non è andato in porto. Due mesi di riunioni e diverse assemblee non sono stati sufficienti a concretizzare il percorso.  Esprimiamo la nostra posizione in merito, tenendo conto delle difficoltà, della posta in gioco in Piemonte, delle diverse scelte tattiche che hanno condizionato il raggiungimento di questo obiettivo, riproponendo, in ultima analisi, la dinamica già verificatasi nelle elezioni in Abruzzo.

L’iniziativa per costruire la lista di sinistra alternativa al PD, alle destre e al M5S è partita dal Partito della Rifondazione Comunista e da Sinistra Anticapitalista a gennaio con la consapevolezza che occorrevano almeno due mesi per raccogliere le firme necessarie a presentare le liste nelle otto province piemontesi. Il compito non era facile perché occorrono circa 13.000 firme, frutto di una legge fortemente antidemocratica che vuole riservare la partecipazione a soli pochi partiti privilegiati. Era stato fatto un accordo politico molto chiaro il cui obiettivo era l’alternatività senza ambiguità a tutti i poli esistenti, compreso il movimento 5 stelle. Partendo da una netta scelta di campo sulla difesa dell’ambientale, contro le grandi opere inutili quali il TAV, al centro vi erano la critica radicale alle politiche neoliberiste, razziste e securitarie, e la battaglia per il lavoro e i diritti, contro le diseguaglianze sociali e di genere. Sembrava che si fosse tutti d’accordo sulla necessità di operare rapidamente dati i tempi stretti. Abbiamo dovuto constatare che non è stato possibile andare avanti in maniera determinata anche perché gli interlocutori incontrati avevano interessi tattici diversi, condizionati da equilibri sia locali che nazionali. Ha pesato anche l’orientamento del PRC di legare il percorso piemontese a quello della costruzione della lista per le elezioni europee, volendo mutuare in Piemonte il simbolo che si sarebbe scelto nazionalmente. Quest’ultimo aspetto ha alimentato false speranze e illusioni di determinare per la lista piemontese una composizione simile a quella che si stava costruendo per le elezioni europee: un’attesa interminabile che ha prodotto il continuo rinvio della formazione della lista e quindi della raccolta delle firme, fino a che si è andati fuori tempo massimo.

Da parte nostra non c’era pregiudiziale verso Sinistra italiana, ma era anche chiaro che il suo gruppo dirigente locale voleva ad ogni costo riconfermare l’alleanza con Chiamparino e che la direzione nazionale non sarebbe intervenuta effettivamente per affermare un’altra posizione. E così è avvenuto.

Eravamo consapevoli della necessità di allargare il fronte coinvolgendo altri interlocutori, anche per superare le evidenti debolezze organizzative, tra cui le nostre, ma crediamo sia stato un errore non dare seguito alle nostre continue sollecitazioni di lavorare da subito al progetto per affermare pubblicamente i suoi contenuti politici e organizzativi. Per questo abbiamo proposto di recuperare, migliorandolo graficamente, il simbolo de “L’altro Piemonte a sinistra, lavoro, diritti, no tav, beni comuni”, presentato alle scorse elezioni regionali. Era fin troppo chiaro che se non si partiva concretamente come Sinistra Anticapitalista e PRC per attrarre poi altre forze si finiva nell’impasse. Il tentativo di realizzare una lista la più larga possibile era legittimo, ma a un certo punto era necessario non indugiare più, altrimenti forze diverse, magari anche avverse al nostro progetto e impegnate a giocare su più tavoli, avrebbero finito per condizionare la sua riuscita.

E’ necessario aggiungere alcune considerazioni politiche più generali e di fondo. Rispetto alle ultime tornate elettorali la situazione sociale è ancora peggiorata, la coscienza delle classi lavoratrici è ai minimi storici e l’ambiente sociale è stato avvelenato dalla propaganda razzista e disumana del governo giallo verde. In questa fase non è concesso farsi illusioni sulla natura delle forze politiche in campo e alimentare la speranza che la situazione nella quale siamo possa essere affrontata solo sul mero piano elettorale. Difficile pensare a grandi exploit elettorali e inversioni di rotta miracolose senza la ripresa della mobilitazione, del protagonismo di classe e senza una strategia che punti alla ricostruzione di un orizzonte politico che pensi e pratichi l’alternativa oltre il momento elettorale. La presentazione della lista alternativa di sinistra alle elezioni regionali in Piemonte non avrebbe certo risolto questo problema, ma avrebbe creato uno spazio politico utile di riferimento nel quale far riconoscere le proposte alternative delle forze di classe impedendo che una presunta sinistra, quella di Chiamparino, avesse campo libero e potesse presentarsi, ed essere presentata dai media, come il campione dell’opposizione alle forze di governo.

