Contro il governo reazionario, per il protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori

Risoluzione Politica del Coordinamento Nazionale di Sinistra Anticapitalista

Roma 15-16 settembre 2018

1. I profondi processi di riorganizzazione e ristrutturazione del sistema capitalista segnato sempre più da una accesa concorrenza internazionale e dal “caos geopolitico” e l’offensiva a tutto campo delle borghesie che ha distrutto conquiste e diritti delle classi lavoratrici sta determinando in Europa e nel nostro paese una nuova geografia politica con l’affermarsi di forze di destra e di estrema destra il cui segno distintivo è il nazionalismo, la xenofobia, il razzismo, le politiche contro i migranti. Nubi sempre più nere si accumulano in Europa e nel nostro paese. La gravità della situazione deve essere sottolineata ed è necessario aver chiaro che il capitalismo mondializzato conduce una guerra di classe mondializzata e non punta a imporre un compromesso storico che gli sia più favorevole di quello che le borghesie hanno dovuto accettare dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma vuole regnare senza più alcun compromesso con le classi popolari. Prima le forze della sinistra di classe e il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori prenderanno piena consapevolezza di questa situazione e meglio si riuscirà ad organizzare una efficace resistenza alla guerra dei padroni.

2. In Italia le politiche austerità condotte dai governi di centro destra e di centro sinistra, in funzione degli interessi della classe borghese e delle elites finanziarie nel quadro delle istituzioni dell’Unione Europea, hanno infine determinano la vittoria e il governo Lega-M5S.

Questo governo alla vigilia del varo della legge finanziaria conserva ancora un forte appoggio non solo in ampi settori della piccola borghesia, ma anche in settori popolari e di lavoratori; i due partiti che lo compongono sono attenti a proporre, di volta in volta, temi e obiettivi volti a suscitare simpatia in qualche componente popolare, senza per altro avere la possibilità e volontà di darne attuazione.

C’è quindi molta confusione sulla natura di questo governo. Da parte nostra non possiamo che riaffermare la natura borghese e reazionaria del governo attuale perché gli esecutivi non sono mai neutri rappresentando sempre una classe della società e i suoi interessi. Qualche volta esprimono in particolare gli interessi di specifici settori della classe dominante, come è il caso del governo attuale

costituito da due partiti espressione della piccola e media borghesia sia imprenditoriale che commerciale e intellettuale. La Lega per altro ha costruito solidi rapporti anche con la grande borghesia, tramite il governo di alcune grandi regioni del paese.

Assistiamo a un doppio movimento politico ed economico, l’avvicinamento pieno al governo di vari esponenti della grande borghesia e la sua continuità, come era inevitabile, con le politiche economiche liberiste nel quadro delle istituzioni capitaliste europee.

Proprio per questo e per la difficoltà a dare risposte anche solo parziali alle richieste popolari, suscitate dalla loro stessa propaganda, le forze del governo e segnatamente l’uomo forte, Salvini, ma col pieno avallo di Di Maio, si caratterizzano per una ideologia nazionalista e razzista antimigranti , securitaria, reazionaria che sta avvelenando il paese con lo sdoganamento pieno della disumanità e dell’avversione verso i più deboli e i “diversi”.

Non va mai dimenticato ed occorre denunciare che già il governo Gentiloni – Minniti aveva aperto questa “stagione disumana” e che le misure antimigranti che il ministro degli Interni Salvini sta applicando a fondo sono quelle dei decreti del suo predecessore.

Il governo si caratterizza anche per una forte impronta patriarcale. Il Ddl Pillon, in discussione al Senato, in materia di separazione ed affido condiviso dei minori, esprime una cultura reazionaria profonda. Dietro l’apparenza della tutela della famiglia e dell’equilibrio dei ruoli genitoriali in realtà attacca diritti e le libertà delle donne e dei figli, favorisce il potere maschile messo in discussione dalle lotte del movimento delle donne contro il potere e la violenza maschile intra-famigliare. Questo disegno di legge si inserisce in un clima politico di crescita preoccupante degli attacchi agli spazi delle donne e alla legge 194, ai continui tagli alle risorse destinate al welfare che aumenta l’appropriazione del lavoro di cura gratuito che le donne compiono per la riproduzione sociale del sistema capitalistico.

