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Catalogna, per la democrazia e il diritto di decidere il Primo Ottobre

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Dichiarazione di elette ed eletti in diverse “regioni” dello Stato Spagnolo

Non possono esistere più dubbi.

Siamo di fronte a una regressione autoritaria che non ha precedenti nel periodo successivo alla Transizione [l’uscita dalla dittatura franchista].

Il governo del PP (Partito popolare), con il sostegno del “nuovo PSOE” di Sánchez [si fa allusione ai discorsi di “sinistra” che hanno permesso a quest’ultimo la rielezione alla direzione del Partito socialista spagnolo) – che ogni giorno dimostra di essere rimasto quello vecchio – e dell’insieme dell’apparato statale, è intervenuto di fatto contro l’autogoverno catalano e applica un stato d’emergenza più o meno coperto. E tutto questo avviene in nome della democrazia.

  • Ciò che sta avvenendo in questi giorni è una chiara manifestazione dei limiti della “democrazia spagnola”. Il carattere vergognoso del regime del 1978 è ora del tutto chiarito. Il diritto all’autodeterminazione dei popoli fa parte dei diritti collettivi più elementari e il suo rifiuto è uno dei limiti più visibili del quadro istituzionale nato dalla Transizione. L’atteggiamento dello Stato spagnolo è in totale contrasto con quanto è accaduto in Canada e in Gran Bretagna nei referendum dell’indipendenza del Quebec e della Scozia. Non è un caso che anche la stampa internazionale cominci a mettere in discussione i metodi del governo spagnolo, imbarazzata per lo “stile Erdogan” praticato da Rajoy.
  • Ancora una volta, bisogna ricordare quello che è stato necessario per arrivare fin là. È la constatazione dell’impossibilità di migliorare l’autogoverno della Catalogna dopo il blocco della riforma dell’Estatut de Catalunya del 2010 che ha stimolato la crescita del movimento per l’indipendenza. Ed è il rifiuto sistematico del governo spagnolo di accettare di negoziare l’organizzazione di un referendum sull’indipendenza che ha costretto la Generalitat de Catalunya ad organizzarlo unilateralmente.
  • La democrazia non è sinonimo di legge. Quando quest’ultima è ingiusta, la disobbedienza è un diritto, o addirittura un dovere. Il mandato popolare in Catalogna per svolgere un referendum si è espresso nelle istituzioni e nelle piazze in numerose occasioni negli ultimi anni, anche se la Corte Costituzionale e il governo spagnolo lo hanno proibito. La disobbedienza civile ed istituzionale è uno strumento legittimo ed indispensabile per conquistare i diritti sociali, politici, economici e culturali, come ci insegna la storia delle lotte popolari, femministe e della classe lavoratrice.
  • Coloro che rifiutano lo svolgersi di un referendum in Catalogna sono gli stessi che hanno approvato la riforma nel 2011dell’articolo 135 della Costituzione che obbliga a rimborsare il debito pubblico invece di soddisfare i bisogni sociali di base, quali l’educazione o la salute pubblica.
  • Questi sono gli stessi che hanno favorito il salvataggio del sistema bancario con i soldi di tutti [più di 40 miliardi di euro sono stati “persi” secondo recenti dichiarazioni ufficiali]. Sono gli stessi che hanno eseguito senza fiatare gli obiettivi dei diktats dell’Unione Europea (UE). Sono gli stessi che hanno operato i tagli dei bilanci dei servizi pubblici e calpestano i diritti sociali dei lavoratori in tutto lo Stato spagnolo. Sono gli stessi che fanno affari e vendono armi a dittature atroci come quella dell’Arabia Saudita. Questi sono gli stessi che … l’elenco è infinito.
  • Gli eventi dimostrano che il referendum del primo ottobre non riguarda solo un diritto del popolo catalano che deve essere difeso. Riguarda anche la democrazia e le libertà in tutto lo Stato spagnolo. Il 1 ° ottobre è in gioco non solo il legittimo diritto all’autodeterminazione del popolo catalano. E’ in gioco il futuro del regime del 1978. L’ interrogativo che dobbiamo porci è molto chiaro: vogliamo che 1° ottobre esca un Rajoy indebolito o rafforzato? Un Rajoy sconfitto o un Rajoy trionfante? Se il PP e l’intero apparato statale verranno sconfitti, si aprirà un percorso di cambiamento più favorevole per le forze popolari in tutto lo Stato. Se il PP prevarrà, sarà rinforzato e il blocco reazionario che dirige avrà più forza ancora per resistere.
  • Non dobbiamo ingannarci. Se rimangono impuniti o senza risposta le misure repressive che vediamo oggi in Catalogna si diffonderanno primo o poi in tutto lo Stato, ogni volta che le autorità pubbliche ne avranno bisogno. La violazione dei diritti e delle libertà messi in opera oggi per impedire il referendum sarà riproposta domani in qualsiasi altra ragione.
  • Unidos Podemos ha fatto un atto importante nell’includere nel suo programma la difesa di un referendum negoziato, così come nell’averlo difeso in modo conseguente. La ferma denuncia della violazione dei diritti democratici operata dal PP e dall’apparato statale in Catalogna è egualmente positiva. E così anche riconoscere che il 1 ottobre è un atto legittimo.
  • Occorre tuttavia andare oltre ed impegnarsi perché il popolo di Catalogna possa votare liberamente il 1 ottobre in un referemdum vincolante il cui solo svolgimento già costituirebbe una vittoria per tutte e tutti. Infatti una sconfitta delle forze del regime il 1° ottobre sarebbe un buon punto di partenza per riprendere quello che dovrebbe essere un elemento strategico dell’insieme del blocco che lavora per il cambiamento: l’apertura di un processo costituente che permetta di voltare la pagina di un regime vetusto.
  • Oggi è l’ora di unire lo spirito democratico e ribelle del 15M (ci si riferisce al movimento degli “indignati”) con le aspirazioni democratiche del desiderio di sovranità catalana (che si condivida o no questi obiettivi) in un fronte comune favorevole a una reale democrazia. La lotta della Catalogna è anche quella dell’insieme delle cittadine e cittadini dello Stato Spagnolo. E’ una questione di solidarietà e di fratellanza, ma anche una battaglia in cui si gioca il futuro di tutte e tutti. Se Rajoy, il PSOE e l’insieme dell’apparato dello Stato perdono questa lotta, ci saranno migliori condizioni per affrontare un potere politico e finanziario che sacrifica la democrazia e i diritti della maggioranza sull’altare dei loro affari privati.
  • DCnMci8W0AA-dEq

Firmatari

Miguel Urbán, deputato europeo di Podemos

Teresa Rodríguez, portavoce del gruppo parlamentare di Podemos Andalusia

Neskutz Rodríguez, portavoce di Podemos alla Junta de Bizkaia [Paesi Baschi]

Josean Elguezabal, membro della Junta de Bizkaia

Paula Quinteiro, MP En Marea [Galizia]

Isabel Serra, deputata di Podemos nell’Assemblea della Comunità Autonoma di Madrid

Carmen San José, deputata di Podemos nell’Assemblea della Comunità Autonoma di Madrid

Raúl Camargo, deputato di Podemos nell’Assemblea della Comunità Autonoma di Madrid

Jesús Romero, deputato di Podemos alla Giunta dell’Andalusia

Mari García deputato di Podemos, Andalusia Junta

David Llorente, deputato diPodemos di Castilla-La Mancha

Joan Giner, MP per CQSP [Catalunya Sí es es Pot] nel Parlamento de Catalunya

Sonia Farré, deputata del Parlamento per En Comú Podem nel Congresso (legislativo spagnolo)