Era necessario contrastare, anche sul piano elettorale, il tentativo di Chiamparino di rappresentare il blocco confindustriale cementando contemporaneamente intorno ad esso vasti settori popolari in nome della Tav. Le elezioni regionali in Piemonte intersecano una dimensione nazionale nel momento in cui la Lega punta a sfidare la giunta Chiamparino sul suo stesso terreno, proponendosi forza capace di procedere con le grandi opere, a partire dal Tav, intorno al quale sta ruotando tutta la campagna elettorale ma anche lo scontro tra i diversi poli in campo, ognuno impegnato ad accreditarsi come il miglior gestore degli interessi del padronato.

La scelta compiuta da Sinistra Italiana è stata molto negativa, ma corrisponde alla natura di questa forza politica (nelle ultime tornate elettorali la sua scelta è stata sempre di allearsi con il PD). Purtroppo corrisponde anche ad un sentire presente in settori di elettorato della sinistra, cioè l’illusione che sia possibile condizionare il PD da sinistra. Se ci si lascia attrarre da queste dinamiche e tendenze non sarà mai costruito un progetto alternativo.

Non c’è dubbio che il PRC si sia impegnato  a fondo con noi per cercare di dare gambe a una lista di sinistra radicale e alternativa, ma pensiamo che troppe siano state le incertezze e le illusioni, troppi i condizionamenti nel rapporto con SI e le dipendenze dalle dinamiche nazionali sulle scelte europee; la realizzazione o meno di certi percorsi passa anche per scelte che se non vengono portate fino in fondo rendono vano l’impegno. In questo caso era necessario procedere con determinazione, pur nella consapevolezza che si sarebbe trattato di una lista e di una campagna elettorale tutta giocata sul filo della resistenza.

Il risultato finale è purtroppo negativo: l’assenza di una lista di classe con chiari contenuti antiliberisti e anticapitalisti e la consegna delle ragioni No Tav, nelle elezioni al solo Movimento 5 stelle che circoscritto lo scontro con la Lega, può ancora una volta presentarsi come forza No Tav.)

I nostri impegni di lavoro sul piano politico e sociale

Nei prossimi mesi Sinistra Anticapitalista di Torino sarà partecipe dell’attività che la nostra organizzazione nazionale svilupperà sulle elezioni europee: una indicazione di voto per la lista antiliberista “la Sinistra”, ma conducendo contemporaneamente una campagna politica indipendente per difendere una proposta anticapitalista e internazionalista contro questa Europa e i suoi trattati, per l’unità delle classi lavoratrici, indigene e migranti, nella lotta per la difesa delle loro condizioni di vita e di lavoro e per i diritti democratici e sociali. Per quanto riguarda le elezioni regionali, nessuna lista presente esprime gli interessi e i bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori e dei movimenti ambientalisti e quindi nessuna avrà la nostra indicazione di voto.

Proseguiremo il nostro intervento verso i luoghi di lavoro pubblici e privati, contrastando le leggi che il governo ha in agenda per liquidare quanto resta dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Lavoreremo per sostenere ed organizzare le/i militanti sindacali più combattivi nella contrattazione collettiva per veri aumenti salariali e la riduzione dell’orario a parità di salario, strumenti di contrasto dello sfruttamento.

Saremo presenti con una proposta unitaria e di classe nelle mobilitazioni contro il cambiamento climatico, per cui la nostra piena partecipazione allo sciopero del 24 maggio dei giovani e per la difesa dell’ambiente, a partire dalla lotta contro il Tav; contro il razzismo e il fascismo.

Continueremo a sostenere NonUnaDiMeno e il movimento femminista, per i diritti delle donne, contro la violenza maschile, in difesa della 194, contro tutti i progetti reazionari che vogliono colpire l’autodeterminazione delle donne.

Nel quadro dell’attività verso i giovani, costruiremo la partecipazione al campo internazionale femminista e rivoluzionario della gioventù della Quarta internazionale che si svolgerà in Spagna vicino a Segovia a luglio.

Per riflettere sulle esperienze del Movimento operaio, Sinistra Anticapitalista proseguiamo il ciclo di dibattiti sui due bienni rossi, quello del 1919-20 e quello 1969-70 con le grandi lotte operaie di fabbrica.

Rilanceremo la necessità di un forum politico e sociale nel quale praticare l’unità con tutte quelle forze politiche e sociali disposte a costruire l’opposizione al governo e al padronato nelle prossime scadenze del 25 Aprile e del 1°Maggio.

Lavoriamo perché la lotta di classe delle sfruttate e degli sfruttati contro i padroni riprenda con forza proprio come avvenne nella straordinaria primavera torinese di 50 anni fa.