Per questo continueremo a sostenere il movimento Non una di meno che terrà una assemblea nazionale a Roma il 22 settembre sul tema “Gli spazi femministi esistono e resistono” in preparazione di una importante assemblea nazionale del movimento a Bologna il 6 e 7 ottobre prossimi.

Non ci può essere quindi alcuna sottovalutazione delle dinamiche reazionarie e delle spinte antidemocratiche oggi presenti nella società ed attivate dal governo stesso, che rappresentano un gravissimo pericolo. Esse sono per altro espressione di questa fase di crisi del capitalismo, tanto è vero che si manifestano in tutti i paesi d’Europa e sono già state ben presenti in Italia in particolare col tentativo di manipolazione della Costituzione del governo Renzi.

La costruzione di una opposizione sociale e politica complessiva sui diversi terreni “senza se e senza ma” al governo Di Maio Salvini è un compito imprescindibile; non ci può essere da parte delle forze della sinistra autentica una scelta tattica di “incalzare il governo perché mantenga le promesse”; sarebbe una linea tattica fasulla e perdente perché contribuirebbe solo a moltiplicare gli equivoci sulla natura del governo e sarebbe di disarmo ulteriore della coscienza delle lavoratrici e dei lavoratori.

Un’opposizione senza mediazioni e/o furberie è indispensabile anche per contrastare la possibilità che da un’eventuale crisi del governo ne emerga uno ancora più di destra e violento. Sono evidenti le manovre di Salvini per garantirsi la possibilità di una coalizione che metta insieme tutte le forze della destra e dell’estrema destra sotto il suo comando.

3. La mancanza di un forte movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, strumento indispensabile di unità e di lotta di tutti gli sfruttati ed oppressi, autoctoni e migranti, pesa come un macigno in questo snodo cruciale della situazione politica e sociale. La sua ricostruzione è l’obiettivo di fondo di questa nuova fase politica e storica.

Le tre maggiori confederazioni sindacali stanno confermando anche in questo passaggio politico la loro passività e mancanza d’iniziativa, inevitabili conseguenze della loro totale subalternità alle logiche del mercato capitalista e alle scelte del padronato, ricercando continuamento l’alleanza con la stessa Confindustria, chiedendo l’ennesimo incontro al Ministero del lavoro sulle pensioni ma soprattutto senza pensare in alcun modo a mobilitazione dei lavoratori.

E questa anche la logica della CGIL, il cui congresso, invece di essere, per un’organizzazione con la sua storia, tanto più nel quadro sociale e politico prima individuato, strumento per attivare gli iscritti e i militanti, discutendo le forme e gli strumenti per rilanciare un forte movimento dei lavoratori su piattaforme mobilitanti, è condotto all’insegna dello scontro burocratico su chi debba essere il futuro segretario, cercando di impedire con mille artifizi burocratici che si svolga una adeguata discussione nelle assemblee di base dei lavoratori.

Per questo è tanto più importante la battaglia al suo interno dell’opposizione di sinistra che pone al centro della sua proposta l’apertura di una nuova stagione di lotta, il superamento della passività e della delega, la riattivizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori, puntando a raccogliere ed organizzare i settori combattivi che ancora ci sono nelle fabbriche e in molti luoghi di lavoro.

La nostra organizzazione sostiene questa battaglia, come anche tutte le iniziative di resistenza e di mobilitazioni in atto e le difficili iniziative di lotta intraprese dai sindacati di base in questo contesto così impervio per l’insieme della classe lavoratrice.

