In evidenza

No ai Decreti Minniti-Orlando su immigrazione e sicurezza urbana.

La “Rete delle città in comune” lancia una giornata di mobilitazione nazionale per l’8 aprile, per una risposta dal basso contro la barbarie securitaria, che fomenta la “guerra fra poveri”. Sinistra Anticapitalista aderisce e rilancia l’appello

 

http---i.huffpost.com-gen-5183848-images-n-ORLANDO-MINNITI-628x314

Con i decreti legge 13 e 14 del mese di febbraio del corrente anno —cc.dd. Minniti-Orlando—, provvedimenti d’urgenza immotivati, il Governo ha adottato misure gravemente riduttive delle garanzie e delle libertà civili e democratiche, da un lato restringendo l’accesso alla giustizia per i richiedenti asilo, dall’altro con l’attribuzione ai sindaci di poteri di ordinanza in materia di ordine pubblico oltre i limiti di garanzia costituzionale. E’ l’ennesima torsione autoritaria che baratta la sicurezza sociale, quella dei diritti esigibili, con la sicurezza urbana, «in perfetta continuità – osservano i Giuristi democratici – con il nefasto “pacchetto sicurezza” del 2009 dell’allora ministro Maroni (Governo Berlusconi). Si può leggere sull’ultimo numero de L’Anticapitalista che quando il governo promette di «eliminare la marginalità sociale», di fatto criminalizza i soggetti più deboli (art. 4, D.L. 14/17) come nelle famigerate poor law inglesi agli albori del capitalismo. Cresceranno nuovi ghetti nelle periferie, grazie al “DASPO urbano” che verrà utilizzato per allontanare la “teppa” dai luoghi turistici per tutelare il “decoro di particolari luoghi”, in barba al principio della presunzione d’innocenza e prevedendo la possibilità per i regolamenti di polizia urbana di introdurre divieti di accesso a determinati luoghi per chi ha ricevuto una sentenza di condanna non ancora definitiva. Norme persecutorie —ma soprattutto, ricordano anche i GD, dichiarate incostituzionali, come l’art. 75-bis D.P.R. 309/90— con il divieto di frequentare locali pubblici o aperti al pubblico per chi ha ricevuto (anche se minore!) una condanna confermata solo in appello per reati di cui all’altrettanto nefasto Testo Unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/90).

I daspo urbani comminati a Genova e i filtri ai manifestanti che hanno colpito militanti che arrivavano a Roma per manifestare contro l’Ue o precari della pubblica amministrazione che volevano protestare sotto Palazzo Vidoni, altri articoli prevedono di restringere le garanzie di migranti e richiedenti asilo, già affidate all’arbitrarietà delle questure, con le “Disposizioni per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell’immigrazione illegale” per “assicurare una maggiore celerità ai ricorsi giurisdizionali in materia di immigrazione” e i nuovi Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio), con la possibilità di allungare i tempi di detenzione dagli attuali 90 giorni fino a 135 e la facoltà per i Comuni di utilizzare i richiedenti asilo presenti nel proprio territorio in lavori socialmente utili senza compensi in danaro.

«Il decreto Minniti, varato dal governo di centrosinistra ed approvato recentemente dal Parlamento, è un ulteriore passaggio nel rafforzamento  dello Stato Penale in costruzione ormai da anni. Lo Stato, incapace di garantire un minimo di redistribuzione e protezione sociale (lavoro, salute, istruzione, casa…) si svela e completa nella sua funzione principale di controllo e repressione», scrive anche Acad, l’associazione contro gli abusi in divisa. «Il restringimento delle garanzie e delle libertà, come la continua criminalizzazione dei conflitti politici e sociali, si sono affermati: limitazione al diritto di sciopero e alle libertà sindacali nei posti di lavoro, divieti e negazioni della possibilità di manifestare e gestione repressiva del dissenso e delle proteste, siano esse contro grandi opere o per l’affermazione dei propri diritti. Quanto successo a Roma il 25 marzo per il corteo contro la Ue è stato esemplificativo: in un clima di intimidazione, migliaia di identificati, 150 persone fermate e 30 fogli di via giustificati con l’orientamento ideologico. Comportamento rivendicato dal governo e replicato i giorni dopo in occasione delle proteste dei precari con decine di pullman fermati e controllati uno ad uno». «Il decreto del ministro dell’interno Minniti, che ricordiamo abbracciato a quel Cossiga che mandò i carri armati nel ’77 a Bologna e con cui ha costruito la sua carriera dentro gli apparati repressivi e militari italiani con la fondazione ICSA, rappresenta tutto questo.
Il Daspo urbano è la legittimazione giuridica del potere discrezionale che si dà a prefetti e, ancora peggio, ad amministrazioni pubbliche anch’esse diventate funzionali allo Stato Penale». [checchino antonini]

