Lo sciopero europeo contro Ryanair, unità di classe oltre le frontiere!

Introduzione di Chiara Carratù

Il 25 e il 26 luglio i lavoratori e lavoratrici di Ryanair sono stati protagonisti di uno sciopero importante e per certi versi storico, visto che si è trattato di sciopero europeo che ha visto coinvolto contemporaneamente il personale di Belgio, Spagna e Portogallo. Il 25 luglio lo sciopero è stato dichiarato anche in Italia, dove sono stati cancellati 132 voli. A causa delle norme che regolano il diritto di sciopero in Italia, non è stato però possibile estenderlo anche al 26 luglio.

Le rivendicazioni contenute nella piattaforma dello sciopero, nella loro semplicità, sono state molto chiare: fine del lavoro precario e riconoscimento dell’indennità di malattia su tutte. In Europa, Ryanair è il simbolo della destrutturazione del mondo del lavoro, del dumping e dello sfruttamento; i lavoratori e le lavoratrici, infatti, avevano già dato vita nei mesi scorsi ad altre azioni che avevano portato l’azienda a fare delle promesse di miglioramento delle condizioni di lavoro e che oggi vengono giudicate ancora insufficienti. L’azienda è stata anche costretta a riconoscere il sindacato, dopo la lotta portata avanti dai piloti.

La novità di questo sciopero di luglio è nel tentativo che i lavoratori e le lavoratrici stanno facendo per superare le divisioni nazionali sulle quali Ryanair costruisce la sua posizione dominante nella ricerca di un coordinamento a livello europeo. L’assenza di una legislazione europea che tuteli la classe lavoratrice nel suo insieme, è il cavallo di troia che usa l’azienda per dividere i lavoratori dei diversi paesi, sfruttarli maggiormente e tenerli costantemente sotto il ricatto del licenziamento.

Questo sciopero dimostra che il personale che lavora in Ryanair non solo ha capito il trucchetto ma che prova a fare dei passi in avanti che gli permettano di smascherare questo gioco e di riconoscersi come uguali al di là delle condizioni di assunzione che ognuno di loro ha.

Si tratta di un percorso articolato e difficile, che ha visto il coinvolgimento di diversi sindacati ma che indica una strada che, come Sinistra Anticapitalista, indichiamo da tempo: agire affinché il lavoratori e le lavoratrici possano dare vita a percorsi comuni di lotta intorno ad una piattaforma rivendicativa che individui degli obiettivi chiari e condivisibili da tutti e tutte e che, in questo senso, aiutino come primo passo a superare le divisioni che i padroni esercitano sulla classe lavoratrice. Questo sciopero ha un valore positivo anche perché fa il paio con quello indetto dai/lle lavoratori/trici di Amazon lo scorso 17 luglio.

Si tratta di un percorso al quale vogliamo dare visibilità perché mette alla prova sia i sindacati sia le organizzazioni politiche della sinistra che dovrebbero cominciare una riflessione, utile anche qui in Italia, su come aiutare questi percorsi di lotta, su come farne nascere di nuovi e su come far tornare la classe lavoratrice conscia delle proprie possibilità di cambiare lo status quo e quindi capace di tornare protagonista prendendo in mano in prima persona le redini del proprio destino.

Per dare informazione di questa lotta, pubblichiamo di seguito due articoli comparsi sul quotidiano belga “Le Soir” e diffusi dal sito “A l’Encontre”che danno una prima valutazione delle due giornate di sciopero.

25 E 26 LUGLIO 2018: UNO SCIOPERO EUROPEO IN RYANAIR

Intervista a Bruno Frère (sociologo – Università di Liegi) a cura da Corentin de Prima, pubblicata sul quotidiano “Le Soir” il 24 luglio 2018

traduzione di Chiara Carratù

Il 25 e 26 luglio, più di 600 voli della compagnia aerea low cost, con base in Irlanda, Ryanair, sono stati annullati a causa degli scioperi (di questi due giorni) del personale di cabina in almeno tre paesi: Belgio, Spagna e Portogallo. I lavoratori e le lavoratrici italiani hanno aderito il 25 luglio, come indicato dall’avviso di indizione depositato. Ma Ryanair ha disinnescato il movimento aprendo una negoziazione e mettendo in opposizione un sindacato all’altro.

