In evidenza

FRANCIA: VERSO UNA MOBILITAZIONE GENERALE?

di Gippò Mukenti Ngandu

E’ stata massiccia la prima giornata di sciopero dei ferrovieri francesi il 3 e il 4 aprile: in particolare tra i macchinisti vi è stata un’adesione del 77% secondo i dati ufficiali, mentre ha scioperato quasi la totalità dei controllori.  Le adesioni allo sciopero sono state altissime e hanno dimostrato la forte presa di coscienza dei lavoratori che vogliono difendere le loro condizioni di lavoro e che non vogliono assolutamente abbandonare il servizio pubblico alla mera logica del profitto.

Per la Repubblica, orfana di un Macron italiano, l’opinione pubblica francese sarebbe dalla sua parte. La realtà, tuttavia, non sempre coincide coi desideri di chi difende gli interessi delle classi dominanti. Lunedì 9 aprile lo sciopero è stato replicato con adesioni altissime.

Dopo decenni di politiche neoliberiste si apre in Francia la possibilità di porre un freno a queste politiche.  Le lavoratrici e i lavoratori delle ferrovie non sono affatto isolati. Il movimento contro le politiche di Macron sta crescendo. Le lavoratrici e i lavoratori di Air France hanno scioperato per rivendicare un aumento salariale del 6%; gli elettrici e i lavoratori del gas si stanno mobilitando per la difesa del servizio pubblico dell’energia; i netturbini della regione di Parigi e di Marsiglia sono in sciopero per il riconoscimento del loro lavoro come usurante e il diritto alla pensione anticipata; le lavoratrici e i lavoratori della sanità stanno lottando contro la progressiva dismissione del servizio pubblico. La collera cresce anche nel settore privato, come alla Ford a difesa del lavoro contro il progetto di chiusura di questa fabbrica della multinazionale; così come tra le lavoratrici e lavoratori di Carrefour contro i licenziamenti.

Nel frattempo cresce la mobilitazione contro la riforma iperselettiva dell’accesso all’università. Oramai sono una decina delle facoltà in stato di agitazione, da Nantes a Grenobles. A Parigi, inoltre, molte studentesse e molti studenti si sono uniti al corteo dei ferrovieri, tra la Gare de l’Est e la Gare Saint-Lazare.

La risposta di Macron non si è fatta attendere. Anzi, proprio il 9 aprile ha riaperto un nuovo scontro: 2500 gendarmi seguiti da blindati hanno attaccato con gas lacrimogeni il presidio di Zad Notre-Dame-des-Landes, simbolo della vittoria contro il progetto di costruzione dell’inutile aeroporto.

Macron è consapevole di trovarsi di fronte ad una prova di forza molto dura. È conscio di avere come punto di forza la debolezza delle direzioni sindacali uscite da decenni di sconfitte e per questo punta alla loro definitiva marginalizzazione. In questo è facilitato dal rifiuto delle direzioni sindacali legate alla Cftc e alla Cfdt di arrivare allo scontro con l’obiettivo di preservare le loro funzioni concertative. Di fronte alla forza e all’unità delle lavoratrici e dei lavoratori che puntano all’autorganizzazione della lotta, Macron agita il “malessere” dei viaggiatori e dei pendolari tra i quali cresce nel frattempo la consapevolezza dell’importanza della tutela del servizio pubblico.

Il governo francese non può permettersi una sconfitta. Vuole infliggere ai ferrovieri una sonora e completa sconfitta non solo per raggiungere l’obiettivo della privatizzazione della SCNF e distruggere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori delle ferrovie, ma anche e soprattutto per realizzare il progetto di distruzione dell’insieme dei servizi pubblici e accelerare le controriforme liberali.

La posta in gioco diventa la costruzione di una vera e propria mobilitazione generale, l’unica in grado di fermare il governo. Per questo è più che mai fondamentale la costruzione di un movimento largo e unitario capace di collegare l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori che lottano per la difesa del servizio pubblico, così come contro i licenziamenti e la precarietà.

Da questo punto di vista è di particolare interesse il processo che ha visto, su impulso dell’NPA della persona di Olivier Besancenot, la nascita di un collettivo unitario di diverse forze politiche della sinistra radicale e anticapitalista, tra le quali appunto l’NPA, il PCF, il gruppo parlamento di France Insoumise, Alternative Libértaire, Ensemble così come altre realtà organizzate, che invita alla costruzione di collettivi a sostegno delle mobilitazioni. La spinta unitaria, estremamente positiva, è maturata dalla necessità di convergere a sostegno di una concreta mobilitazione di massa dei lavoratori e delle lavoratrici, quindi con la consapevolezza di dover sostenere le resistenze sociali e l’autorganizzazione, nell’ottica della ricostruzione degli strumenti difensivi e offensivi della classe.

Si tratta di un processo unitario che parla anche al movimento delle lavoratrici e dei lavoratori d’Europa così come del nostro paese in cui sono poco presenti momenti di discussione e di mobilitazione comune tra forze sindacali, sociali e politiche che non accettano la situazione esistente.

Nei prossimi giorni seguiremo con attenzione e interesse gli avvenimenti francesi. In particolare assumerà una particolare importanza l’assemblea di sabato 14 ottobre a Roma, organizzata da Sinistra Anticapitalista, con una testimonianza dal vivo delle lotte, quella di Philippe Poutou, operaio alla Ford di Blanquefort e portavoce dell’ NPA, impegnato proprio in questi giorni nell’operazione “barricate” per la difesa della fabbrica e di tutti i posti di lavoro contro l’abbandono della multinazionale con la solidarietà dei postini e degli studenti. Insieme alla solidarietà concreta espressa da delegazioni di ferrovieri alla lotta dei e delle dipendenti Carrefour in sciopero, questi esempi dimostrano che la convergenza delle lotte non è un pio desiderio, ma una spinta necessaria e sentita materialmente dai lavoratori e dalle lavoratrici in lotta per poter vincere contro un avversario che non farà alcuno sconto.