In evidenza

Per una lista ampia, di classe, con un programma d’alternativa

Risoluzione del Coordinamento Nazionale del 1 dicembre

WhatsApp-Image-2017-11-18-at-12.39.55-e1511012948589

Una lista ampia, unitaria, di classe, per difendere un programma antiliberista e anticapitalista, per una alternativa politica e sociale nel nostro paese

Il Coordinamento Nazionale di Sinistra Anticapitalista, riunito a Chianciano il1 dicembre 2017,

  1. Approva i contenuti della Risoluzione della Direzione nazionale del 20 novembre
  2. Prende atto dell’evoluzione del dibattito politico che si è prodotto nelle ultime settimane tra le forze politiche della sinistra in preparazione delle prossime elezioni politiche e che ha determinato le possibilità della costruzione di una lista alternativa ampia e unitaria, radicale nei suoi contenuti antiliberisti e potenzialmente in parte anche in quelli anticapitalisti.
  3. Giudica in tutta la sua gravità la situazione politica in vista delle prossime elezioni in cui si contenderanno l’egemonia le tre forze principali (coalizione delle destre, M5S e raggruppamento del PD), ognuna delle quali intende farsi carico della gestione degli interessi della borghesia italiana in coerenza con le scelte delle classi capitalistiche europee, delle istituzioni dell’Unione Europea e dei contenuti reazionari delle politiche liberiste.
  4. Valuta soprattutto la gravità della situazione sociale delle classi lavoratrici che da anni sono confrontate a un attacco senza precedenti e a una continua erosione delle conquiste passate, dei loro diritti sul lavoro e sociali, dei livelli e della qualità occupazionale, elementi tutti che producono un forte aumento dello sfruttamento e dell’oppressione. Tutto questo avviene con la complicità delle direzioni sindacali che anche in quest’autunno hanno avallato le politiche del governo Gentiloni o la subalternità di chi si è accontentato, come è il caso della CGIL, di esprimere delle critiche parziali producendo un simulacro di mobilitazione del tutto inadeguata ed inefficace: nessun sciopero e la manifestazione di facciata del 2 dicembre, rivolta più che altro a certificare l’esistenza in vita della Confederazione e del suo apparato; la giornata ha anche la funzione di sostenere indirettamente la nascita del nuovo soggetto politico di centrosinistra promosso da Mdp, Sinistra Italiana e Possibile.

D’altro canto le piattaforme rivendicative di difesa delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori espresse dai sindacati di base e il loro desiderio di costruire le resistenze sociali e sindacali necessarie non hanno ancora avuto modo di tradursi in una coerente azione unitaria capace di sfruttare le potenzialità che si stanno manifestando.

  1. Considera che, anche in questa fase politica che precede le elezioni, al centro dell’attenzione delle forze politiche di sinistra, tanto più della corrente sindacale di classe interne alla CGIL e dei sindacati di base deve rimanere la costruzione dell’unità delle lotte, la battaglia per la difesa dei diritti e dei posti di lavoro, per l’abrogazione della legge Fornero, ecc. in altri termini per lo sviluppo di tutte le resistenze sociali, territoriali ed ambientali, un movimento che faccia vivere sulla scena politica e sociale a livello di massa gli obiettivi, le necessità e le speranze delle classi lavoratrici e popolari. Questi contenuti radicali e di classe devono vivere anche all’interno di una campagna elettorale come strumento per favorire una risposta generale di lotta alle politiche capitalistiche e per far crescere la coscienza tra le masse popolari che ogni veleno xenofobo e razzista, con cui le destre vogliono dividere le classi sfruttate, va respinto e che i veri nemici contro cui combattere sono i padroni e il sistema capitalista.
  2. Ritiene che il progetto di Mdp, Sinistra Italiana e Possibile affermato nell’assemblea del 3 dicembre non abbia queste fondamentali e necessarie caratteristiche politiche, che non sia di classe e tanto meno alternativo al sistema esistente. Esso si caratterizza come una generica opzione vagamente riformista del tutto interna al sistema capitalista, diretta da quelle stesse forze che hanno gestito per lunghi anni le politiche dell’austerità. Oggi i suoi dirigenti respingono con “risolutezza” un’ipotesi di convergenza elettorale col PD, così come La Repubblica quotidianamente propone per “combattere le destre”, per ovvie ragioni di credibilità politica al fine di raccogliere adeguati consensi elettorali a sinistra e negli elettori, prefigurando però contemporaneamente nel prossimo Parlamento, sulla base di nuovi rapporti di forza e possibilmente con Renzi messo da parte, le “alleanze necessarie” con il PD quindi anche eventualmente quelle di governo. Ricercano con la burocrazia dirigente della CGIL la convergenza politica per cementare e dare lustro e credibilità sociale a questa loro “nuova sinistra” in totale continuità con il passato.
  3. Riafferma il giudizio sul progetto e il percorso del Brancaccio: essi erano segnati da contraddizioni profonde tra i generici contenuti antiliberisti e gli orientamenti politici delle diverse forze che avrebbero dovuto farsene carico: impossibile costruire un’unica lista unitaria alla sinistra del PD tra chi si ha condotto in prima persona le politiche dell’austerità sotto diversi ruoli e forme e quelli che hanno provato a combatterle con l’iniziativa e la lotta. E’ evidente che chi ha affossato la sinistra in Italia non possa oggi candidarsi a ricostruirla. Il ruolo e il peso politico del Mdp e di SI non potevano che produrre la deriva del Brancaccio verso il listone unico a gestione bersaniana. Rifondazione che ha creduto di poter gestire il Brancaccio per interposta persona nella speranza di condizionare a sé SI separandola dall’Mdp, ne è finita travolta. Il PRC come in altre occasioni è obbligato a scelte più di “sinistra”, non solo e non tanto per specifica volontà (si è tuttavia sviluppata una significativa dialettica interna), ma per effetto delle scelte di altri e quindi deve farle con improvvisazione e tra molte difficoltà, non avendole progettate e costruite.
  4. In questo difficile quadro considera fatto positivo la tempestiva iniziativa del collettivo “Je so’ pazzo” di fare appello per un’assemblea (svoltasi con successo) che lanciasse la proposta di una lista alternativa e popolare e il conseguente impegno che si è prodotto nei giorni successivi per costruirla e la rottura infine intervenuta da parte di Rifondazione con le forze del “listone”;