In una lettera ai passeggeri, pubblicata il 13 luglio su “L’Echo”, la Centrale nationale des employés(CNE- Belgio)[1]scriveva queste righe: «noi siamo lì per assicurare la vostra sicurezza e il vostro confort. È per questo che noi abbiamo scelto questo lavoro. Siamo lì per fare in modo che voi possiate usufruire pienamente delle vostre vacanze. Ma in nostro datore di lavoro non ha alcun rispetto per noi … le condizioni imposte spingono molti di noi in una grande precarietà. I nostri salari e i nostri orari non ci permettono di vivere decentemente».

In seguito a diverse mobilitazioni, Ryanair – che è la più grande compagnia europea – è stata costretta a fare un accordo per l’equipaggio di cabina rappresentato da Ver-di[2]. Ryanair ha dovuto fare fronte agli scioperi dei piloti anche in Irlanda. Nei fatti si tratta di una lotta su scala europea. In effetti, la risposta di Ryanair, di fronte a ciascuna mobilitazione, è il trasferimento dei/lle lavoratori/trici da un paese all’altro. E molto spesso Ryanair utilizza “lavoratori distaccati” che non sono sottoposti alla legislazione del paese. Per esempio a Charleroi e Bruxelles, in Belgio, non ci sono quasi belgi nel personale di cabina. Inoltre, l’eterogeneità di stato e il fatto che i/le lavoratori/trici sono “sempre in strada”, con degli orari tipici del “just in time” rendono la sindacalizzazione difficile.

Quindi questi 25 e 26 luglio, si farà uno sciopero europeo contro un padrone europeo che invoca un calo del suo utile netto negli ultimi tre mesi – aprile-maggio-giugno – perché di soli 309,2 milioni di euro. Nel primo trimestre del 2018, Ryanair ha trasportato 37,6 milioni di passeggeri. Questo non ha soltanto un costo ambientale, ma sociale. Il circolo perverso della diffusa stagnazione dei salari (per la maggioranza) e del basso costo si verifica nel trasporto come nel cibo a basso costo, con i suoi effetti sulla salute. Pubblichiamo di seguito un’intervista – curata da Corentin di Prima per “Le Soir”– con Bruno Frère, sociologo specialista dei movimenti sociali e di critica sociale (Università di Liegi). Per B. Frère, Ryanair è il simbolo di queste aziende che cercano di minare il diritto del lavoro con tutti i mezzi. (Redazione A l’Encontre)

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Il conflitto sociale in corso in Ryanair le sembra emblematico dei nuovi movimenti sociali che stanno emergendo?

Dopo gli anni ‘80 e ancora di più dopo il 2000, si assiste ad una corsa veloce, ad una deregolamentazione del lavoro e del capitalismo. Alla testa di questo movimento, si trovano le nuove società di tecnologie dell’informazione, ma ugualmente Ryanair, che prova a fare nel settore del trasporto aereo la stessa cosa di quello che Uber prova a fare nel settore dei servizi automobilistici: cancellare completamente il modello di controllo sociale del capitalismo che ha messo un secolo a costituirsi. Ancora, si assiste ad una grande diversificazione dei profili professionali. In Ryanair, un gran numero di hostess di volo, di steward o di facchini sono assunti sotto profili differenti.

A quale scopo?

In modo che all’interno del lavoro non possa costruirsi nessuna identità e quindi rivendicare una protezione. Uno stagista o un interinale non hanno niente in comune da difendere con un impiegato a tempo indeterminato. Non avendo più interessi in comune da difendere, gli individui non hanno più alcun senso del collettivo. Quello che fanno imprese come Ryanair, è minare il diritto del lavoro così come si è costruito durante un secolo. Essi approfittano di tutte le faglie per permettere la remunerazione massima del capitale.

In questo contesto, uno sciopero transnazionale organizzato in una compagnia come Ryanair, è ancora più forte?

È sicuramente positivo che Ryanair incontri un freno ai suoi piani e che sia ricreato qualcosa di collettivo. È interessante: improvvisamente, categorie estremamente diverse di personale si rendono conto di essere in una situazione di sofferenza, indipendentemente dal loro stato. Il modello Ryanair è talmente violento che in un attimo si ritrova qualcosa di comune. Ma tali movimenti sono molto difficili da coordinare. I sindacati hanno di fronte a loro dei lavoratori che non si riconoscono più tanto in un’identità comune.

