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Costruire un’internazionale per la rivoluzione ed il comunismo

Pubblichiamo il documento alternativo ai testi approvati dal Comitato Internazionale per il congresso mondiale della Quarta Internazionale, presentato dai compagni

In Italia questo documento verrà discusso nel corso del seminario annuale di Sinistra Anticapitalista dal 1 al 3 dicembre 2017 a Chianciano.

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Cogliere le opportunità, costruire un’internazionale per la rivoluzione ed il comunismo

I – Lo stato attuale della Quarta Internazionale

A) La politica dei “partiti larghi”: un bilancio catastrofico

La direzione della QI ha rimpiazzato l’obiettivo strategico della costruzione di partiti rivoluzionari con quello dei “partiti larghi”. Un secolo dopo la rivoluzione russa, il principio “non c’è rivoluzione senza organizzazione rivoluzionaria” è superato? Noi non lo pensiamo.

La direzione della QI si è esplicitamente data come obiettivo dagli ultimi congressi quello di costruire partiti “larghi”, senza delimitazioni programmatiche e strategiche chiare. Quali sono stati i risultati di questa linea politica?

Nel recente periodo, i fallimenti sono stati brucianti. Nello Stato spagnolo, Anticapitalistas si prepara a formare una maggioranza comune con Pablo Iglesias, adattandosi così ad una direzione burocratica che si prefigge esplicitamente di governare nel quadro delle istituzioni capitaliste. A furia di cercare di guadagnare influenza elettorale o mediatica, si arriva così a sacrificare il nostro obiettivo di rovesciamento del sistema capitalista.

L’esperienza di Syriza, anch’essa un tempo presentata come modello – al punto tale che la sezione greca che ha rifiutato di sostenerla è addirittura stata accusata al Comitato internazionale di essere contorivoluzionaria – ha costituito una catastrofe: quello che era presentato come un partito ed un governo “anti-austerità” si è rivelato come una macchina da guerra contro i lavoratori e contro i popoli.

Syriza sta conducendo da diversi anni una delle peggiori offensive che si siano mai viste da decenni contro la classe operaia e la gioventù.

Ma non sono che gli ultimi due esempi di una serie di catastrofi, di cui nessun bilancio è stato tratto. La lista è lunga: in Brasile con la partecipazione al governo Lula, in Italia dove i compagni avevano sostenuto in parlamento la formazione del governo Prodi e avevano votato il finanziamento delle spese militari, in Portogallo con il recente sostegno al governo del PS… I tratti comuni di questi fallimenti sono l’appoggio a delle forze politiche o dei governi che si posizionano nel quadro della gestione del capitalismo e la dissoluzione delle sezioni della QI.

E’ esattamente la linea della costruzione di “partiti larghi” invece che di partiti rivoluzionari che ha portato alla dissoluzione delle nostre forze in coalizioni riformiste. In effetti, perché costruire una corrente rivoluzionaria se non c’è un programma comunista rivoluzionario da difendere qui ed ora? La situazione attuale è allarmante: noi abbiamo assistito nel corso degli anni alla scomparsa, allo scioglimento o all’adattamento delle sezioni ad un ritmo accelerato. Si arriva porre la questione della nostra capacità di difendere il principio dell’indipendenza di classe, la capacità della nostra classe sociale ad agire indipendentemente dalla borghesia e dal suo Stato, quando viene dato appoggio ad un politico legato ad un partito borghese come Bernie Sanders, o ad una personalità estranea al movimento operaio come Pablo Iglesias. […]

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