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Mozione politica del Coordinamento nazionale di Sinistra Anticapitalista

1. Il Coordinamento Nazionale assume il testo della Direzione nazionale “No bombe, massacri, attentati. No alla barbarie senza fine” sulla situazione in Medio Oriente.

I bombardamenti di Assad su Idlib e degli USA in Siria della notte tra il 6 e il 7 aprile hanno riportato l’attenzione sulla tragica situazione vissuta dal popolo siriano, vittima di un dittatura sanguinaria che non ha esitato dopo il 2011 a scagliarsi violentemente e con la complicità della Russia di Putin sul suo stesso popolo, delle scorrerie dello Stato Islamico e dei bombardamenti – formalmente presentati in funzione anti ISIS – della coalizione internazionale guidata dagli USA. Gli Usa di Trump riconfermano così, in piena continuità con tutte le amministrazioni precedenti, di voler essere il gendarme del mondo per garantire i loro interessi imperialisti nei diversi scacchieri internazionali.

Nel sottolineare ancora una volta la nostra condanna delle forze oscurantiste dell’ISIS e delle monarchie reazionarie del Golfo che in diversi modi le sostengono, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo siriano e ribadiamo la nostra condanna del regime di Assad, degli Stati imperialisti e delle potenze regionali che stanno intervenendo nella regione, portando morte, fomentando così l’estremismo islamico e proseguendo nella folle corsa nell’estensione della guerra.

I bombardamenti, i massacri, gli attentati e i crimini degli uni vengono utilizzati per giustificare quelli degli altri; la barbarie degli uni serve a nascondere quella degli altri in una spirale senza fine, in cui a pagare un prezzo spaventoso sono le classi popolari di tutti quei martoriati paesi.

L’unica soluzione possibile alla crisi sta nelle mani del popolo siriano e tutti gli altri popoli; solo questi possono liberarsi dalle diverse dittature che li opprimono, imporre la fine dei conflitti, decidere del loro avvenire, garantendo a tutti i popoli, a partire da quello curdo, il diritto all’autodeterminazione, costruendo delle società che rispondano ai loro bisogni democratici e sociali.

Serve una mobilitazione internazionale per dire no a questa escalation di guerra, per organizzare l’aiuto umanitario alle popolazioni colpite, per garantire l’accoglienza dei rifugiati. Nel denunciare il governo italiano che ancora una volta si è allineato alle scelte di guerra del governo USA, proponiamo in Italia a tutte le forze della sinistra politica e sociale, ai collettivi, al sindacalismo di classe, di costruire una mobilitazione in tal senso, in forme e modalità da stabilire comunemente, che si intrecci positivamente con la lotta al decreto Minniti-Orlando, per veri corridori umanitari, per l’apertura delle frontiere e per la piena accoglienza a profughi e rifugiati.

Seguiremo e parteciperemo alle mobilitazioni previste contro il G7 nel prossimo mese di maggio.

2. Il risultato referendario del 4 dicembre è stata un’importante vittoria politica democratica che ha impedito a Renzi e alla borghesia di consolidare appieno sul terreno istituzionale l’offensiva reazionaria liberista contro il movimento dei lavoratori e le classi popolari. Non essendoci però nessuna forza sia sindacale che politica che potesse o volesse tradurre nell’immediato quel successo in uno sviluppo del movimento di resistenza e di massa ed eventualmente in uno sbocco politico, i rapporti di forza sociali tra le classi sono rimasti decisamente sfavorevoli per la classe operaria e per le forze della sinistra. La situazione italiana è al momento caratterizzata da una forbice tra la perdita di credibilità dei gruppi politici che hanno diretto il paese e applicato le politiche dell’austerità e la persistente inadeguatezza del movimento operaio e sindacale.

3. Infatti la classe lavoratrice continua a subire i colpi dell’avversario di classe e il degrado dei rapporti di forza sui luoghi di lavoro, ulteriormente peggiorati con la firma dei contratti di restituzione, senza riuscire a rilanciare una resistenza e un movimento complessivo. Le organizzazioni sindacali e segnatamente la CGIL anche in questi mesi non hanno voluto utilizzare le possibilità e potenzialità che numerose lotte di resistenza ancora esprimono e in particolare la giornata dell’8 marzo che ha visto su scala nazionale e internazionale l’ulteriore sviluppo di un movimento delle donne ampio e radicale.