Anche i movimenti sociali del diciannovesimo secolo sono emersi perché le condizioni di lavoro erano odiose.

Stiamo assistendo ad una seconda crisi della modernità, dopo quella della metà del XIX secolo. E Ryanair ne è il simbolo. Tutti gli strumenti di regolazione e di protezione sono aggrediti in maniera ultra – violenta. La grande domanda è sapere cosa riuscirà a fare pressione sulle organizzazioni politiche in modo che questa seconda modernità si riorganizzi. Le classi sociali esistono sempre ma in seno alle classi dominate le identità sono esplose.  Quello che oggi è chiamato il “precariato” può essere una nuova classe sociale che costringa la modernità a risolvere questa seconda crisi? È la grande domanda. L’Europa è enormemente in difficoltà a trovare un suo modello democratico. In generale, non sono del tutto ottimista. C’è sicuramente un movimento di resistenza in Europa contro questa completa liberalizzazione dei mercati. Il problema è che è colorato in maniera un po’ brunastra…

Ryanair gioca sulle differenti legislazioni europee. L’Unione Europea è giustamente la grande assente in questo tema.

Un tema come questo mostra bene dove si colloca il problema europeo. L’Unione Europea si è costruita su una liberalizzazione completa dei mercati. Ma essa non ha mai accompagnato questa unificazione del mercato con un credibile programma politico teso ad armonizzare i sistemi fiscali e i diritti del lavoro. Risultato: le società che si sentono costrette dal diritto del lavoro in un paese vanno a cercare in altri, come ad esempio in Irlanda. La tendenza è questa. Dappertutto in Europa, le imprese cercano di installare la loro ragione sociale laddove ci sono minori costi e dove viene loro offerta la possibilità di reclutare il personale meno caro possibile. Questo personale si ritrova sottomesso alle leggi del lavoro del paese dove è ospitata la società e, nel caso dell’Irlanda, per i lavoratori belgi è assolutamente catastrofico.

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«Un importante successo per il primo giorno di sciopero»

Il primo dei due giorni di sciopero in Ryanair – il 25 luglio – è un successo importante, secondo il sindacato cristiano[3]che ha lanciato un appello allo sciopero. Su 11 apparecchi che dovevano lasciare il Brussels Airport con equipaggio belga, solo un aereo è partito da Bruxelles.

«Possiamo parlare di successo significativo», spiega Hans Elsen, segretario del LBC-NVK[4]. «è un giorno di sciopero storico, dozzine di lavoratori hanno scioperato. Migliori condizioni di lavoro, è il messaggio inviato alla direzione. Altre azioni seguiranno.»

Per quel che concerne l’aeroporto Charleroi, sono stati annullati 28 voli in partenza e 28 in arrivo, dunque un totale di 56 voli Ryanair. «A Charleroi è stato annullato il 50% dei voli Ryanair.» (redazione A l’Encontre)

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RYANAIR. «UNO SCIOPERO TRANSNAZIONALE», PRIMO GIORNO

Di Eric Renette e Nicolas Perrin (Articolo pubblicato sul quotidiano belga “Le Soir” il 26 luglio 2018)

traduzione di Chiara Carratù

[…] «Dieci voli su undici annullati a Bruxelles, il 90% del personale in sciopero», afferma Didier Lebbe (CNE). A Charleroi (Belgio), la più grande base della low cost in Belgio, si è oltre il 60%, ha affermato Yves Lambot (del sindacato CNE). Altri voli ci sono stati, quelli che provengono da basi che non sono state interessate dallo sciopero. I pochi voli assicurati dal Belgio sono stati con lo staff Ryanair del Belgio e non scioperante, a quanto pare. La “crew room” (stanza dell’equipaggio) è stata pulita e per una volta che l’equipaggio non era presente là, sono stati messi a disposizione del personale bibite e snacks, hanno riferito alcuni membri che hanno preso questo gesto (con l’intento di una possibile ispezione?) come un’ ulteriore provocazione.

