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Macron, il grande bluff

ob_d14f24_macron-sorbonne-26sept2017Nell’editoriale de “La Stampa” del 28 settembre, l’economista Mario Deaglio, richiamando le diverse crisi (“le spalle al muro”) del progetto capitalista di unificazione dell’Europa che si sono prodotte nel passato, ma anche la sua capacità di rilanciarsi ogni volta in avanti, si interroga se anche negli odierni difficili frangenti l’Europa potrà “risorgere dalle proprie (supposte) ceneri” come l’Araba Fenice.

In un’enfasi giornalistica del tutto ardita e priva di riscontri individua nel recente discorso europeo del Presidente francese Macron la spinta e i contenuti per realizzare questo miracolo.

Questa volta però non sono le grandi architettura politiche (tanto meno quelle democratiche e sociali) più volte declinate retoricamente, che sono individuate come base di una possibile rinascita, ma un elemento molto più prosaico e concreto, espresso nel titolo dell’editoriale “Una scossa dalla politica industriale”: Per Deaglio “Protagonista della nuova Europa macroniana è l’impresa, non una impresa teorica, ma un insieme di entità molto concrete con tanto di nome e cognome….”. E perché non ci siano dubbi alcuni nomi vengono fatti, quelli che sono sui giornali di questi giorni cioè le fusioni tra Alstom e Siemens e tra Fincantieri –Stx auspicando che presto se ne aggiungano almeno un’altra decina nei settori chiave a partire dalle linee aeree (nella produzione dei vettori con l’Airbus la fusione europea già c’è stata) ma soprattutto dall’industria bellica e dai dispositivi militari della difesa. Certo, ammette l’economista, sarà un’Europa di ex monopoli, ma questo è il futuro armonioso (non si sa come) possibile per il nostro continente.

Visto il contemporaneo incontro tra Gentiloni e Macron per riaffermare la realizzazione del tunnel della Val Susa c’è da pensare che sia anche l’Europa in cui gli stessi ex monopoli, diventati sempre più potenti, realizzano le grandi opere, distruttive per i popoli e l’ambiente, dissipatrici delle risorse pubbliche a favore dei profitti e delle rendite.

Deaglio sa bene che nel processo di unificazione capitalista c’è un nodo mai risolto che ne ostacola permanentemente il percorso, una vera e propria contradizione di fondo: non si è formato un capitale unificato europeo: le fusioni dei capitali sono avvenute seguendo traiettorie internazionali molto diversificate; non esiste dunque per ora un organico capitalismo europeo e quindi una vera e propria borghesia europea integrata, classe dominante unita in grado di condurre fino in fondo (anche attraverso una struttura statale compiuta e non solo mediante quel protostato che è l’UE) la lotta e la concorrenza con gli altri grandi agglomerati capitalisti, gli Stati Uniti, la Cina e le altre potenze emergenti.

Siano dunque benedette le grandi fusioni tra le imprese europee…..

Quando discutono di lavoro, di innovazione, di industria 4.0, come stanno facendo anche in questi giorni a Torino, i potenti europei discutono di come superare questo gap rispetto alle strutture economiche e statali degli USA o della Cina. Ma per essere competitivi i capitalisti europei devono dividere tra di loro ulteriormente le lavoratrici e i lavoratori del continente, devono contrapporle/i ai migranti, devono accrescere ancora la precarietà, la riduzione dei salari, lo sfruttamento, la cancellazione dei diritti del lavoro. Per fare questo mentre parleranno di unità europea, spingeranno i lavoratori a sostenere la propria industria, il proprio padrone contro i lavoratori che stanno da un’altra parte, in altri termini a fomentare lo sciovinismo e il nazionalismo. Nelle diverse capitali di Europa, nei loro summit i padroni, i loro gestori politici, i loro sicofanti economici progettano la loro lotta di classe senza fine contro le classi proletarie. I lavoratori delle aziende interessate alle nuove fusioni in Francia, come Italia e in Germania devono prepararsi a nuove dure lotte di fronte ai processi inevitabili di ristrutturazione delle loro fabbriche e quindi a un’azione unitaria ed internazionalista.

In Francia la scelta di Macron di passare ad una sempre più dura politica liberista, di attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori, ha trovato già delle forti risposte e grandi mobilitazioni da parte dei lavoratori. In Italia l’azione di collaborazione e subalternità totale delle direzioni sindacali alle scelte del governo che si appresta con la finanziaria a una nuova vergognosa operazione di detassazione e decontribuzione delle imprese, ha per ora impedito una risposta da parte del movimento operaio. Ma non è detta l’ultima parola. Le resistenze continuano, alcuni cominciano a capire che la crisi non passerà mai per loro e che occorre reagire; forze politiche e sociali che vogliono favorire ed aiutare questi processi, sono, se pur minoritarie, al lavoro. Sono già state indette delle mobilitazioni e bisogna lavorare perché si estendano, si manifesti un processo unitario sempre più ampio, perché alla torrida estate segua un caldo autunno sociale.

