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Sconvolgimenti sociali, resistenze e alternative

Pubblichiamo il documento sulle resistenze per il dibattito preparatorio del 17° Congresso mondiale della Quarta Internazionale, varato dal Comitato Internazionale.

In Italia questo documento verrà discusso nel corso del seminario annuale di Sinistra Anticapitalista dal 1 al 3 dicembre 2017 a Chianciano.

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Introduzione

Gli ultimi anni sono stati segnati da ondate di mobilitazioni sociali e politiche dagli esiti differenti. Nel Maghreb e nel Medio Oriente le ondate della Primavera araba, senza essersi esaurite, si sono scontrate con la coniugazione di forze reazionarie. In America latina siamo arrivati ad un nuovo ciclo dopo la sconfitta del PSUV alle elezioni venezuelane. In Europa dopo la capitolazione di Tsipras, Syriza non ha mantenuto la direzione della dinamica aperta dalla sua elezione o dal massiccio voto OXI del luglio 2015.

Nel 2008, il fallimento della Lehman’s Brothers ha aperto una crisi finanziaria internazionale che ha provocato numerose crisi a catena, in particolare quella dei debiti sovrani in Europa. Ha dato inizio a nuovi attacchi sociali che si sono aggiunti agli sconvolgimenti profondi provocati dalle riorganizzazioni politiche, economiche e sociali seguite al 1989 e alla nuova fase di globalizzazione capitalistica.

Lo scopo di questo testo è di analizzare sommariamente i cambiamenti sociali in corso in questo contesto e parallelamente di valutare le capacità e le esperienze di lotte delle/gli sfruttate/i e delle/gli oppresse/i così come le evoluzioni dei movimenti sociali, sindacali e politiche di resistenza e di lotta contro gli attacchi capitalisti.

La questione con cui dobbiamo confrontarci è quella della realtà dei rapporti di forza tra le classi a scala internazionale. Questo significa analizzare

  • la realtà sociale della classe operaia e delle altre classi sfruttate che ha conosciuto molte modifiche da una trentina di anni con la mondializzazione e il reinserimento globale della Russia e della Cina in un sistema economico capitalista mondiale.
  • la forza organizzata del movimento operaio e dei movimenti sociali di lotta contro lo sfruttamento e contro le oppressioni nel loro insieme, forza che ha subito molti sconvolgimenti a vari livelli. La scomparsa dell’Urss e la fine della concorrenza egemonica “socialista” Urss/Cina sui movimenti di resistenza all’imperialismo hanno largamente modificato la geografia politica in ciò che chiamavamo “i tre settori della rivoluzione mondiale”. Ma qual è ormai la forza reale di ognuno di questi movimenti di lotta che organizzano le/gli sfruttate/i e le/i oppresse/i in questi differenti settori?
  • i nuovi terreni di radicalizzazione negli ultimi vent’anni, in particolare tra le giovani generazioni. Anche se il movimento altermondialista è più debole che all’inizio di questo secolo, la questione della giustizia sociale, la necessità di combattere il potere delle banche, dei grandi gruppi e delle istituzioni internazionali rimane un potente vettore di radicalizzazione. C’è un legame manifesto tra la giustizia sociale, un lavoro stabile per i lavoratori e le lavoratrici, il diritto dei contadini di lavorare le proprie terre e le questioni ambientali. Si può vedere anche, in particolare per quanto riguarda il cambio climatico e i grandi progetti inutili, la volontà di avere un controllo democratico sulle grandi decisioni e contro il sistema professionale del potere con una massa di politici che sfuggono ad ogni controllo. C’è l’aspirazione libertaria a vivere senza violenza, senza l’imposizione di leggi ingiuste e il risorgimento potente di mobilitazioni femministe e Lgbt*. Lo stesso vale per le lotte contro le discriminazioni e le violenze razziste e per finirla con l’eredità delle società colonialiste e schiaviste. Possiamo vedere in fine il potere dei nuovi mezzi di comunicazione, in particolare delle reti sociali come strumento per organizzare manifestazioni, informazione e mobilitazione in tutte le regioni del mondo.
  • la capacità, aldilà delle esigenze di democrazia e di giustizia sociale, di dare una coerenza politica alla battaglia, a integrarla in una lotta globale contro il sistema, in una situazione in cui non esiste più un “movimento operaio internazionale”. Il rigetto delle conseguenze delle politiche capitalistiche non scatena automaticamente una coscienza anticapitalista. L’identità sociale operaia non crea in quanto tale una identità di classe. Quale capacità c’è di iscrivere queste lotte in un programma politico strategico di radicale rimessa in discussione della società capitalista, delle oppressioni che ha create o ristrutturate? In questo quadro che bilancio dobbiamo trarre del movimento altermondialista e delle differenti reti internazionali che hanno cercato in un settore o nell’altro di coordinare le lotte? In fine qual è la forza e la direzione prese dalle correnti politiche di questi fronti di lotta, che si definiscano democratiche, anticapitaliste o rivoluzionarie a scala nazionale, regionale e internazionale?

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