4 marzo: il voto a Potere al Popolo, utile e necessario

Questa campagna elettorale è stata l’espressione negativa e diretta della società attuale, delle disgregazioni sociali prodotte dalle vittorie del neoliberismo capitalista, del volto inguardabile dei partiti che si candidano a governare e infine del ruolo svolto dai media.

Risalta poi particolarmente l’assenza di dibattito sui temi di genere e sulla condizione della donna unita al dilagare sui social di posizioni pesantemente sessiste e misogine a conferma degli ulteriori processi involutivi della società.

Non che nel paese non operino ancora delle forze progressiste, dei movimenti di resistenza democratici e sociali, delle proposte di giustizia e di solidarietà, dei moti anche importanti di umanità contro le troppe barbarie che avanzano, ma le forze dominanti hanno agito per metterli da canto, impedire che avessero voce forte, che potessero indicare agli strati più ampi della popolazione che c’è qualcuno che si batte contro i venti reazionari del tempo, per una alternativa di società; all’inizio del secolo si sarebbe detto, per un altro mondo possibile.

Ha dominato l’agenda delle destre

Le diverse forze delle destre hanno imposto la loro agenda e i loro contenuti, sui migranti, sull’ordine pubblico, sulle tasse, sulla contrapposizione e divisione dei diversi settori delle classi lavoratrici e popolari. Si sono fatte concorrenza tra di loro su chi avesse il volto più cattivo e proponesse le misure più infami contro i più derelitti della società, in particolare i migranti.

Va denunciato il ruolo giocato dalla Lega di Salvini, davvero nefasto per i messaggi avanzati, per la capacità di parlare a settori popolari, di avvelenare in profondo in senso razzista ed anche fascista la loro coscienza e il loro sentire quotidiano. Ci vorrà del tempo per risanare il cuore e le menti.

Il PD ha avuto difficoltà a vantare i suoi “successi” di governo (che sono soltanto le politiche dell’austerità, la libertà di licenziamento e decine di miliardi di euro in sgravi fiscali e contributivi regalati ai padroni) per mantenere i consensi perduti; ha rincorso la destra su diversi temi con il governo Gentiloni e il suo ministro dell’interno Minniti.

Il M5S, ha messo in luce il suo carattere conservatore attraverso la ricerca dell’investitura delle forze della borghesia, garantendo il rispetto delle inamovibili leggi del fiscal compact e moltiplicando le dichiarazioni e gli atteggiamenti antimigranti per parlare al ventre di settori popolari di destra. E’ probabile che numerosi lavoratori ancora indirizzeranno il loro voto di protesta e di ricerca disperata di una presunta alternativa immediata verso questa formazione. Vedremo quanti.

Liberi e Eguali hanno avuto difficoltà a rendersi credibili come nuova reale forza di sinistra sia perché i suoi principali dirigenti sono stati i gestori delle politiche di austerità, sia perché la politica alternativa di sinistra non è nelle loro corde, a partire dal suo leader, che non ha mai saputo trovare le parole giuste, sia perché ogni sua dichiarazione indicava chiaramente il desiderio di un ritorno al centro sinistra senza Renzi e la propensione al governo, compreso a un governo di coalizione del Presidente della Repubblica.

Allarme siam fascisti

Ma è arrivato il peggio in questa campagna elettorale. Dopo anni di continuo sdoganamento delle forze politiche dell’estrema destra, i fascisti sono stati pienamente legittimati e ne è stata garantita la totale agibilità sia materiale con l’azione del ministro dell’interno che ha represso le manifestazioni antifasciste, sia quella politica attraverso i media e le tante dichiarazioni sulla presunta scomparsa del fascismo e sulla inesistenza del pericolo. I fascisti sono riusciti addirittura a farsi passare come vittime dei cattivi “estremisti”, dopo che nel corso dell’ultimo anno avevano moltiplicato i raid e le azioni squadristiche vere e proprie.

Dobbiamo preoccuparci delle scelte operate da quei giornali della “borghesia democratica”, come La Repubblica, che, se pure in qualche editoriale hanno segnalato il deterioramento e le derive della società, non hanno poi condotto alcuna campagna antifascista, ripiegando nel logoro schema degli opposti estremismi.

E la voce degli intellettuali democratici, che hanno avuto un ruolo importante nella storia del nostro paese? Verrebbe da dire, se non per settori limitatissimi, non pervenuta.

 

La Confindustria festeggia

In questa campagna elettorale qualcuno ha festeggiato. E’ la Confindustria che nella sua assise di Verona il 16 febbraio (7 mila partecipanti), ha potuto vantare una situazione molto positiva per  i suoi associati e la borghesia nel suo insieme: il rilancio della produzione industriale che nell’ultimo anno raggiunge il 7%, una crescita delle esportazioni sugli stessi livelli, la piena conferma che l’Italia è il secondo paese industriale dell’Europa, dietro solo alla Germania, che il 20% delle aziende che è già dentro l’industria 4.0 e che un’altra larga fetta che si sta attrezzando. E i profitti viaggiano a gonfie vele.

