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Spagna, il congresso di Podemos e la piattaforma degli anticapitalisti

intervista di Alex Merlo, a cura di Francesco Locantore, traduzione di A. Zecca e G. Viglino

Il 12 febbraio scorso si è chiuso il secondo congresso di Podemos. Abbiamo intervistato Alex Merlo, dirigente di Anticapitalistas, la componente di sinistra della formazione di Pablo Iglesias che ha presentato una piattaforma alternativa a quella del segretario sui quattro temi in discussione.

Quali sono stati i principali temi in discussione nel congresso di Podemos e quali le differenze tra le tre piattaforme che sono state presentate?

Alex Merlo: E’ stato il secondo congresso di Podemos o, come lo abbiamo definito, la seconda Assemblea dei Cittadini e delle Cittadine. Si è trattato di un evento dal carattere fortemente pubblico, con più di 150.000 votanti. Ci sono state principalmente una discussione organizzativa e una discussione politica. Per quanto riguarda la discussione organizzativa, veniamo da un modello di partito estremamente verticale, messo a punto durante il periodo della precedente tornata elettorale e giustificato dalla direzione uscente con la necessità di avere un’organizzazione efficace, costruita rapidamente e controcorrente. Tuttavia, l’esito di questo processo è stata un’organizzazione in crisi nelle sue strutture costituenti, con numerose dimissioni da parte di membri del Consiglio Cittadino, e scarsa capacità organizzativa dal basso.

Di fronte a questa situazione, tutti/e hanno riconosciuto la necessità di avanzare verso una nuova struttura. Da questo punto di vista, come per gli altri aspetti della discussione, ci sono state tre posizioni distinte: la proposta di Íñigo Errejón, Recuperare la Speranza, Podemos per Tutte/i (Pablo Iglesias) e Podemos en Movimiento (Anticapitalistas). A tal proposito, per un certo verso la proposta di Recuperare la Speranza e quella di Podemos en Movimiento, erano abbastanza vicine nell’esigenza di avanzare verso una decentralizzazione di Podemos e un sistema di poteri più equilibrato rispetto al solo Esecutivo. Il documento vincente è però quello di Pablo Iglesias che, sebbene contenga alcuni elementi di democratizzazione, continua a conferire molti poteri al segretario generale e a dettare la direzione di marcia dell’organizzazione.

Il dibattito di maggior importanza ha riguardato però la parte politica: Podemos si trova in un momento in cui, a conclusione del periodo elettorale, è necessario fare un bilancio dei risultati e, soprattutto, capire come affrontare la prossima fase, mantenendo il nostro obiettivo di trasformare radicalmente la società spagnola.

Anche in questo caso la discussione si è strutturata in tre piattaforme: da una parte i compagni di Recuperare la Speranza, la proposta di Íñigo Errejón, insiste sulla trasversalità del partito. Un partito che, secondo quanto affermano i suoi promotori, rifiuta etichette ideologiche e l’identificazione con le sinistre tradizionali e che, secondo il nostro punto di vista, pone l’enfasi sulle classi medie dello Stato spagnolo, intese come veicolo per assicurarsi la vittoria alle elezioni. Rifiuta inoltre lo scontro duro con il Partito Socialista poiché, siccome il nostro obiettivo è giungere al potere, un’alleanza pragmatica con i socialisti potrebbe rendersi necessaria.

D’altro canto, la linea di Pablo Iglesias, che noi definiamo eurocomunista, pone un’enfasi maggiore nel radicamento nelle classi popolari e nei movimenti sociali; è una linea più decisa e di scontro con i partiti tradizionali. Per quanto ci riguarda, sebbene siamo d’accordo con questi aspetti della proposta di Pablo Iglesias, ci sembra che la carenza più grande sia l’assenza di una strategia di rottura, anche a livello europeo. Questa proposta può essere caratterizzata come quella di un partito di lotta e di governo che, nel caso in cui Podemos dovesse giungere al potere, condurrebbe sicuramente a una collaborazione di classe e a un programma moderato, riecheggiando il compromesso storico in Italia.

Rispetto a questa proposta, noi sosteniamo che la questione strategica fondamentale si dà oggi a livello europeo e, come abbiamo visto con l’esperienza della Grecia – di fatto siamo l’unico documento che ha provato a fare un bilancio dell’esperienza di Syriza – pensiamo che chiunque intenda operare una trasformazione sociale in Europa, dovrà mettere in atto una strategia di disobbedienza e di scontro con le istituzioni europee, dovrà affrontare la questione della moneta unica e della sua possibile rottura, e un programma più avanzato di socializzazione delle banche, di reddito minimo, ecc…

Quali sono stati i risultati della consultazione e come ha funzionato il meccanismo di elezione degli organismi dirigenti?