4. Questa situazione ha permesso alla borghesia di mantenere il controllo della situazione politica ed economica con il governo Gentiloni, che ha continuato indisturbato le scelte del vecchio governo, anzi approfondendone e peggiorandone ancora i contenuti reazionari. Si vedano i decreti sulla buona scuola, i rinnovati e rafforzati impegni militari imperialisti dell’Italia, il saccheggio del territorio con la legge sui parchi, la vergognosa ed ipocrita politica contro i migranti e quella infame del decreto Minniti Orlando che sempre più sposano le proposte della Lega e della destra estrema. Sullo sfondo opera il tentativo di Renzi di riciclarsi dopo la sconfitta subita e di poter tornare pienamente in campo come principale attore della gestione delle politiche della borghesia. La crisi del PD con la rottura operata da D’Alema e Bersani non ha in alcun modo alterato la stabilità governativa poiché la nuova formazione sostiene completamente l’operato del governo Gentiloni.

5. La crisi politica, che è anche parzialmente la crisi di direzione della borghesia (ha difficoltà a realizzare un governo capace di una maggiore egemonia sulla società) e la crisi della stessa UE con le sue tendenze centrifughe producono però una fase convulsa di dibattito e scontro politico in preparazione delle prossime elezioni generali (le elezioni amministrative saranno un test). Per ora e presumibilmente anche al momento del voto, nonostante le difficoltà del movimento di Grillo, la richiesta di una “alternativa” si esprimerà nel voto al M5S, ma non meno decisivo sarà il grado di attrazione che le forze più reazionarie come la Lega riusciranno a conseguire. Il nodo dell’alternativa di classe è più che mai davanti a noi.

6. Al centro della nostra azione c’è quindi in primo luogo l’indicazione dei contenuti sociali sull’occupazione, sulle condizioni di lavoro, sulla precarietà e la disoccupazione, sulla difesa dei diritti sociali e del lavoro, dell’ambiente sui quali è necessario produrre mobilitazione, unire le lotte, ricomporre e rilanciare un movimento complessivo senza il quale è impossibile contrastare l’offensiva del padronato e la frammentazione delle classi popolari. Sono il nostro asse di lavoro e di ricerca di interlocuzione unitaria con le forze politiche e sociali della sinistra, costruendo ovunque sia possibile esperienze di fronte unico utile per l’attivazione delle lotte e delle resistenze. Questo comporta anche un’azione sindacale molto forte e quindi anche lo scontro con gli apparati sindacali burocratici. Sinistra Anticapitalista terrà un’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori dell’organizzazione, per discutere ed orientare sui temi del lavoro e dell’intervento sindacale le proprie ed i propri militanti nella prossima fase.

7. In questa fase i temi del lavoro, che interessano direttamente la maggior parte della popolazione, devono essere riportati al centro del dibattito politico. E’ necessario rilanciare una campagna sulla riduzione di orario di lavoro a parità di salario congiunta alla richiesta di un intervento pubblico diretto nell’economia per creare posti di lavoro. Nei testi di Rifondazione questa tematica è largamente sottolineata da tutte le correnti, pur rimanendo muto il dibattito congressuale sulla necessità di un intervento sindacale di lotta alle burocrazie sindacali che portano la responsabilità dell’irrilevanza attuale del movimento operaio. Su questi temi proponiamo a tutta la sinistra di classe di fare un qualcosa di simile a quanto fu fatto all’inizio del secolo scorso per le 8 ore. Proponiamo di costruire comitati ad hoc a livello locale ed uno nazionale per coordinare la campagna. Anche perché il rilancio dello schieramento che ha sostenuto il No al referendum per ”l’applicazione della costituzione”, come vorrebbe il PRC in realtà non è praticabile perché troppo diversificato al suo interno sul piano sociale e politico e unito solo nella specifica battaglia politica del 4 dicembre, oltre che essere discutibile sul piano strategico. La battaglia per la riduzione dell’orario serve anche a mostrare i limiti dell’obiettivo del “reddito di cittadinanza” senza una contrapposizione diretta, ma indicando una misura ben più risolutiva e radicale.