Il suo Presidente Boccia ha anche potuto festeggiare “le riforme” dei governi Renzi e Gentiloni, il Jobs Act con la libertà di licenziamento, la Buona scuola con l’alternanza scuola lavoro, gli imponenti sgravi fiscali e ancor più le norme sugli ammortamenti e superammortamenti che hanno portato miliardi di euro nelle casse delle imprese.

Come se non bastasse dopo una trattativa segreta e sottotraccia CGIL, CISL e UIL hanno firmato un accordo con la Confindustria su “Contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva” che riproduce quasi pari pari il testo proposto dall’organizzazione padronale e che altro non è che una camicia di forza per tutte le categorie di lavoratori, cioè per l’insieme della classe operaia.

Le burocrazie sindacali sperano di salvare gli apparati ed il loro ruolo politico ed istituzionale sulla pelle dei lavoratori, facendo questo nuovo enorme regalo ai padroni che renderà difficilissima qualsiasi lotta per difendere le condizioni di lavoro e salariali e non meno difficile la  mobilitazione per fronteggiare le nuove misure di austerità che il governo uscito dalle elezioni, qualsiasi esso sia, rilancerà ben presto.

 

Il sostegno e il voto a chi resiste e si batte

Nella società italiana c’è però la presenza di tante persone, lavoratrici e lavoratori, giovani e meno giovani, donne, precari, militanti dei movimenti sociali ed ambientali che svolgono una azione quotidiana di resistenza alle politiche liberistiche, che si battono per obiettivi e contenuti di giustizia e di diritti democratici e sociali, che non rinunciano a costruire un percorso di mobilitazione contro le politiche dell’austerità, l’involuzione autoritaria, il fascismo, il razzismo e la xenofobia, il sessismo e la misogenia.

Tutte queste forze rappresentano il futuro, sono la base materiale reale e politica che rendono possibile e credibile la costruzione di un’alternativa. E’ da qui che ha potuto esprimersi il movimento che ha portato alla formazione della lista Potere al popolo, con le tante assemblee locali, la convergenza tra giovani e vecchi militanti, quella tra settori sociali e forze politiche che non hanno smarrito la loro collocazione di classe. E’ nato così un programma in 15 punti, che sintetizza le rivendicazioni dei movimenti che  si sono prodotti nel paese in questi anni.

Rivendicazioni che puntano ad eliminare tutte quelle scelte, politiche, economiche, sociali, ambientali, che sono state adottate dal capitalismo neoliberista. E’ un programma antiliberista radicale. Di fronte alle barbarie, al razzismo, al fascismo, di fronte alle scelte economiche che hanno prodotto il degrado della società e l’ingiustizia generalizzata questa lista e questo programma costituiscono un progetto pulito e generoso, una ventata di aria fresca, di speranza e di umanità. Non è il programma di transizione al socialismo, ma la battaglia coerente per questi contenuti rimanda alla lotta necessaria e indispensabile al sistema capitalista; è uno strumento che può permettere un’efficace campagna politica ed essere valido supporto per le mobilitazioni.

Sono le ragioni che devono spingere tutte/i quelle/i che non hanno smarrito la bussola delle giustizia sociale e della democrazia a votare Potere al Popolo. È un messaggio di volontà per cambiare una situazione invivibile, per combattere le destre e i fasciste e tutti i partiti padronali. E’ la possibilità di avere anche una opposizione di sinistra in parlamento che sia  megafono e sostegno, certo parziale, alle lotte di ogni giorno. Ma il voto a Potere al popolo è anche un impegno, la volontà collettiva di lavorare dopo il 4 marzo per costruire le resistenze sociali. Votare Potere al Popolo significa esprimere il sostegno e l’impegno a un progetto di speranza, di azione collettiva, non lasciando da sole/i quelle/i che già si battono favorendo il rilancio di un nuovo protagonismo delle classi lavoratrici quelle indigene e quelli migranti.

Saranno necessarie lotte molto dure. Un successo elettorale favorirà l’unità e la forza di coloro che vorranno costruirle; dal voto delegato si dovrà passare al voto diretto, la lotta sociale di classe. Sul piano sindacale sarà centrale il congresso della CGIL che sta iniziando, in cui l’opposizione interna di sinistra cercherà di orientare il maggior numero di attivisti in una prospettiva di sindacalismo di classe.

Abbiamo sostenuto fin dall’inizio la formazione di Potere al Popolo perché da mesi lavoravamo affinché si producesse il raggruppamento dei militanti e delle forze di classe. Come organizzazione continueremo a lavorare per la convergenza di queste forze, dando continuità alla loro azione e promuovendone l’allargamento nel concreto delle mobilitazioni e dell’unità delle classi lavoratrici in una prospettiva che fa dell’anticapitalismo e dell’internazionalismo un punto di riferimento essenziale.

 

LA DIREZIONE DI SINISTRA ANTICAPITALISTA