Per capire meglio il progetto di Macron e le sue rodomontonate riprendiamo dal sito dell’NPA francese questo articolo che disvela quali siano i suoi veri obiettivi antioperai e antipolari. [Franco Turigliatto]

 

Macron, il grande bluff

di Galia Trépère

Martedì 26 settembre Macron ha scelto il grande anfiteatro della Sorbona per pronunciare un lungo discorso sull’Europa. Questa iniziativa avveniva a due giorni dalle elezioni tedesche che sono state segnate dall’ennesima manifestazione di crisi dell’Europa, cioè dall’ingresso in parlamento di 90 deputati del partito di estrema destra, AfD, che ha ottenuto circa il 13% dei voti.

La maggior parte dei media, sempre molto compiacenti nei confronti di Macron, hanno salutato il suo progetto ambizioso ad ampio respiro”. Si sono rallegrati dal fatto che Macron abbia invitato la Germania della Merkel “ad avere audacia”. Macron, infatti, ha cercato di posizionarsi come il capofila di un progetto di “rifondazione di un’Europa sovrana, unita e democratica”. E’ stato il modo con cui, di fronte alle difficoltà che incontra in Francia –contestazione sociale, calo di popolarità, fallimento del suo partito nelle elezioni senatoriali – ha tentato di prendere nuovo slancio e di ridare lustro alla sua immagine appannata.

Polvere negli occhi e pii desideri

Ha fatto alcune proposte innovative come l’organizzazione nel 2018 (per 6 mesi) di dibattiti nazionali e locali sulla base di problemi comuni in tutti i paesi dell’Unione a carattere volontario. O anche la creazione di liste transnazionali per l’elezione del Parlamento europeo nel 2019 utilizzando la quota dei deputati britannici che se ne andranno. Ha suggerito anche che siano “rinforzati gli scambi, affinché ciascun giovane europeo possa trascorrere almeno 6 mesi in un altro paese europeo”. Anche se l’obiettivo è di raggiungere il 50% di una classe di età solo nel 2024, non si vede come questo possa essere realizzato….

Macron non fa altro che affermare l’evidenza quando afferma l’impossibilità di risolvere su scala nazionale certi grandi problemi della nostra epoca come il riscaldamento climatico, le migrazioni, la disoccupazione di massa.

Ma al di là delle grandi frasi sulla necessità dell’ “Europa unita”, quello che alla fin fine propone non è altro che “la cooperazione rinforzata” dei paesi che, su una base volontaria, vogliano costruire certi progetti comuni (un’Europa a più velocità con nucleo forte intorno aa alcuni paesi trainanti, ndr).

Macron “deus ex machina” europeo.

Per quanto i suoi progetti ambiziosi nel suo discorso non c’è gran cosa in più di quello che già si conosceva. Una Europa potenza che aumenti le sue capacità militari in uomini e materiali, una Europa Fortezza che rafforzi ancora le sue frontiere per respingere le donne e gli uomini che cercano un riparo dalle carestie e dalle guerre, un’Europa del capitale che armonizzi in ogni paese verso il basso le imposte sulle imprese, avendo come obiettivo di sfruttare al massimo, per il profitto dei grandi gruppi industriali e finanziari, il lavoro della classe lavoratrice e l’utilizzo del denaro pubblico.

 

La posta in gioco che è al centro della zona euro è di capire come noi possiamo far diventare questa zona una potenza economica capace di concorrere con la Cina e gli Stati Uniti” ha, in particolare, dichiarato Macron nel suo discorso, aggiungendo poi: “(….) è per questo che in Francia ci siamo impegnati in riforme inedite, le avevo annunciate, il governo le sta realizzando”. I decreti che danno ogni giorno più libertà ai padroni, l’attacco al sussidio di disoccupazione, alla Previdenza sociale e alle pensioni, ecco i veri progetti di Macron per l’insieme dell’Europa. Un’Europa dove i lavoratori sarebbero i soldati con cui condurre le guerre economiche contro le potenze rivali.

Si l’avvenire è un’Europa senza frontiere, ma sarà quella delle/dei lavoratrici/tori e dei popoli; non certo quella del capitale.