Ecco l’appello di convocazione:

Restiamo umani. Diamo un futuro diverso al nostro paese e all’Europa. Con questi auspici e obiettivi promuoviamo per ilprossimo 8 aprile una giornata di mobilitazione nazionale contro i decreti Minniti – Orlando su immigrazione/ respingimenti e – cosiddetta – sicurezza urbana.

Noi che facciamo parte della “rete delle città in comune” – siamo consiglieri comunali e sindaci di realtà piccole e grandi del nostro paese, esponenti di associazioni, movimenti, singoli cittadini – vediamo in questi atti una preoccupante deriva autoritaria che – per inseguire le posizioni più barbare e retrive di natura securitaria – vuole “espellere” dalla società i cosiddetti diversi, siano essi migranti o soggetti già socialmente deboli. Insomma militarizzare e arrestare ed espellere la marginalità sociale, acuendone e ampliandone i drammi. Cd Daspo urbano, carcerazione dei migranti e espulsioni facili, ecc. insomma un film già visto che punta dritto a fomentare nient’altro che la discarica sociale e la guerra fra poveri.

 Occorre fermali, perché questo conduce non solo alla disperazione.Il decreto sui migranti determinerà diritto speciale, detenzione prolungata, rimpatrio forzato per i migranti, costringerà le persone a vivere nell’ombra e a non potersi costruire un futuro. Oltre a mettere a rischio la vita di chi sarà deportato, queste norme non faranno altro che aumentare proprio quelle paure che dicono di voler vincere. Quindi non si creerà solo ingiustizia, ma moltiplicazione dei problemi e dei fenomeniche si dichiara di voler combattere. E si darà ancor più fiato a chi vuol costruire muri, divisioni e odi, che mettono in discussione il futuro stesso delle comunità sociali, del paese, e della stessa Europa.Quello sulla “sicurezza urbana” è un decreto che investirà risorse in retate fra chi lavora in nero, sgomberi di case occupate, allontanamenti per le persone il cui stile di vita è considerato deviante. Si vuole combattere i poveri e non le cause della povertà.

Già troppi sindaci, incapaci di affrontare i problemi delle città che amministrano o strangolati da debiti e patti di stabilità da rispettare, stanno cercando di ottenere consenso spostando l’attenzione dei/delle propri/e concittadini/e sull’importanza della sicurezza, sgomberando, allontanando chi è considerato fonte di degrado. Ed è grottesco che questo accada in un paese in cui i reati predatori e contro la persona sono in calo mentre ad aumentare è la percezione della paura, spesso amplificata dai media. Una ricetta tante volte provata e questa volta fatta propria anche dall’ANCI, ma che si rivela inutile e spesso dannosa.

Gli amministratori locali che aderiscono alla rete hanno giàpresentato o stanno presentando nei propri consigli comunali un ordine del giorno contro i decreti Minniti – Orlando dove si chiede che le città avanzino con forza la richiesta del ritiro degli stessi, dichiarandosi pronte a ricorrere in tutte le sedi e a “disobbedire” alla loro applicazione. A impegno istituzionale però deve corrispondere una mobilitazione dal basso di tutti coloro vogliono opporsi alla logica della “tolleranza zero”, imposta dall’alto, e invece promuovere convivenza e inclusione sociale – minata da questo governo anche con la riduzione dei fondi fondi dedicati ai bisogni sociali e delle risorse allocate ai Comuni. Per questo ci rivolgiamo a quel forte e variegato mondo associativo che – nella pluralità dell’impegno su questi temi – già ha fatto sentire la propria voce, nonché alle tante e tanti che vogliano dare un segnale preciso di una strada diversa, affinché condividano e con noi promuovano il percorso che ci porti alla giornata di mobilitazione nazionale del prossimo 8 aprile, dando vita nelle proprie realtà a appuntamenti diffusi che facciano della pluralità e della risposta sui territori e dal basso un tratto distintivo di impegno umanitario, civile, civico e politico.  Contro l’imposizione di provvedimenti dall’alto che istituzionalizzino la barbarie.

Il momento è ora, è il momento di dimostrare che c’è chi non ci sta, chi vuol “restare umano”.