Il funzionamento di Podemos è molto sui generis, non so se c’è un partito simile in tutto il mondo, molto particolare perché è un sistema completamente aperto di votazione cosicché chiunque può iscriversi a Podemos attraverso internet senza pagare quote e niente, cosicché abbiamo circa mezzo milione di iscritti a Podemos e hanno partecipato a questa consultazione 155 mila persone. E’ un sistema di elezione diretta. Non c’è una preliminare elezione di delegati né un processo organico di discussione ma la discussione è pubblica e il voto è per internet. Forse il movimento 5 stelle ha qualche procedura simile.

Il risultato, ci sono diversi modi per contarlo, ma fondamentalmente Pablo Iglesias ha ottenuto il 50% dei consensi, Inigo Errejon ha ottenuto il 33%, e noi il 13%. Il sistema, se entriamo nei particolari è un sistema che è andato modificandosi dal primo congresso e che alla fine è una miscela di varie cose, una cosa un po’ difficile da capire. Però fondamentalmente, c’è un voto individuale ai candidati, tu puoi votare i candidati individualmente. Anche se i candidati possono raggrupparsi in liste, però c’è la possibilità di scegliere candidati di diverse liste. In questo caso per di più, c’era il voto di preferenza, di modo che tu ordinavi la tua lista di candidati e potevi votare fino a 62 candidati. Quello che stava più in alto nella tua lista otteneva 62 punti, il seguente 61, il seguente 60 e così via. In breve i candidati più votati ottenevano di entrare nel Consiglio, questo non è un sistema proporzionale cosicché anche se Pablo Iglesias aveva il 50% dei voti, ha ottenuto il 65% dei delegati.

C’erano quindi due voti distinti, uno per la piattaforma, da cui sono derivati i risultati che hai detto, 50% a Iglesias, 33% a Errejon e 13% a Anticapitalistas, e un altro per i candidati

Un voto si è espresso sui documenti: il documento politico, organizzativo, etico, femminismo, quattro in tutto, e un altro voto a parte per la direzione, poi ancora si votava a parte per il segretario generale e su questo tutte le tre piattaforme appoggiavano Iglesias come segretario generale. Gli Errejonisti volevano evitare lo scontro sul segretario generale, però Iglesias aveva chiarito che se avesse vinto il documento di Errejon, lui si sarebbe dimesso da segretario generale. C’era poi un correttivo a questo meccanismo: se una lista minoritaria, come la nostra, avesse ottenuto più del 5% avrebbe avuto comunque due persone nel consiglio, e se avesse ottenuto il 15 %, sarebbero entrate quattro persone nel Consiglio, però nei fatti non c’è stato bisogno di questa correzione, perché i nostri due compagni che entrano nel consiglio in quanto votati: Miguel Urban e Beatriz Gimeno. Il risultato sarebbe stato lo stesso, ma non è stato necessario applicare il correttivo democratico. Ciò nonostante abbiamo ottenuto solo il 3% di delegati pur totalizzando un 13% complessivo.

Quali sono le prospettive di Anticapitalistas nella costruzione di Podemo?

Per noi quest’assemblea è stata un successo simbolico molto forte dopo che nel primo congresso si cercava di escludere Anticapitalistas e obbligarci a scioglierci, siamo arrivati a questa seconda assemblea abbastanza rafforzati, con una visibilità molto maggiore e soprattutto si è riconosciuta la coerenza delle nostre idee e anche la loro sensatezza. Ci sono stati molti articoli nella stampa che dicevano che gli Anticapitalistas sono i più radicali, i trotskisti e così via, ma nello stesso tempo i più sensati che parlavano di proposte politiche; soprattutto ci hanno riconosciuto di non essere entrati in queste lotte di frazioni, personaliste e così via.

E nel fine settimana abbiamo ricevuto un appoggio molto forte nell’assemblea, i nostri interventi sono stati i più applauditi e si è riconosciuto il nostro ruolo molto importante in Podemos. Per noi è il risultato del lavoro che abbiamo fatto in tutti questi anni, non abbiamo sacrificato i principi alla tattica, molte volte questo ci è costato molti attacchi, però a medio termine si va consolidando una corrente radicale e anticapitalista dentro Podemos e fuori. Come ho detto abbiamo due compagni nella direzione, vedremo se entreranno anche nell’esecutivo, e consolidiamo la nostra posizione in Podemos.

Noi pensiamo che oggi Podemos è una parte necessaria del processo di cambiamento, ma non è l’unica, e noi costruiamo Anticapitalistas dentro, ma anche fuori di Podemos, con l’intervento nei movimenti sociali e nelle lotte. Siamo una organizzazione politica centralizzata, con la sua direzione, con un suo tesseramento, e dobbiamo continuare a costruirci come un’organizzazione rivoluzionaria, perché pensiamo che è un compito imprescindibile. Quindi sicuramente nel prossimo periodo, una volta passato il momento elettorale, il momento congressuale, andiamo verso la costruzione di una opposizione sociale e politica al governo Rajoy e ai tagli della troika, e puntiamo a costruire le lotte, intervenire nei movimenti sociali e affinché Anticapitalistas sia in un certo modo l’ingranaggio di congiunzione tra l’arena sociale e l’arena politica dando la priorità ai movimenti.