Israele si festeggia con l’ennesimo massacro di palestinesi

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Ormai non ci sono più parole per descrivere l’orrore della mattanza israeliana contro il popolo palestinese.

Oggi, migliaia e migliaia di palestinesi sono scesi nuovamente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza per opporsi al contemporaneo spostamento dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, così come annunciato sciaguratamente da Trump alcune settimane or sono.

In particolare nella Striscia di Gaza, vera e propria prigione a cielo aperto, un’imponente manifestazione di massa ha provato a valicare i confini con lo Stato di Israele, che non ha esitato un istante a compiere l’ennesimo massacro. La criminale repressione israeliana ha prodotto finora 46 civili morti, 2000 feriti di cui 74 bambini, 23 donne, 8 giornalisti e 11 infermieri, nella complicità e nel silenzio della cosiddetta “comunità internazionale”, la quale è solo una finzione, una cortina fumogena alzata contro i popoli oppressi.

Le odierne manifestazioni di massa in Palestina dimostrano, ancora una volta, che il popolo palestinese non si arrende, non si dà per vinto e continua, con dignità e orgoglio, in circostanze drammatiche e quasi disperate, a lottare e a resistere contro un’oppressione brutale che patisce ormai da settant’anni. Un esempio che non può che suscitare ammirazione e sostegno.

Per parte nostra, dobbiamo continuare la mobilitazione, scendere sin da subito in piazza dopo la bella manifestazione del 12 maggio a Roma, per dare solidarietà al popolo palestinese che resiste. Ma la solidarietà ha bisogno di obiettivi concreti cui ancorarsi, per essere realmente efficace.

Lo Stato di Israele è incistato di militarismo, che ne costituisce la vera e preponderante ossatura ideologica, e capisce meno di altri ogni linguaggio che non sia quello dei rapporti di forza. È per questo che occorre sostenere gli sforzi delle campagne di boicottaggio, sanzioni, disinvestimento, la lotta per la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, e soprattutto, la lotta per imporre allo Stato italiano di rescindere gli accordi di cooperazione militare con la controparte israeliana.

In un contesto di recrudescenza della conflittualità interimperialista e di ridefinizione delle sfere di influenza e supremazia globale e regionale, all’origine del caos geopolitico dei nostri tempi, non è più possibile isolare la “questione palestinese” dal più ampio contesto politico e sociale del Medio Oriente. Un consistente indebolimento di Israele e la possibilità di vittorie significative del popolo palestinese sono direttamente proporzionali alla sconfitta dei regimi arabi, alleati de facto di Israele, da parte di mobilitazioni popolari nei diversi paesi e quindi al rovesciamento dei rapporti di forza complessivi nella regione.

Per questo è necessario ricostruire il movimento contro la guerra su basi di autentica solidarietà internazionalista con la lotta dei popoli e delle classi oppresse in ogni paese. La provvisoria sconfitta delle rivoluzioni arabe nel 2011 non deve lasciarci impreparati. Le profonde contraddizioni politiche e sociali dell’area non sono risolte, nuove rivolte scoppieranno. La prossima volta, non potremo sbagliare bersaglio e dovremo farci trovare al loro fianco, senza se e senza ma.