4. E’ necessaria una valutazione sulla vicenda dell’Ilva di Taranto, le cui implicazioni sociali, politiche ed economiche hanno una valenza nazionale. Nello scontro che ha coinvolto i lavoratori del più grande stabilimento siderurgico di Europa e un intero territorio e città erano in discussione tre elementi di fondo tra loro correlati: la questione strategica della proprietà e della necessità della rinazionalizzazione di una industria fondamentale, la necessità di un grande e complesso piano di risanamento ambientale, che poteva essere attivato seriamente solo dallo Stato, cioè tramite la nazionalizzazione, anche per garantire un reddito a tutti gli addetti nel periodo degli interventi risanatori, infine la garanzia del posto di lavoro e del reddito per tutti i lavoratori interessati. E fin troppo chiaro che c’è stata una sconfitta sul terreno della proprietà che resta privata, nelle mani di una multinazionale che ha ben precisi progetti di redditività e profitti. La sconfitta è evidente anche sul piano della dimensione ambientale: impossibile pensare che la nuova proprietà voglia e sia in grado di attivare gli interventi necessari che sono di enorme portata; non a caso lo sconcerto tra le cittadine e cittadini è grande. Sul piano occupazionale l’accordo siglato dalle 4 organizzazioni sindacali impegnate, è stato giudicato dalla maggioranza dei lavoratori, come valido ed accettabile. E’ un accordo che presenta alcune criticità e soprattutto che richiederà ancora una capacità di attivazione dei lavoratori per fare si che esso garantisca effettivamente a tutti lavoro e reddito.

La chiusura della vertenza dell’Ilva rimanda alla questione propriamente definita ecosocialista e al ruolo della classe lavoratrice; essa dimostra, ora più che mai, la stretta connessione tra i diritti e la salute delle classi lavoratrici, tra la questione sociale e quella ambientale, e più complessivamente tra il modo di produzione attuale e le conseguenze climatiche che si producono. Non può stupire in proposito che il M5S che tanti consensi aveva ricevuto sul territorio di Taranto si sia infine inchinato alla proprietà del capitale facendo rapidamente marcia indietro sia sulla parola d’ordine della “proprietà pubblica” e del “controllo popolare”, sia su quella della chiusura degli impianti inquinanti ai fini di una effettiva riconversione ecosocialista dell’azienda e della città di Taranto.

5. La vergognosa campagna contro i migranti è parte fondamentale dell’offensiva padronale e delle destre razziste per dividere le lavoratrici e i lavoratori. E’ una campagna che apre la strada ai peggiori scenari antidemocratici e a nuove barbarie; contro di essa va costruito un forte ed ampio movimento politico e sociale antirazzista e solidale, democratico.

I lavoratori migranti sono una parte fondamentale del proletariato nel nostro paese, e molti recenti episodi hanno anche dimostrato di essere la parte più combattiva e disponibile alla lotta. La ricostruzione del movimento della classe lavoratrice passa attraverso la piena unità tra i lavoratori autoctoni “italiani” e i lavoratori migranti e l’assunzione dei loro diritti e delle loro rivendicazione immediate; è parte integrante della ricostruzione di un forte ed unitario movimento operaio nel nostro paese. In proposito sono allucinanti e pericolosissime le posizioni nazionaliste e scioviniste di alcuni settori della sinistra in Europa e in Italia che sposano l’ordine del discorso politico imposto dall’estrema destra con l’illusione di recuperare i consensi elettorali di una classe lavoratrice attratta dalle sirene xenofobe. La chiusura delle frontiere e la selettività nell’accoglienza agli immigrati, ritenuti corresponsabili, volenti o nolenti, dell’abbassamento delle condizioni salariali e lavorative, sono parte integrante e prominente di questo orientamento politico. Di converso, un orientamento coerentemente internazionalista, che preveda l’apertura delle frontiere, la libertà di movimento, l’autorganizzazione sociale della componente immigrata della classe, e la generalizzazione dei diritti sociali e civili, non può che produrre un consolidamento dell’unità e della forza dei lavoratori e delle lavoratrici, autoctoni e immigrati, in grado di sfidare concretamente il Capitale.