8. Contemporaneamente ed incessantemente dobbiamo sviluppare una forte campagna di propaganda e di agitazione contro l’Europa dei padroni e le sue politiche, sul fatto che l’unica soluzione alla crisi del capitalismo e alle risoluzione delle terribili condizioni a cui questo sottopone le masse, è la rimessa in discussione del capitalismo stesso cioè una politica anticapitalista. Per questo non serve solo una generica sinistra, ma serve una sinistra coerente, che certo deve contrastare le politiche liberiste, ma che può farlo seriamente solo se va alla radice del problema, cioè alla struttura di fondo del capitalismo stesso, alla sua dimensione proprietaria e sfruttatrice.

E’ fondamentale per mettere avanti il nostro profilo politico strategico per reclutare a un progetto complessivo, rafforzando l’organizzazione.

La costruzione complessiva dell’organizzazione intorno ai contenuti della nostra identità strategica e alla centralità del nostro lavoro di ricomposizione sociale è infatti il primo essenziale livello del nostro progetto.

All’interno di questa attività si colloca anche la campagna sugli anniversari dei cinquant’anni dalla morte del Che e dei cento anni dalla rivoluzione russa.

9. Abbiamo due battaglie politiche e strategiche da condurre rispetto a ampi settori della sinistra in Italia.

Da una parte l’infatuazione intorno alla Costituzione che le forze più diverse, compreso Eurostop e le diverse correnti di Rifondazione; essi identificano nella Costituzione l’asse strategico centrale, per alcuni, vero e proprio programma di transizione al socialismo, su cui costruire l’alternatività al sistema. In realtà come abbiamo avuto modo già di sottolineare, questa non è altra che la vecchia proposizione del Pci degli anni 50 della “democrazia progressiva”, il cui esito conosciamo molto bene. Serve un programma complessivo che intervenga sui diversi aspetti della condizione delle classi lavoratrici, ma essa va declinata attraverso la costruzione delle diverse forme di autorganizzazione e quindi della costruzione di un reale potere “altro”, che inevitabilmente entrerà in conflitto con le forme date dello stato capitalistico e delle sue istituzioni.

10. Dall’altra parte il nostro approccio di classe ed internazionalista alla questione della crisi capitalistica e dell’Europa che si contrappone alle concezioni euroriformiste e a quelle sovraniste. La risposta del movimento dei lavoratori non può che partire dalla dimensione sociale, dal rifiuto delle politiche di austerità in tutte le sue varianti, contrastando ogni tentativo di divisione, non ripiegando sul nazionalismo che farebbe solo il gioco dei padroni stessi:

  • lottare nel proprio paese contro la propria classe dominante e i suoi governi, respingere i ricatti e le politiche dell’austerità;
  • ricercare una mobilitazione europea, un’azione comune tra le lavoratrici e i lavoratori dei diversi paesi, a partire dalle fabbriche di una stessa multinazionale, dai settori e dalle categorie per contrastare i padroni costruendo una unità sempre più ampia al di sopra delle frontiere, sia quelle storiche, sia quelle costruite contro i migranti.

In gioco è il futuro delle classi lavoratrici; nelle mobilitazioni sociali va ricostruito il nuovo progetto solidale e internazionalista contro il dominio del capitale.

11. Dobbiamo lavorare per uno schieramento più largo che condivida sull’essenziale questo approccio internazionalista e classista. Da cui la ricerca di lavoro unitario di coordinamento delle aree politiche e sociali e delle organizzazioni più radicali con cui abbiamo tessuto dei rapporti. Serve sia per fare qualche passo avanti nella costruzione di un raggruppamento anticapitalista e rivoluzionario e serve anche per condurre una battaglia, una azione comune, nei confronti dei settori sociali e delle forze politiche, espressione solo di una generica coscienza riformista antiliberista.

In particolare possiamo pensare a una presa di posizione in un testo con una sottoscrizione di firme collettive ed individuali che produca anche un evento politico sul tema. Possiamo pensare un convegno a carattere europeo sul tema del lavoro, per altro già introdotto nella discussione da vari soggetti, tra cui compagne e compagni che si sono impegnati per il Plan B (nella versione radicale e non quella riformista di Varufakis e Fassina), che veda partecipi lavoratrici e lavoratori di altri paesi e quindi esemplifichi la necessità dell’unità di classe al di sopra delle frontiere. La posizione internazionalista deve entrare nel dibattito più largo di tutti coloro che si interrogano sulla crisi dell’Unione Europea.

