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Il debito è una trappola da cui possiamo liberarci

Cadtm Italia: audit locali e una campagna nazionale, scuole popolari e convergenza delle lotte per cancellare l’economia del debito

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di Antonella Visintin

Il 4 marzo si è svolta a Roma la prima assemblea della neonata associazione CADTM (Cancellazione debito illegittimo) Italia, che aderisce al CADTM internazionale, un comitato nato a marzo 1990 in Belgio che si pone cinque obiettivi: offrire un’analisi dettagliata delle origini e conseguenze del debito e delle proposte tecniche e politiche di cancellazione; elaborare alternative politiche per finanziare lo sviluppo umano e la radicale trasformazione delle strutture finanziarie e istituzionali mondiali; definire un percorso verso la protezione universale dei diritti fondamentali; rafforzare i movimenti sociali e le reti di cittadin* a livello nazionale e internazionale; sfidare i leader politici ad ogni livello spingendoli ad attuare le alternative proposte dal CADTM e altri movimenti sociali.

Per il CADTM la cancellazione del debito non è sufficiente ma è una precondizione essenziale associata alla richiesta di compensazioni al Sud del mondo per il saccheggio operato in secoli di colonialismo, al ritorno ai popoli delle proprietà sottratte dalle loro élites, alla tassazione delle transazioni finanziarie e dei grandi capitali, e alla definizione di programmi internazionali per la riconversione delle spese militari.

Sottostante a queste richieste l’idea che l’erogazione e l’assunzione di un debito dovrebbero avvenire in condizioni di potenziale reciproca restituzione, di rapporti economici equi, salvo ipotizzare la clausola della remissione. Altrimenti non si tratta di aiuto ma di asservimento.

L’attenzione al tema del debito in Italia parte dagli anni ’90, dall’economia giusta che ha fatto nascere i GAS, fino al movimento per il giubileo del debito estero nel Sud del mondo. In Italia, il 28 luglio 2000 il Parlamento, sulla spinta delle richieste della campagna ‘Sdebitarsi’ che ha raccolto milioni di firme, ha approvato la legge 209/2000 sulla cancellazione del debito estero per i Paesi poveri altamente indebitati e per quelli che comunque avevano un reddito pro-capite annuo inferiore a 380 USD. In virtù di quella legge l’Italia ha stanziato nell’arco di 10 anni sei miliardi e mezzo di euro.

Scriveva Alexander Langer, “Il meccanismo del debito estero è il meccanismo che in un certo senso costringe i Paesi del Sud del mondo a fare rapina del loro ambiente del quale, però, beneficiamo tutti noi”. Il tema riprende forza dopo il 2007-2008, intorno al 2011 man mano che dilagavano nel mondo gli effetti della crisi innescata dalla bolla immobiliare americana generata da prestiti ad alto rischio finanziario e produce una domanda di audit locali da parte di una rete di comitati contro il debito, la gran parte dei quali si sono esauriti. Nel suo ‘Pacchetto d’inverno’ 2017, l’analisi annuale della situazione economica e sociale negli Stati membri, la Commissione europea relativamente all’Italia ha esaminato il rispetto del patto di stabilità e crescita e dei tempi previsti per il percorso di riduzione del debito, chiedendo un manovra aggiuntiva di 3,2 miliardi (0,2% del PIL) entro aprile 2017, cioè nuove dosi di politiche di austerità e minacciando l’avvio di una procedura per disavanzi eccessivi nel caso non fossero realizzate. I riflettori mediatici sembrano vedere solo gli oneri del debito e non le devastazioni sociali che questa politica ha prodotto.

L’Associazione CADTM Italia vuole essere centro studi e documentazione orientato all’azione ed ha per scopo la realizzazione di progetti di ricerca, analisi, formazione ed informazione sui temi del debito pubblico e privato, dell’economia nazionale e internazionale, delle alternative socio-economiche e la realizzazione di progetti di solidarietà sociale a livello nazionale ed internazionale, tra cui l’attuazione di iniziative socio educative e culturali.

L’associazione si ispira anche ai principi e agli obiettivi enunciati nella “Carta di Genova”, documento sottoscritto nel luglio 2016, durante il Convegno Internazionale sul tema dell’annullamento dei debiti illegittimi, tenutosi in occasione del 15° anniversario delle mobilitazioni contro il G8.

L’assemblea ha visto la partecipazione di coloro che negli anni passati hanno promosso gli audit sul debito, di un osservatore dell’associazione Articolo 21 (2002) che riunisce esponenti del mondo della comunicazione, della cultura e dello spettacolo, e di una significativa rappresentanza cristiana, cattolica e protestante (attraverso la Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia). Per la parte cattolica c’erano Alex Zanotelli (missionario comboniano), Pax Christi, osservatori della Caritas, Raffaele Coppola, coordinatore della Carta di Sant’Agata dei Goti (1997) su usura e debito internazionale, Giulio Albanese, missionario comboniano e direttore di Popoli e missione, e la Rete dei numeri pari, promossa a gennaio 2017 da Gruppo Abele, Libera, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), studenti della Rete della Conoscenza e Roma Social Pride (tra i suoi obiettivi un reddito minimo garantito e universale, «sfratti zero», la spesa sociale fuori dal patto di stabilità e la modifica dell’articolo 81 della Costituzione sul pareggio di bilancio).

Pur nella pluralità di approcci e di visioni, è stata condivisa l’urgenza di far procedere contestualmente da una parte l’analisi e l’azione (formarsi camminando), e dall’altra il livello locale e nazionale (un’indagine popolare sul debito pubblico italiano sull’esempio di  Zoé Konstantopoulou in Grecia che ha stabilito quanta parte del debito fosse legittima e quanta invece fosse illegittima, illegale o odiosa).

Sullo sfondo l’esperienza del Forum per una finanza pubblica e sociale (2013) che aveva avviato una vertenza con Cassa Depositi e Prestiti improvvisamente interrotta.

Oggetto di indagine non sarà il debito in sé ma l’economia basata sul debito, fattore di produzione dell’accumulazione capitalista mosso da un sistema di valori che incoraggia l’avidità, riprendendo dagli armadi la categoria dei modelli di sviluppo (diverso da crescita) globale, caratterizzato dalla giustizia economica e climatica.

Il capitalismo è un’economia di mercato con un mercato di troppo, quello della moneta e del credito, dotato solo di valore di scambio e non di valore d’uso.

Se poi si danno movimenti di capitali che danno squilibri persistenti questo interferisce sulla divisione internazionale del lavoro e qualche paese si specializza nella produzione di debiti. L’esito è la trappola della liquidità.

Il debito va considerato una chiave di interpretazione delle politiche di austerità, finanziarizzazione e privatizzazioni; è uno strumento di ricatto permanente verso le popolazioni. Come si può parlare di democrazia se le decisioni appartengono di fatto a chi detiene il debito come le istituzioni finanziarie e le banche?

Nel 60° anniversario del Trattato di Roma è sempre più urgente affermare una politica economica alternativa di solidarietà e di giustizia sociale volta a soddisfare i bisogni e i diritti della stragrande maggioranza della popolazione e non quelli delle elites economiche e finanziare dominanti.