6. Il movimento dei lavoratori deve essere protagonista sul terreno sociale e rivendicativo, per tornare ad essere anche un attore politico nel paese. La sua ricostruzione ha come base essenziale il rilancio della lotta sindacale, la ricostruzione di un sindacato che la smetta di contrattare con padroni e governi gli arretramenti delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e torni ad essere organizzazione di classe che aiuta tutti i settori dei lavoratori a riconquistare fiducia, dignità, volontà di battersi contro i padroni; bisogna mettere in guardia gli operai dai sindacalisti che vanno in giro a propagandare la rassegnazione in “attesa di tempi migliori”. La ricostruzione di un sindacato combattivo passa attraverso l’individuazione di piattaforme di lotta mobilitanti, di costruzione di vertenze, di assemblee nei luoghi di lavoro capaci di coinvolgere le lavoratrici e i lavoratori. E’ un percorso difficile, richiederà del tempo, ma va perseguito senza esitazione. Al centro degli obiettivi va posta la riconquista di salari e stipendi adeguati, la difesa del posto di lavoro e di condizioni di lavoro decenti, la lotta contro orari, ritmi e carichi di lavoro inaccettabili, la riconquista dei diritti normativi e di tutela a partire dall’articolo 18.

La mobilitazione e una piattaforma efficace sono l’unica strada per sradicare il precariato e difendere l’occupazione. E non si può che partire dalle rivendicazioni semplici: abrogare il Jobs act, abrogare la legge Fornero che impedisce ai giovani di inserirsi nel mondo del lavoro obbligando alla schiavitù i vecchi, reintrodurre l’articolo 18 e infine la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per distribuire il lavoro esistente e garantire la possibilità di occupazione per giovani e meno giovani, in un quadro di un nuovo intervento pubblico per creare posti di lavoro di qualità ed utili.

7. Nei prossimi due mesi al centro dell’attenzione ci sarà il varo della legge di stabilità, espressione delle scelte e economiche e sociali del governo che cercherà di combinare qualche formula ambigua e demagogica con il mantenimento dell’impostazione liberista di fondo delle classi dominanti.

Si tratta di costruire da parte dell’organizzazione, ricercando interlocuzioni e iniziative unitarie una campagna politica per il salario e il reddito combinato alla difesa e alla creazioni dei posti di lavoro, che sappia demistificare le false soluzioni proposte dal governo, spiegare che i soldi ci sono per misure radicali a vantaggio delle classi popolari e che vanno presi là dove sono e sono stati dati dai diversi governi che si sono succeduti e attraverso i meccanismi dello sfruttamento capitalista. In questo quadro sarà affrontato anche il tema delle nazionalizzazioni, non tanto in astratto quanto collegato alle vicende concrete di aziende o settori industriali.

E’ una campagna che congiuntamente alla battaglia nel congresso della CGIL va condotta da tutta l’organizzazione nei luoghi di lavoro, nei territori. La Direzione metterà a punto tutto il materiale di propaganda e di agitazione necessario, compreso un opuscolo sulla questione occupazionale e una serie di volantini tematici correlati alla battaglia sula legge finanziaria. Questa campagna si articolerà anche con una serie di iniziative e di assemblee, la prima delle quali si propone che venga organizzata a Torino, dove tra l’altro la questione del futuro della Fiat si sta riponendo in tutta la sua concretezza.

Cercheremo anche di costruire un’iniziativa a carattere nazionale (tendenzialmente a Milano) che si contrapponga a tutte le forme di nazionalismo che si stanno diffondendo, per proporre una visione della lotta di classe ed un orientamento internazionalista e solidale delle classi lavoratrici, al di sopra delle frontiere e quindi anche il nostro progetto di un’Europa delle classi lavoratrici autoctone e migranti.

