Cgil, parla Eliana Como: «L’incredibile spaccatura della maggioranza unitaria»

Landini o Colla? «Noi siamo stati alla larga da questa discussione e continueremo a farlo». Eliana Como, portavoce de Il Sindacato è un’altra cosa e presentatrice del documento alternativo, Riconquistiamo tutto, si smarca dalla tenzone che s’è aperta il primo giorno utile dopo la tornata di assemblee congressuali nei luoghi di lavoro.

In una sofferta riunione della segreteria di Corso Italia, Susanna Camusso, firmataria del documento di maggioranza e segretaria uscente, ha rivelato l’esito delle consultazioni da lei stessa condotte. «Era il segreto di Pulcinella, soprattutto dopo Lecce, dove s’è svolta la festa nazionale della Cgil di quest’anno. Ora il problema di questa designazione è la spaccatura del gruppo dirigente e temo che la loro guerra possa stritolare le ragioni che abbiamo provato a far vivere nelle assemblee congressuali». Giusto, come è andato il congresso finora? «Proiezioni impossibili – risponde Como, che è anche componente del direttivo nazionale Cgil – perché la commissione nazionale di garanzia non ha ancora fornito i risultati e non abbiamo accesso ai dati, nemmeno quelli parziali. Però una cosa possiamo anticiparla: si tratta di un dato di disaffezione. C’è stato un calo di partecipazione complessiva. In molte assemblee, a malapena, hanno partecipato solo i candidati. Poi magari la percentuale dei votanti è stata più alta. Alcuni dati sulla partecipazione forse sono gonfiati, comunque appaiono incredibili rispetto al clima sociale. Di fronte a questo tema di disaffezione cosa farà la maggioranza? Sarà in grado di guardarlo in faccia oppure continuerà a fingere?».

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Eliana Como racconta di quattro anni, quelli che la separano dal penultimo congresso, come di un tempo in cui fino ai piani alti di Corso Italia era comunque pacifica l’ammissione di quanto fosse difficile il coinvolgimento della base: «Abbiamo faticato da matti a fare assemblee per la campagna referendaria, per la Carta dei diritti, sulla piattaforma unitaria con Cisl e Uil. E poi per il congresso in sole tre settimane votano 2-3 milioni di lavoratori e lavoratrici? Quello che ho visto, e posso riferirti, è stato ovunque uno scarso entusiasmo sui temi congressuali. Mi sarei stupita del contrario!». Mi stai dicendo – chiede il cronista – che il dato sulla partecipazione dipenderà da quanto saranno gonfiati i dati? «Non voglio fare insinuazioni – risponde la portavoce dell’opposizione in Cgil – la nostra percezione non corrisponde ad alcuni dati e, ripeto, non abbiamo accesso a quelli ufficiali. A livello nazionale se ne prenderà atto oppure si comunicherà un dato du partecipazione paradossale?». Ora l’opposizione diventa quella di Vincenzo Colla, segretario confederale e candidato alternativo ancora ancora in corsa (ufficializzerà al prossimo direttivo nazionale), sostenuto da alcune categorie forti, come pensionati, edili, chimici, tessili e trasporti. «Sì, ma il congresso finora non ha discusso di quello che lo separa da Landini, non abbiamo parlato dell’autonomia possibile della Cgil da M5S o da quello che resta del Pd. Ha vinto un’idea che circolava in Fiom, quella dell’uomo forte al comando, quello che buca il video. Non si sceglie un segretario per il merito delle sue scelte politiche e di quelle che verranno fatte. No, non serve un Messia alla Cgil». Per l’ennesima volta, in questa intervista, Como utilizza il termine “preoccupazione”. Dice che il XVIII congresso era stato spacciato come unitario, con un documento che non sarebbe stato calato dall’alto. «In realtà, quel documento non dice nulla, e per la sua scrittura è stato coinvolto solo l’apparato».

27655403_1668766949811725_4440812626158450574_n«E il vero congresso – continua – comincia ora, a urne ancora aperte visto che nessuno di noi conosce i numeri. Se prima è stato un congresso giocato su due linee, quella di Camusso e quella nostra, ora lo scontro si concentra solo sul duello fra Landini e Colla ma le loro differenze non sono state esplicitate nel dibattito». Como ci scherza su dicendo che i due contendenti sarebbero più distanti tra loro di quanto siano lontane le sue posizioni con quella della segretaria generale uscente. Sottotraccia, iniziano a trapelare le differenze tra un Landini più capace in un eventuale rapporto con i cinque stelle, mentre Colla è l’uomo della cinghia di trasmissione; tra chi ha un’idea di sindacato unitario e chi non sarebbe contrario a un’ipotesi di sindacato unificato, alla diluizione della Cgil nel pentolone con Cisl e Uil. Di converso, mentre Landini «ha firmato il peggior contratto nella storia dei lavoratori dell’industria» – con aumenti vincolati all’inflazione depurata dei costi energetici, cosa che ai metalmeccanici ha fruttato 1,70 euro di aumento, più convenzioni sanitarie e qualche buono benzina – Colla vedrebbe il welfare aziendale come fumo agli occhi».

