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Le prospettive buie della crisi in Europa

di Michel Husson, da alencontre.org, traduzione della redazione di Solidarietà

Sommario

  • L’impronta della crisi
  • I movimenti sotterranei
  • La bipolarizzazione dell’impiego
  • Verso la frammentazione salariale
  • Grande recessione, grande biforcazione?
  • TINA (There is no alternative – non c’è alternativa!)
  • Il vicolo cieco riformista
  • La paura dei borghesi

La crisi non è finita, ma lascia al suo passaggio un panorama sociale devastato. Dopo averne descritti gli effetti sociali, questo contributo s’interroga sull’esistenza di possibili alternativa alle politiche neoliberali condotte oggi in Europa.

L’impronta della crisi

È assai facilmente riassumibile il bilancio sul tema dell’evoluzione dell’occupazione: oggi il numero di persone che ha un lavoro è lo stesso del momento il cui è scoppiata la crisi: la creazione netta di posti di lavoro è stata nulla nella zona euro nel corso di questi ultimi otto anni. Non meraviglia quindi constatare che il tasso di disoccupazione sia oggi attorno al 10%, cioè due punti in più rispetto all’inizio della crisi. Questa media corrisponde a importanti differenze tra i diversi paesi: il tasso di disoccupazione supera il 20% in Grecia e in Spagna,mentre è inferiore al 5% in Germania e in Gran Bretagna. Ma, soprattutto, queste cifre globali non rendono conto delle trasformazioni strutturali scatenate dalla crisi.

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