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Risoluzione del Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista del 17 marzo 2018

Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Anticapitalista condivide la dichiarazione della Direzione nazionale sul voto del 4 marzo che sintetizza la drammatica situazione politica e sociale del paese e i reali rapporti di forza tra le classi.

1. Le elezioni ci consegnano infatti la fotografia di un paese profondamente spostato a destra. Non poteva che essere così, dopo anni di pesanti arretramenti della classe lavoratrice, dopo i governi di grande coalizione guidati dal Pd, che non hanno fatto che aggravare le condizioni di vita delle masse popolari, attaccando i diritti, massacrando lo stato sociale. Escono sconfitti i partiti che hanno realizzato le politiche di austerità negli ultimi anni: il Partito Democratico e i suoi satelliti, Liberi e Uguali, i cui principali esponenti hanno sostenuto tutti i governi succedutisi dal 2011 ad oggi, fino a Gentiloni. La prospettiva annunciata da Grasso e soci di ricostruzione del centrosinistra si è rivelata fallimentare. Sconfitta è anche Forza Italia, anche se collocata nella coalizione vincente di centro-destra, ora a guida leghista e con un ruolo rafforzato degli eredi del Msi.

2. Le lotte, che pure si sono prodotte in questi anni contro la riforma Fornero, il Jobs Act e la buona scuola, sono però rimaste il più delle volte limitate nel tempo e separate tra loro. Hanno perso anche per la complicità delle burocrazie della Cgil con i governi del Pd, contro cui si è rinunciato a sviluppare una battaglia conseguente e fino in fondo, quando pure una categoria, quella della scuola, si era mobilitata massicciamente per molti mesi. Sul terreno cruciale della difesa del posto di lavoro si sono lasciati i lavoratori combattere fabbrica per fabbrica, senza costruire nessuna piattaforma comune e tanto meno una complessiva vertenza nazionale. E nel riflusso di quelle lotte e dalla mancanza di quelle che non si sono fatte, si è prodotta una delle peggiori stagioni contrattuali della storia repubblicana. I rinnovi di tutte le categorie sono stati al ribasso, sia in termini economici che di diritti. Il contratto dei metalmeccanici ha trainato questa stagione di saldi della forza-lavoro. L’accordo siglato alla vigilia del 4 marzo tra i vertici delle tre confederazioni sindacali e la Confindustria, allo scopo di preservare il ruolo di apparato e di rappresentanza sindacale e istituzionale dei soggetti che lo hanno firmato, costituisce una vera e propria gabbia per i lavoratori e per le loro possibilità di lotta per difendere salari e condizioni di lavoro.

3. Povertà e disuguaglianza crescenti, precarizzazione delle condizioni di vita, hanno frammentato il tessuto sociale della classe lavoratrice. Nell’impossibilità di vedere un’uscita collettiva da questa situazione, come era prevedibile, sono cresciute nel senso comune le false soluzioni di chi addita il nemico in chi sta ancora peggio di te: l’immigrato, il rifugiato, il più povero e la sinistra che li difende (le associazioni e le Ong). Le stesse politiche istituzionali del ministro Minniti del Pd (e dell’Unione Europea in generale) hanno legittimato il razzismo ormai dilagante. Da una parte settori sempre più consistenti della classe lavoratrice non sono più partecipi né hanno a loro disposizione forme di organizzazione collettiva sindacale, politica o sociale; fatto che rende ognuno/a completamente isolata/o ed indifesa/a sul piano materiale di fronte alle politiche liberiste aggressive, ma anche completamente atomizzata/o e subordinata/o di fronte alle ideologie borghesi e reazionarie attivate e prodotte dalla crisi del capitalismo in questa fase. Da un’altra parte settori di lavoratrici e lavoratori continuano a risultare, a differenza di altri paesi, aderenti ancora a milioni alle confederazioni sindacali, ma la gestione politica delle stesse, la loro subordinazione alle logiche capitaliste, non trasforma in una reale organizzazione questa adesione che viene utilizzata anzi per garantire il controllo e la passività stessa delle masse. Il fallimento politico del progetto della Rifondazione comunista naufragato, diversi anni fa sullo scoglio della collaborazione di classe e di governo e la crisi conseguente e prolungata delle forze della sinistra radicale, moltiplicano ancora le difficoltà dei proletari di avere a disposizione degli strumenti organizzativi non solo per mobilitarsi ed essere soggetto attivo, ma anche solo per capire la realtà sociale in cui agire e i nemici contro cui battersi.

