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Punta Penna, Vasto (CH), che farà il comune?

Comunicato di Sinistra Anticapitalista Abruzzo e PRC di Vasto

La cronaca cittadina ci ripropone il progetto di un cementificio, “Impianto di produzione di leganti idraulici (cemento), nella zona industriale di Punta Penna”, praticamente di fronte ad uno degli ingressi ed un casotto della Riserva di Punta Aderci. Questo progetto si bloccò 5 anni fa, nel periodo in cui la mobilitazione cittadina e politica contestò anche altri progetti industriali nella stessa zona. La sinistra politica cittadina (allora tutta compatta), oltre ad associazioni, comitati e cittadini, espresse una durissima posizione creando anche occasioni di dibattito e discussione all’interno dell’allora maggioranza. Una discussione così forte che più di qualcuno arrivò persino a ipotizzare possibili rotture o cambi nel governo della città. Prc, Sel e Idv contestarono i vari progetti, tra cui Vastocem, arrivando addirittura a denunciare “foschi scenari” che li portarono ad una durissima opposizione e a chiedere una svolta nella tutela e difesa dell’ambiente e della Riserva.

Sono passati 5 anni e, solo grazie all’Arci, veniamo a sapere che una parte di quegli “scenari” si ripropone. Perché è stata un’associazione e non l’amministrazione a rendere pubblica la notizia e a chiamare alla mobilitazione le vastesi e i vastesi? Quale sarà la posizione che assumerà la maggioranza al governo della città e quali atti sono già in campo, o lo saranno, contro questo progetto e in difesa del territorio e della Riserva? Uno dei cardini di tutta la normativa ambientale è la pubblica conoscenza e la partecipazione cittadina. La maggioranza vastese cosa farà su questo?

Torna d’attualità quanto sottolineammo un anno fa circa, dopo l’incidente al largo di Punta Penna nel quale perse la vita Timur Iakkonov. Come già l’Arci ha ribadito nei giorni scorsi, il ritorno del cementificio (già Vastocem, oggi Es.cal. srl) impone per l’ennesima volta in questi anni questioni che le istituzioni hanno sempre lasciato sospese e che, al di là di intenzioni e poco altro, mai sono state definitivamente affrontate e risolte. Tutto perché, in nome dell’algebra dei voti e della continua ricerca del consenso, si è continuato a sostenere l’esistenza di presunta contrapposizione tra ambiente e salute pubblica da una parte, e lavoro dall’altro. Presunta e frutto di una politica che non vuol riconoscere e agire per un altro modello di sviluppo, che può garantire tutti gli interessi pubblici in gioco e offrire molto più al territorio. Senza dimenticare che il Piano Territoriale di Coordinamento delle Attività Produttive (PTAP) della provincia di Chieti già dal 2007 evidenziava “l’urgenza di programmare politiche relative ad ipotesi di delocalizzazione di alcune attività che presentano evidenti situazioni di incompatibilità ambientale dovuti alla contemporanea presenza di una riserva naturale, di aree ad alta valenza paesaggistica e di siti archeologici di notevole rilevanza”. E non possiamo non sottolineare che l’amministrazione comunale di Vasto sono anni che afferma di voler puntare sulla Riserva di Punta Aderci e di considerarla il fiore all’occhiello, la punta di diamante di tutto il territorio, cuore (tanto da sostenere che la sua presenza dovrebbe imporre Vasto come sede) dell’istituendo Parco nazionale della Costa Teatina. Un’altra vicenda nella quale assistiamo tra PD e centrodestra ad un incredibile rinvio ultradecennale, manca una firma, quando arriverà?

L’area politica oggi Mdp, ieri Sel/Si, che tante volte ha fatto riferimento al Parco come centrale nella sua politica, come si sta ponendo davanti alle posizioni del PD (anche a Vasto) e di D’Alfonso che pare stanno frenando il percorrere l’ultimo miglio?