12. Non c’è dubbio che nelle forze sparse della sinistra, quelle con maggiore consistenza, al di là della proclamazione sulla necessità della costruzione della mobilitazione e dell’attività sociale, le elezioni e la presenza istituzionale siano la preoccupazione principale; lo confermano le loro scelte concrete sul terreno dell’azione sindacale e dei loro rapporti con le burocrazie; lo conferma per altro il dibattito, più o meno sottotraccia che si è svolto nel congresso di Rifondazione.

La preoccupazione di poter disporre sul terreno elettorale ed istituzionale di una “alternativa politica” a sinistra è anche di più ampi e diversificati settori e soggetti sociali, nonché di molte singole persone, più o meno militanti, che vorrebbero affermare una posizione alternativa allo stato delle cose presenti e diversa da quella fasulla proposta dal M5S.

E’ la condizione materiale della stragrande maggioranza delle persone che le spinge a ricercare e chiedere una soluzione elettorale istituzionale che modifichi il quadro politico e sociale dominato dalle politiche liberiste.

13. Questa preoccupazione è legittima e, fermo restando che dobbiamo fare una campagna martellante quotidiana sostenendo che “per riuscire a cambiare i rapporti di forza e modificare la condizione delle classi lavoratrici ci vuole una mobilitazione sociale”, è necessario da parte nostra essere presenti nel dibattito con delle proposte che siano unitarie, radicali ed alternative e capaci di conquistare uno spazio politico ed elettorale significativo per interloquire con una sensibilità diffusa. Inoltre è importante anche per noi che non si crei un clima di demoralizzazione e impotenza generalizzata. La formazione del nuovo partito/movimento di D’Alema, ha però introdotto un ulteriore elemento di confusione politica, aprendo una nuova fase di possibile gioco di domino, in cui la forza più moderata attira a se chi le sta leggermente a sinistra, e così in una dinamica infinita di condizionamento da parte delle forze che hanno gestito direttamente l’austerità e di subordinazione di coloro che pure a parole si proclamano oggi alternativi al PD.

14. Come forza politica a vocazione nazionale e portatrice di un programma complessivo non possiamo quindi non essere interessati ad avere una presenza politica ed organizzativa nelle prossime elezioni. Noi ci battiamo in primo luogo perché nelle prossime elezioni possa essere presente uno schieramento antiliberista ed anticapitalista che quindi possa porre nei termini più semplici e chiari l’alternatività al capitalismo e alla sua crisi che sono alla base del disastro sociale che si è prodotto negli ultimi decenni. Dobbiamo nello stesso tempo dichiarare la nostra forte disponibilità a discutere con tutti quelli che sono disponibili nella sinistra a discutere contenuti, forme e modalità di una coalizione di sinistra, strettamente alternativi al Pd e ai suoi transfughi o collaboratori sia a livello nazionale che nelle regioni dove continuano a governare insieme, una coalizione che provi a rispondere alla domanda politica alternativa prima richiamata, che possa contrastare al meglio il renzismo, l’interclassimo dei 5 stelle e le tentazioni reazionarie xenofobe, razziste delle destre, da un punto di vista di classe.

Lo dobbiamo fare battendoci sui contenuti che noi riteniamo più adatti a questa finalità. Vedremo quali risultati darà questa battaglia politica, quale discriminanti, divisioni e ricomposizioni si potranno produrre. E’ importante non essere spettatori passivi, ma soggetti di una dibattito e di una battaglia politica. E’ importante anche per riuscire ad avere uno spazio organizzativo reale nel caso si produca una soluzione positiva, ma anche per avere in ogni caso strumenti ed argomenti politici utili alla nostra affermazione nel caso in cui si delinei uno scenario negativo ed opportunista.

Le condizioni necessarie ed indispensabili perché una coalizione sia alternativa sono ovviamente, la piena indipendenza, l’alternatività ed opposizione al PD nelle sue varie varianti, prima, durante e dopo le scadenze elettorali, l’opposizione piena alle politiche dell’austerità e ai vincoli liberisti dei trattati europei, l’attenzione e il sostegno alle lotte concrete per l’occupazione, la difesa dei diritti e il salario delle classi lavoratrici.

15. In questo quadro politico sosteniamo pienamente le scelte politiche e tattiche che i nostri circoli hanno fatto in una serie di città per le elezioni amministrative partecipando in quanto organizzazione e con i nostri candidati a delle coalizione politiche alternative. L’organizzazione nazionale sosterrà le loro campagne elettorale in tutte le forme politiche ed organizzative che sono nella nostra disponibilità.