4. La situazione istituzionale che si è determinata sarà di difficile gestione per la stessa borghesia, per la oggettiva complicazione della formazione di un governo in un Parlamento diviso in tre blocchi apparentemente inconciliabili, nessuno dei quali ha i numeri per governare da solo. Tuttavia se si dovesse riuscire a determinare una maggioranza parlamentare, il governo che sarà eletto non solo non sarà in sintonia con le esigenze delle masse popolari impoverite, ma diventerà lo strumento per una ulteriore offensiva economica e sociale e di ristrutturazioni industriali della classe capitalista. Sia nel caso di un governo in cui fosse protagonista la Lega, sia in quello di un governo a guida del Movimento 5 stelle, si profilerebbero riforme fiscali volte a far pagare meno tasse ai più ricchi (con la flat tax del centrodestra ma anche con la semplificazione delle aliquote dei 5 stelle), tagliando ulteriormente lo stato sociale e/o spremendo i lavoratori dipendenti. Sia la Lega che il Movimento 5 Stelle si sono affrettati a presentarsi ai poteri forti e alle istituzioni europee come forze assolutamente compatibili con il mantenimento del quadro degli impegni internazionali dell’Italia. Altro che partiti antisistema!

Infine non possono essere sottovalutati i risultati ottenuti da Casa Pound, a cui si aggiungono quelli di Forza nuova, che superano purtroppo la soglia dell’inesistenza elettorale riuscendo ad ottenere un ruolo politico ed una visibilità nazionale grazie agli avalli delle forze politiche e al ruolo degli apparati statali e di governo. Devono essere sviluppate risposte popolari e di massa che rigettino il progetto barbarico di queste forze, a partire dal prossimo 25 aprile, che oggi più che mai non può essere ridotta ad una data celebrativa di una ricorrenza. L’antifascismo deve diventare un elemento centrale nelle prossime mobilitazioni.

5. La verità è che per ottenere miglioramenti significativi delle condizioni di vita delle masse, ma anche solo per fermare l’ondata di licenziamenti in corso, è necessario che la classe lavoratrice torni protagonista del conflitto sui luoghi di lavoro e nei territori. Il compito che sta davanti è più che mai quello della ricostruzione delle strutture organizzative di base essenziali della classe, in altre termini della dimensione sindacale, quale ne sia la forma. In molti ambiti si tratta di ricostruirli da zero, in altri di rinnovarli in profondità, di renderli indipendenti rispetto alle scelte perdenti degli appartati e capaci di un nuovo protagonismo e di una nuova polarizzazione, che incida sui rapporti di forza complessivi nel paese. Le resistenze sociali, oggi numerose ma isolate e quindi perdenti, devono generalizzarsi, riconoscersi l’una con l’altra e unirsi per fare fronte comune. I diversi settori della classe, italiani e immigrati, giovani e anziani, pubblici e privati, precari e non, uomini e donne, devono saper ritrovare l’unità dei propri interessi di classe e rafforzare reciprocamente le proprie lotte. O si avanza tutti, o indietreggia tutta la classe; bisogna saper difendere quelli che la borghesia osa chiamare “privilegi” di questo o quel settore di lavoratori, che altro non sono che diritti sacrosanti, come elemento essenziale per difendere tutti, cioè per aprire le lotte per riconquistarli nei settori che li hanno persi o che mai li hanno avuti. Rilanciare il sindacalismo conflittuale e di classe, l’unità sindacale tra le/gli sfruttate/i, smetterla con le competizioni tra le sigle del sindacalismo di base e chi costruisce correnti classiste in Cgil, è la precondizione perché delle lotte efficaci possano svilupparsi nel prossimo futuro.

Per questo pensiamo che la prossima battaglia dell’area sindacale di opposizione in Cgil sia centrale, non solo e non tanto per incidere sugli equilibri interni agli organismi dirigenti di quel sindacato, ma come un fatto politico più generale: il tema della costruzione dell’organizzazione di base delle classi lavoratrici, del sindacalismo di classe che deve rivolgersi all’insieme della classe lavoratrice interloquendo anche con i sindacati di base. Le assemblee congressuali che investiranno la maggior parte dei luoghi di lavoro saranno chiamate a discutere su una proposta alternativa di fare sindacato, su una piattaforma di lotta complessiva e unificante, che permetta di cominciare a invertire i pessimi rapporti di forza attuali tra le classi. Le compagne e i compagni di Sinistra Anticapitalista iscritte/i alla Cgil sosterranno questa battaglia.