afferma la piena volontà di essere partecipe di questo percorso ed invita tutte le sue strutture sul territorio a moltiplicare gli sforzi già realizzati in queste due settimane perché vada a buon fine: c’è la necessità che una lista larga, ampia, con diversi soggetti sociali e politici, con un programma coerente, sia presente nelle prossime elezioni politiche e che le lavoratrici e i lavoratori, i giovani, le donne, gli sfruttati ed oppressi abbiano la possibilità di sostenerla;

confermiamo il nostro impegno per costruire un progetto antagonista e alternativo sul piano sociale e politico ai padroni e alle forze politiche che ne perseguono gli interessi nelle istituzioni in Italia e in Europa.

  1. Ricorda che in questi mesi avevamo lavorato molto, discutendo con i diversi soggetti, perché potesse costruirsi uno schieramento di classe sia nella attività sociale che in quella politica elettorale. Con le compagne e i compagne del Pcl e di Scr avevamo riscontrato, di fronte alle forze e agli orientamenti del Brancaccio, significative convergenze politiche di programma, ma anche divergenze importanti sulla necessità di concepire la lista alternativa in modo aperto sul piano del metodo politico e simbolico. Queste divergenze si sono evidenziate di fronte al rifiuto della nostra proposta di partecipare tutti insieme al nuovo raggruppamento più ampio che si stava delineando al fine di qualificarlo programmaticamente al meglio, cioè di provare a conseguire un progetto forse più difficile, ma anche più ambizioso.

Rinnova a queste due organizzazioni l’invito a lavorare insieme in questa direzione.

  1. Ritiene che la lista delle lavoratrici e dei lavoratori, popolare, ma di classe, che deve essere costruita presupponga la partecipazione di molti soggetti e uno spirito unitario; nessuno può pensare di averne il monopolio e tanto meno di costruire con qualche forzatura la sua egemonia dall’alto pena il suo svilimento e indebolendone l’impatto a livello di massa. Le forze prima richiamate, il PRC e l’ex Opg per evidente ragioni hanno un ruolo centrale, ma la lista deve esser fatta con tutti quelli che vogliono esserci in modo democratico e plurale. E’ una lista in cui chiaramente le forze politiche come noi e il Prc, ma anche il centro sociale di Napoli (è una forza politica a pieno titolo), ed altri soggetti politici e diverse forze sociali devono poterci stare in modo aperto e chiaro, senza mistificazioni o presunti velamenti movimentisti, così come ci devono stare a pieno titolo tutti quei soggetti singoli o collettivi che si vogliano impegnare. La gestione deve essere democratica sia nella discussione delle assemblee cittadine del programma, così come nella individuazione dei coordinamenti cittadini per la gestione della campagna e così deve essere sul piano nazionale con un assemblea che vari il programma alla luce delle discussioni che si sono svolte e di un coordinamento nazionale che sappia farsene carico. E’ questo anche una delle modalità con cui si deve lavorare nello spirito democratico del “potere popolare” e del controllo dal basso.

11 Considera quindi essenziale costruire un programma condiviso e una presenza e gestione elettorale unitaria: il programma deve essere chiaramente definito nei suoi contenuti di unità di classe e generazionale, di unità coi migranti, di unità delle lavoratrici e dei lavoratori al di sopra delle frontiere, ma questo vale anche per il profilo politico della lista, cioè per il messaggio di fondo che vuole mandare alle cittadine e ai cittadini;

sottolinea, facendo riferimento al quadro programmatico che proponiamo ben riassunto nell’articolo pubblicato sul nostro sito, in particolare alcuni obbiettivi e quindi alcuni terreni di lotta che sono centrali in questa fase: contro il Jobs Act e la precarizzazione, per la riduzione del tempo di lavoro a parità di paga, per un sistema pensionistico dignitoso, per i diritti del lavoro, contro le scelte che distruggono i territori, contro la buona scuola renziana e per ingenti investimenti pubblici nell’istruzione, nella sanità e nei servizi sociali, sostenuti dalla tassazione dei patrimoni privati, per nazionalizzare le aziende che chiudono o licenziano, ma anche per la nazionalizzazione delle banche per un sistema creditizio che garantisca i progetti sociali ed occupazionali, per rigettare il ricatto del debito e le false compatibilità dettate dalle istituzioni e dai trattati europei, la fine delle missioni militari dell’Italia e l’uscita dell’Italia dalla Nato e della Nato dall’Italia; infine per ultimo, ma certo non ultimo, contro i decreti Minniti – Orlando per l’accoglienza e la solidarietà con le/i migranti, diritti di cittadinanza e diritti sociali per tutte/i, per affermare che la vita, il lavoro, il futuro della maggioranza della popolazione deve valere di più dei profitti e dei privilegi dei pochi;

si impegna affinché l’organizzazione si presenti con un profilo politico che mette al centro, attraverso le rivendicazioni e gli obbiettivi di lotta, l’unità dei diversi settori delle classi lavoratrici e popolari e l’unità tra le loro diverse generazioni.

Approvato con una astensione

Chianciano 1 dicembre 2017