E voi, che bilancio si può fare sull’esperienza dell’area? «Dallo scorso congresso a ora sono successe molte cose anche tra noi: i portavoce di allora, prima Cremaschi poi Sergio Bellavita, hanno fatto altre scelte. La nostra partecipazione con un documento alternativo era tutt’altro che scontata. Invece abbiamo difeso le regole e siamo riusciti a fare quello che ci eravamo riproposti: parlare con decine di migliaia di lavoratori, lì dove la partecipazione è stata reale, portando loro un punto di vista alternativo. E su questo misuriamo un consenso che va ben oltre la soglia della sopravvivenza o il dato a cui saremo confinati. Anche nei luoghi di lavoro e i territori in cui c’erano i compagni che se ne sono andati, abbiamo tenuto (ad esempio Bologna e Parma), o dove non eravamo o eravamo piccolissimi, come Firenze o Palermo. Insomma registriamo nuovi radicamenti, vedi i dati della Filcams di Torino o della Funzione pubblica a Bologna, e una tenuta anche lì dove la maggioranza ha provato ad “asfaltarci”, dicevano proprio questo». L’esempio che fa Eliana Como è la Fiom territoriale di Bergamo, una realtà che conosce molto bene, dove ci sono fabbriche modello (dal punto di vista della conflittualità, ricordate la vertenza vittoriosa alla Same?). «Bene, in quella provincia abbiamo preso il 30%, coperto 400 assemblee e tutti i seggi in tre settimane. In sostanza, l’area ha funzionato, con un coordinamento reale fra noi, tutti abbiamo lavorato in squadra, con una attivazione incredibile di quadri e militanti. Ho perso quattro chili dall’inizio del congresso e non soltanto io!».

Eliana Como parla a lungo della «palestra politica e sindacale di questa tornata congressuale, anche per i delegati alle prime armi che, a volte, hanno battuto i loro segretari. Ci sono una passione, una speranza e una voglia di cambiare che la maggioranza si sogna». Le ricordo che a volte è stata bollata come una sognatrice, un’Alice nel paese delle meraviglie. E lei in qualche modo se lo rivendica: «Ne sono fiera perché ai lavoratori devi indicare una prospettiva su salari, pensioni, diritti, devi spiegare loro che vengono prima dello spread e dell’Europa. Abbiamo giocato le assemblee con disincanto, abbiamo evitato ogni deriva leaderistica, e torniamo con migliaia di contatti nuovi». E adesso? «Adesso abbiamo una serie di risultati a due cifre (vedi scheda, ndr) in categorie e territori. Lì continueremo a fare opposizione. Il problema è come mantenere visibile il nostro punto di vista specie quando, una gestione padronale, come quella subìta in Fiom prova a farci fuori». Se davvero lo scontro Landini-Colla si giocherà all’ultimo delegato, diventa più comprensibile il divieto posto dalla Fiom nazionale alla partecipazione della portavoce dell’opposizione ai congressi dei metalmeccanici di Piombino e Forlì. In altre categorie, Como ha potuto parlare con piena dignità essendo prima firmataria di un documento congressuale. «E’ un tema di rispetto prima ancora che statutario».

Certo, osserva infine il cronista, la candidatura Landini sarà dipinta sui media mainstream come una svolta a sinistra: «Saranno anni di mistificazioni televisive – conclude Como – saremo il “sindacato degli annunci”. Sarà una fase complicatissima e mi auguro che, chiunque vinca (i margini saranno strettissimi, ndr) non abbia un’idea bonapartista del suo ruolo, la Cgil non dovrà essere una caserma né per noi dell’opposizione nè per il 40% che si schiererà con il candidato perdente».

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Il XVIII Congresso della Cgil si svolgerà a Bari dal 22 al 25 gennaio 2019. Dal 20 giugno al 5 ottobre si sono svolte le assemblee congressuali di base. A seguire e fino al 31 ottobre si terranno i congressi delle categorie territoriali, delle Camere del lavoro territoriali e metropolitane e delle categorie regionali mentre i congressi delle Cgil regionali avranno inizio il 5 novembre e si dovranno concludere entro il 24 dello stesso mese. Dal 26 novembre al 20 dicembre, si svolgeranno i congressi delle categorie nazionali dei lavoratori attivi e quello del sindacato dei pensionati della Cgil, che si terrà dal 9 all’11 gennaio del 2019. Il percorso congressuale si concluderà alla Fiera del Levante.

checchino antonini

 SCHEDA: I NUOVI RADICAMENTI DELL’AREA IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA

Fiom Pisa 30%
Fiom Bergamo 29%
Fiom Parma 28%
FP Bologna 22%
Filcams Torino 25%
Fiom Modena 35%
Filctem Teramo 30%
Fp Lodi 78%
Spi piovese 25%
Flai Modena 28%
Flc Val d’Aosta 33%
Flc Rimini sopra 30%
Flc Frosinone 30%
Fisac Friuli 26%
FP Genova 14%
Fiom Firenze 13%
Flc Torino 11%
Flc Ascoli 28%
Fiom Ascoli 13%
Filctem Rimini 11%
Slc Lodi 19%
Fisac Lodi 10%
Nidil Lodi 18%
Fiom Reggio Calabria 17%
Spi Reggio Calabria 19%
Filt Reggio Calabria 15%
Fiom Napoli 23%
Fiom Trento 10%
Filctem Trento 10%
Flc Milano 18%
(in aggiornamento…)