6. Un esempio virtuoso è la battaglia del movimento femminista degli ultimi anni per un piano contro la violenza maschile sulle donne. Un movimento che ha cominciato a parlare con settori importanti di lavoratrici (e lavoratori) chiamandole allo sciopero l’otto marzo per due anni consecutivi. Ci vuole un nuovo movimento operaio, femminista, antirazzista, antiburocratico, internazionalista. Anche internazionalista, sì perché è necessario costruire solidarietà in primo luogo con le lavoratrici e i lavoratori in Europa che si battono per gli stessi interessi di quelle/i in Italia, contro le politiche neoliberiste e di austerità economica, che vengono dettate a livello continentale dalle istituzioni dell’Unione Europea. Rompere con l’Unione Europea per noi significa questo, rivoltarle contro le lavoratrici e i lavoratori d’Europa, che ricostruiscono dal basso e nelle lotte il senso della loro nuova solidarietà.

7. Negli ultimi tre mesi, sotto la spinta della scadenza elettorale, ma anche delle contraddizioni sociali prima individuate, si è sviluppata l’esperienza di Potere al popolo, una aggregazione che ha saputo unire forze politiche e sociali, soggetti di movimenti sia locali che nazionali e quindi anche vecchi e nuovi militanti per combattere le politiche liberiste, per affermare l’alternatività a tutte le altre forze politiche, compreso il Pd e i suoi satelliti, per avanzare un programma di difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi lavoratrici e di tutte le masse popolari. Il risultato elettorale nelle condizioni date dei rapporti di forza tra le classi e anche dal discredito in cui hanno fatto precipitare tutti coloro che si propongono come sinistra autentica, da parte di coloro come il PD che hanno in realtà gestito e fatto politiche di destra, è stato certamente modesto e ben lontano da alcune illusioni che, sotto l’impatto del lavoro svolto, si erano anche prodotte tra molti dei suoi partecipanti. Alcuni errori o semplicismi nella gestione, ma anche i tempi strettissimi, hanno reso meno performante la campagna elettorale, ma il punto essenziale non è questo, bensì l’averci provato, aver rotto il quadro politico bloccato a sinistra. Se non si fosse prodotta questa esperienza se pure delimitata, l’agire delle forze militanti della sinistra sarebbe ancora più stretto e difficile. Il risultato elettorale insufficiente non significa che questa coalizione abbia fallito il proprio obiettivo, che non era certo solo quello della partecipazione alle elezioni politiche.

8. Sinistra Anticapitalista ritiene l’esperienza di Potere al Popolo sia importante e debba potersi sviluppare al meglio e a questo fine intende lavorare. Deve essere chiaro che il ruolo di Potere al Popolo si misura non solo nella sua espressione organizzativa, ma in primo luogo nella sua capacità di rispondere sul piano politico ai drammatici nodi che la situazione sociale e lo stato della lotta di classe richiede. Solo se saprà operare a questo livello, potrà anche porsi problemi di costruzione organizzativa più alti. Esso deve agire infatti come elemento propulsore della dinamica unitaria delle lotte, uno strumento per il riconoscimento reciproco dei diversi settori della classe e per cominciare a costruire campagne e battaglie comuni. Per questo è necessario lanciare da subito una campagna per la riduzione del tempo di lavoro. Riduzione del tempo di lavoro significa che vogliamo una legge che introduca un limite di 32 ore di lavoro settimanale, senza decurtazione del salario, anzi con l’adeguamento automatico di quest’ultimo al costo della vita. Ma significa anche ripristinare la pensione di vecchiaia a 60 anni e la pensione di anzianità dopo 35 anni di lavoro. E significa sviluppare una campagna per un rinnovato intervento pubblico, perché lo stato intervenga nelle tante vertenze occupazionali, per salvare e/o riconvertire secondo le necessità le tante fabbriche che chiudono, per creare posti di lavoro attraverso un rilancio e una qualificazione dei servizi pubblici.

9. Sono contenuti che abbiamo scritto a chiare lettere nel nostro programma, ma che ancora devono vivere nel dibattito pubblico e soprattutto come elemento rivendicativo che parli alle lavoratrici e lavoratori in condizioni diverse: ai giovani che faticano a trovare un’occupazione decente come a chi vorrebbe andare in pensione dignitosamente dopo una vita di fatica; agli uomini e alle donne che vorrebbero liberare del tempo della loro vita per se stessi e per la cura dei propri affetti e dei propri interessi. Sono contenuti che non contrappongono gli italiani ai migranti, ma gli sfruttati agli sfruttatori. Perché gli enormi incrementi di produttività ottenuti con le innovazioni tecnologiche introdotte nei processi lavorativi, con l’inasprimento dei ritmi di lavoro, sono andati dritti nelle tasche dei padroni! Sono loro che rubano il lavoro, alle/agli italiani come alle/ai migranti! In questo quadro sarebbe giusto riconoscere un salario sociale a chi è in cerca di un lavoro come a chi è studente, non già come un mezzo per liberarsi dal lavoro, come sostenuto utopisticamente da alcune aree della sinistra, né come un misero sussidio che rende ancora più ricattabile il disoccupato, come proposto dal Movimento 5 stelle (ma anche Renzi aveva avviato un “reddito di inclusione” e altri stati in Europa prevedono queste forme di ricatto).