Per i cinque sindacati che hanno lanciato le loro parole d’ordine dello sciopero in quattro paesi europei, in ogni caso, è stato un «successo», una «prima volta storica», il «debutto di un’altra cosa». «Ancora un anno fa non c’era niente, nessuno avrebbe osato farlo »riassume Didier Lebbe.

Sullo slancio, il sindacato dei piloti irlandesi ha annunciato che un quarto sciopero previsto per venerdì 3 agosto andrà ad aggiungersi a questa estate socialmente calda per Ryanair. Per “punirli” (?), la direzione della compagnia irlandese ha annunciato che il prossimo inverno ridurrà il numero dei suoi aerei, dunque dei piloti e del suo personale di cabina, a Dublino. Trecento impiegati in meno da quest’ottobre!

Interpellato dall’ Irish Time, il direttore finanziario della compagnia, Peter Bellew, spiega la decisione «di assegnare più aeromobili ai mercati in cui stiamo conoscendo una forte crescita (come la Polonia), questo comporterà una riduzione degli aerei e una diminuzione di impiegati sui mercati nazionali dove gli affari sono deboli, o dove le prenotazioni sono danneggiate dai continui scioperi dei piloti irlandesi».

Un messaggio inviato dal quartier generale irlandese (laddove la sensibilità si suppone essere più forte), a tutte le basi “refrattarie”.

Nel frattempo, Belgio, Spagna, Italia e Portogallo hanno dimostrato questa volta la loro capacità di persuasione del personale di cabina (più coraggioso dei piloti su questo) e di coordinamento. Giovedì mattina a Charleroi, in una hall di partenze inusualmente calma, Francine, in partenza per la Spagna, pensa che questo sciopero è legittimo: «Hanno ragione. È normale applicare la legislazione di ciascun paese. È fantastico che si siano organizzati così tra tutti i paesi, in Spagna non fanno spesso sciopero, dunque sono contenta per loro. Ma forse avrebbero dovuto denunciare prima le loro condizioni, cosa reclamano.» Francine prende abitualmente l’aereo, questo sciopero non l’ha affatto infastidita. «Quando è annullato , è annullato. Gridare non serve a nulla».

Un salario mensile di 1000 euro, nessuna copertura per le malattie, la paura permanente di essere rimpiazzati (i contratti dipendono dalle società interinali) ecco cosa denunciano i sindacati. Con come conclusione questo slogan “Ryanair deve cambiare musica”[5]. «Le condizioni che abbiamo posto a Ryanair sono state tutte rifiutate, non abbiamo alcuna notizia», afferma Yves Lambot (CNE)

Ryanair assume il ruolo di difensore del “modello costituito” che non vuole cedere niente e assicura, al contrario, che, notoriamente in Belgio, sono i sindacati che non vogliono discutere. Di fronte ai suoi clienti, i passeggeri, di cui non si può dire che la maggioranza abbia schernito lo sciopero o gli scioperanti sulle ragioni sociali, la compagnia assicura che rifiuterà le domande di indennizzo previste a livello europeo, dichiarando che «le azioni di sciopero rilevano delle circostanze eccezionali e che Ryanair non è dunque tenuta a versare delle indennità».

Questo giovedì, secondo giorno di sciopero (tranne che in Italia), Ryanair come i sindacati si aspettano di conoscere lo stesso tipo di giornata e di scenario.

[1]Centrale nationale des employés (CNE), insieme alla CSC (Confédération des syndicats chrétiens) è uno dei più importanti sindacati belga.

[2]Ver.di è un dindacato tedesco con sede a Berlino. Il riconoscimento del ruolo di questo sindacato è avvenuto in maniera ufficiale da parte della stessa Ryanair, come si può vedere da questa comunicazionepresente sul sito ufficiale.

[3]Si tratta della CSC (Confédération des syndicats chrétiens)

[4]LBC-NVK è una delle più grandi federazione sindacali belghe. La sua organizzazione sorella è la CNE (Centrale Nationale des Employés) è il riferimento in Vallonia e a Bruxelles

[5]Lo slogan degli scioperi è “Ryanair on strike. Ryanair must change. Respect us”. Di fronte agli scioperi Ryanair continua sempre a dare le stesse spiegazioni che ormai non convincono più i lavoratori e le lavoratrici.