Contemporaneamente Sinistra Anticapitalista sostiene e sarà presente in tutte le iniziative di lotta e di sciopero che già sono state proposte ed indette nei prossimi mesi sia quelle sociali e sindacali, sia quelle democratiche, pacifiste ed antirazziste.

Questo è stato anche il nostro impegno all’interno del raggruppamento di Potere al Popolo che abbiamo inteso come elemento propulsore della dinamica unitaria delle lotte, uno strumento per il riconoscimento reciproco dei diversi settori della classe e per cominciare a costruire campagne e battaglie comuni. (in proposito si veda il testo specifico espresso dal Coordinamento).

8. Il raccordo e la convergenza delle battaglie democratiche ed antirazziste e quelle sociali per i diritti e la difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi lavoratrici è l’obbiettivo politico e strategico per cui ci battiamo.

Sul piano propriamente politico va condotta una battaglia su due fronti, contro Scilla e contro Cariddi, da una parte contro l’attuale governo reazionario e nazionalista e le forze politiche che lo sostengono, dall’altra contro la falsa alternativa di un governo “europeista” fasullo, che altro non sarebbe che la riproposizione diretta di un esecutivo delle forze della grande borghesia nazionale ed europea, le cui politiche hanno favorito e generato l’ascesa delle forze dell’estrema destra.

La riorganizzazione del movimento della classe lavoratrice deve costruire un’alternativa anticapitalista a tutti i settori della classe borghese, un progetto alternativo, basato sulla democrazia reale, sulla giustizia sociale, sul rigetto delle regole capitaliste del profitto, un progetto di società socialista, o, per meglio dire, ecosocialista, contro la barbarie del capitalismo. Attraverso la propria mobilitazione le lavoratrici e i lavoratori, tutti gli sfruttati devono costruire le condizioni di un loro governo, il governo della classe lavoratrice capace di rappresentare i loro interessi e bisogni.

9. Le vicende europee sono al centro dello scontro di classe e delle battaglie politiche dei diversi schieramenti politici e dei diversi settori delle classi borghesi. Sono al centro anche della discussione delle forze antiliberiste e anticapitaliste della sinistra. Le elezioni europee del prossimo anno acquistano in questo quadro della lotta delle classi una grande rilevanza politica ed avranno effetti non secondari sul futuro del continente. Su questa materia che a carattere politico e strategico torneremo con una riflessione approfondita anche in relazione alle nostre relazioni internazionali.

Siamo disponibili a partecipare alle diverse forme e momenti di riflessione che si stanno attivando nel campo della sinistra di classe su come affrontare la scadenza del prossimo anno.

Lo faremo a partire dagli assi strategici che più volte abbiamo ribadito:

  • l’opposizione a ogni espressione nazionalista e sciovinista, la denuncia del carattere reazionario di ogni opzione che punti al ripiegamento sullo stato nazionale;
  • l’opposizione alle forze che esprimono gli interessi della grande borghesia economica e finanziaria e la lotta a fondo alle Istituzioni dell UE che ne rappresentano gli interessi e che sono una struttura protostatuale di oppressione delle classi lavoratrici;
  • la critica alle posizione riformiste sulla possibilità di una riforma dall’interno di queste attuali strutture illudendosi o facendo finta di credere che possano essere riformate con qualche misura sociale e democratica;
  • la costruzione dell’internazionalismo, cioè della convergenza nella mobilitazione e nelle lotte al di sopra delle frontiere, nei comuni obbiettivi, delle classe lavoratrici, dell’unità tra i lavoratrici/tori autoctone/i e quelle/i migranti per costruire le condizioni di una reale alternativa all’Europa capitalista dei padroni.

Risoluzione approvata con una astensione.