10. Per assolvere a questi compiti Potere al popolo deve raccogliere il meglio di quanto si è espresso in questi primi tre mesi di esistenza, non già chiudendosi e costruendo un ennesimo partito nella galassia della sinistra radicale, ma aprendosi con uno spirito pluralistico alle energie e ai settori che hanno guardato anche con interesse a questa coalizione in campagna elettorale, ma magari scettici sulla decisione di praticare il terreno elettorale, a chi è stato critico della nostra proposta ma è disponibile a costruire insieme conflitto e mobilitazione, a chi ci ha conosciuto troppo tardi per darci il consenso tramite il voto, a chi ancora non ci ha conosciuto di persona nelle assemblee e soprattutto nelle lotte sui territori e sui luoghi di lavoro. Per questo è necessario che Potere al Popolo si proponga apertamente come una coalizione di movimento, politico e sociale, un moderno social forum, riprendendo l’ispirazione originaria del manifesto (“Un movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi.”), consentendo l’adesione delle organizzazioni e degli individui e la più ampia partecipazione ai dibattiti che vanno approfonditi nelle assemblee ed in apposite iniziative di discussione. Significa anche darsi una struttura che sappia valorizzare al massimo gli strumenti di base ma anche delle forme di coordinamento e di modalità democratica che sappiamo veramente gestire e valorizzare la pluralità dei soggetti politici e sociali che compongono questo raggruppamento. I compiti che ci sono posti richiedono un lungo lavoro, uno spirito unitario, una volontà e capacità di discussione e approfondimento sui temi su cui ci sono impostazioni diverse, come è naturale in una fase storica come questa, ma anche una volontà di lavoro comune sui tanti terreni di convergenza che abbiamo individuato nel programma elettorale. E’ questo l’impegno di Sinistra Anticapitalista.

11. Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Anticapitalista ringrazia tutti i nostri circoli, tutti i nostri candidate/i tutte le nostre compagne e compagni che si sono impegnati nella campagna elettorale, in questo lavoro che ha permesso, pur nella difficile condizione data, di ottenere dei risultati politici e organizzativi significativi e utili per il futuro per la nostra organizzazione e per il movimento politico e sociale.

La nascita e la costruzione di un movimento plurale come Potere al Popolo non fa certo venir meno il ruolo politico e strategico di Sinistra Anticapitalista come formazione portatrice di un programma anticapitalista, fortemente segnato da una visione internazionalista, espressa anche dai nostri rapporti internazionali che ci proponiamo di sviluppare ulteriormente.

Svilupperemo quindi insieme sia il lavoro unitario, sia quello volto a rendere più credibile ed efficace l’azione e le proposte che avanziamo. Organizzeremo una iniziativa nazionale nel mese di aprile sulle necessarie convergenze internazionali, in primo luogo in Europa, dei movimenti delle lavoratrici e dei lavoratori. Inviteremo a questa iniziativa delegati e dirigenti sindacali espressione di lotte in corso e il compagno Philippe Poutou, candidato alle ultime presidenziali francesi per NPA e delegato sindacale alla Ford.

L’intervento tra i/le giovani ha già prodotto la formazione di alcuni collettivi giovanili in alcune città e la stabilizzazione di un collettivo nazionale, che ha cominciato ad operare dopo la partecipazione al campo giovanile della Quarta Internazionale lo scorso anno. Invieremo una delegazione al seminario internazionale di Amsterdam per la preparazione del campo internazionale che si terrà il prossimo anno in Danimarca e organizzeremo a giugno un seminario giovanile nazionale.

Il lavoro di formazione e discussione su un programma ecosocialista proseguirà nei prossimi mesi in vista del prossimo congresso nazionale dell’organizzazione, contemporaneamente all’intervento di Sinistra Anticapitalista nelle mobilitazioni in difesa dei territori, dell’ambiente e degli animali, temi sui quali molti dei nostri candidati si sono caratterizzati durante la campagna elettorale.