Anticapitalistes: commento sulle elezioni in Catalogna

1 L’esecutivo di Rajoy, dopo aver imposto con l’articolo 155 le elezioni, non è in grado di mettere in piedi un governo che faccia i suoi interessi, mentre l’indipendentismo riconferma la sua maggioranza assoluta. Tuttavia, il bilancio generale che dobbiamo fare delle elezioni non è positivo. Le sinistre trasformatrici (Comuns [Catalunya en Comú Podem] e CUP [Candidatura d’Unitat Popular]) hanno subito un arretramento. Ciutadans, che già s’era affermato il 27 settembre 2015 [nelle precedenti elezioni elezioni autonomiche], è cresciuto mettendo a suo profitto il voto antindipendentista ed è ora la forza più votata in Catalogna, in particolare nei quartieri e nelle località dell’area metropolitana barcellonese e del Tarragonese. La sfida al regime non ha avuto l’adesione di nuovi significativi settori sociali. Non vi è stato un cambio nella leadership [del movimento indipendentista] a favore delle sinistre, ma la destra catalanista vi si riconferma e esce [dalle elezioni] come la più votata del blocco indipendentista.

2 Riteniamo che le difficoltà materiali cui si è dovuto far fronte dopo il [referendum del] 1° ottobre avrebbero dovuto implicare da una parte [la ricerca di] un ampliamento delle maggioranze sociali e delle alleanze politiche, dall’altra una svolta strategica che consentisse [di dotarsi di] un piano per sostenere la ruptura [con lo Stato spagnolo]. Il contesto elettorale non ha consentito di farlo e la riconferma della leadership della destra catalanista rende enormemente difficile questa svolta. Tuttavia, l’indipendentismo è oggi una forza che è venuta per restare: dispone di una ampia base [sociale] – anche se non è andata oltre il massimale che aveva già raggiunto – e ha saputo mantenerla unita in un contesto di attacchi e di persecuzione politica da parte del regime.

3 E proprio perché l’indipendentismo è venuto per restare, per Catalunya en Comú Podem [CatCom] è ora necessaria una riflessione circa il ruolo che intende avere nella politica catalana. Riteniamo che lo scenario elettorale imposto, di tipo plebiscitario, fosse complicato per CatCom. Ma il fatto di essersi mantenuta negli ultimi anni in una posizione passiva rispetto al procés [costituente] e di non aver saputo mettere a punto un progetto credibile per la Catalogna di fronte a una maggioranza sostanziale ne ha limitato le potenzialità. Ciononostante, Catalunya en Comú Podem rappresenta settori popolari non necessariamente indipendentisti che sono degli alleati per il rovesciamento del regime, in Catalogna come nel resto dello Stato. La chiave [per riuscire a fare ciò] sta nella sua capacità di elaborare un progetto destituente-costituente che affondi le sue radici nei quartieri popolari catalani.

4 Nonostante vi siano incognite circa la conformazione del [nuovo] Govern [catalano] e su quali debbano essere i passi successivi del procés, sembra evidente che il regime non si accontenterà di questi risultati. Il giorno dopo il 21 dicembre è stato reso pubblico un documento investigativo della Guardia Civil che rivolgeva nuove minacce alle forze politiche e sociali indipendentiste, alle quali va tutta la nostra solidarietà.

5 Il risultato del 21 dicembre rende difficile per le sinistre alternative dei Comuns e della CUP sia incidere nell’orientamento del procés, sia dare impulso a una agenda sociale. Sarà necessario uscire dalla logica: prima l’indipendenza, poi tutto il resto. La rivolta catalana si conclude [per ora] con un arretramento elettorale che impone una riflessione collettiva profonda alle forze del mutamento e della trasformazione sociale, in vista di mettere a punto una strategia delle maggioranze che ponga al proprio centro gli interessi delle classi popolari e l’autorganizzazione. Il 1° ottobre ha aperto un ciclo che non si è concluso con queste elezioni imposte e che richiederà il sostegno organizzato popolare per evitare che la crisi di regime si risolva in una restaurazione.

Traduzione di Cristiano Dan