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Dopo il successo del No, ci vuole una vera sinistra antiliberista e anticapitalista

Il testo che segue sintetizza la discussione sviluppatasi nella Direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista

La vittoria del No al referendum costituzionale ci consegna una responsabilità non indifferente. Già durante la campagna referendaria, in molti, eravamo consapevoli che non bastava invitare ad andare votare No per cambiare il segno delle politiche nel nostro paese. Infatti, le classi dominanti non sono rimaste immobili a guardare e ci hanno consegnato un governo fotocopia del precedente, in perfetta continuità con la direzione di marcia impressa da Renzi, capace di gestire politiche di rigore e austerità.

Questo è potuto accadere perché esse, nonostante l’enorme sconfitta subita alle urne, conservano saldamente nelle loro mani il potere economico e politico del nostro paese. Ne è dimostrazione, ad esempio, l’approvazione definitiva del progetto del Tav Torino – Lione, contro il quale il movimento No Tav si è battuto per vent’anni. Questo passaggio scompone la compagine delle forze politiche che avevano sostenuto il No al referendum costituzionale: infatti Pd, Forza Italia, Ap-Ncd, Lega Nord, Civici e Innovatori, Ala-Scelta Civica, Democrazia Solidale-Cd, Fdi-An hanno votato compatti per portare avanti questo progetto di distruzione economica e ambientale, mostrando, in modo lapalissiano, gli interessi che hanno agitato le forze politiche di destra a favore del NO al referendum. Anche se con declinazioni diverse da partito a partito, l’interesse era certamente quello di trarre profitto dall’arresto forzato alla marcia di Renzi, per dare forza ad un disegno politico di tipo lepenista (Lega e Fratelli D’Italia) ma anche per accreditarsi come forze politiche di tutto rispetto, con il fine di imporre un tavolo di trattativa al quale sedersi con l’intenzione di negoziare il cambiamento della legge elettorale e le stesse riforme costituzionali che nelle urne sono state sonoramente bocciate (questo è, ad esempio, lo scopo di Forza Italia).

In questo quadro è diversa la posizione del Movimento 5 Stelle che, pur collocandosi all’opposizione anche dell’attuale governo, non ha come obiettivo la costruzione di un vasto movimento sociale che spinga per un’alternativa antiliberista e anticapitalista. La natura interclassista del movimento – e che abbiamo più volte sottolineato – li colloca all’interno del quadro capitalista ad alimentare le speranze che la difficile crisi economica possa essere risolta mutando gli attori e non il palcoscenico. Il governo della città di Roma sta facendo però venir fuori tutti i limiti di questa proposta.

Il rischio serio che i risultati concreti della vittoria del No vengano raccolti dalle forze di destra e dal Movimento 5 Stelle ci pone di fronte ad un ostacolo ormai inaggirabile e non più procrastinabile: come affrontare la debolezza e la disgregazione della sinistra, la mancanza di un progetto definito di alternativa radicale, l’assenza di un fronte unitario che costruisca conflitto contro l’attacco ai diritti della classe lavoratrice, dei migranti, delle donne e contro le devastazioni ambientali?

Non possiamo permettere che anche in Italia si affermino alternative di tipo reazionario, come purtroppo sta avvenendo in molti paesi, non solo europei.

Sono diverse le iniziative, tenute nei giorni scorsi, che hanno messo a fuoco la situazione e che hanno provato ad individuare dei punti dai quali ripartire e degli obiettivi verso i quali tendere. Le esperienze e i fallimenti degli anni scorsi fanno dire, a molti tra coloro che hanno partecipato a queste assemblee, che è necessario ripartire dal basso, senza primogeniture; che bisogna evitare i condizionamenti dei partiti politici; che occorre ricercare la massima unità possibile e che i percorsi devono avere obiettivi più lunghi e non immediatamente del tutto sovrapponibili alla costruzione di fronti elettorali.

Poche le idee su come costruire questi percorsi e su come dare gambe a progetti che abbiano credibilità e possano fare breccia tra coloro che hanno ritenuto che votare No al referendum fosse l’unica arma in loro possesso per manifestare la propria rabbia.

La necessità di cogliere il disagio sociale e di trasformare collera e risentimento popolare in opposizione sociale è certamente un obiettivo da perseguire ma dobbiamo sgombrare il campo dalla convinzione che questo possa accadere a freddo, senza la costruzione di mobilitazioni che partano dai reali disagi di chi è oppresso dalle politiche di austerità e senza che queste vengano costruite nei luoghi laddove l’oppressione avviene ed più forte: i posti di lavoro, dove si consumano i drammi della precarietà crescente, dell’aumento dello sfruttamento, dell’allungamento dell’orario di lavoro, ma anche della disoccupazione quando, da un giorno all’altro, scattano esuberi e licenziamenti di massa.

Dobbiamo poi sgombrare il campo dall’illusione che il recupero di credibilità di una proposta di sinistra antiliberista e anticapitalista completamente alternativa a questo sistema possa trovare la sua affermazione solo nelle urne, bypassando la ricostruzione di tutte quelle relazioni sociali e di solidarietà che il capitalismo in questi anni ha distrutto, anche con la responsabilità colpevole delle direzioni politiche e sindacali che molto spesso hanno avallato e sostenuto scelte scellerate, nel segno del “meno peggio”.

Sinistra Anticapitalista, in questi anni, ha dimostrato la propria disponibilità alla costruzione di un fronte unitario contro le politiche di austerità e contro i governi che se ne sono fatti interpreti. Lo abbiamo fatto sempre con molta chiarezza e anche in questa occasione siamo disponibili al confronto con tutti/e quelli/e che, come noi, sentono quest’esigenza. Però pensiamo che sia necessario un salto di qualità politica ed è prioritario partire dai contenuti e non dai contenitori: più volte abbiamo sottolineato la necessità di tenere una posizione chiara e realmente alternativa al PD ma questo non basta più. È un proposito che va radicato nei bisogni negati di milioni di persone in questo paese, le quali hanno gridato a gran voce la voglia di una politica radicalmente diversa, che realmente migliori le loro condizioni di vita e di lavoro e che va perseguito su pochi princìpi fondamentali e sulla pratica quotidiana del conflitto sociale.

La sinistra di classe ha l’opportunità di dare forma a questo messaggio, convogliando le energie espresse il 4 dicembre verso obiettivi chiari e comprensibili, in grado di stimolare l’entusiasmo, la partecipazione e l’autorganizzazione in prima persona dei soggetti sfruttati e oppressi.

Bisogna ripartire dall’abolizione di tutte le leggi antipopolari varate dal governo Renzi, dal ritiro della legge Fornero sulle pensioni, dal rilancio della sanità e della scuola pubblica, dalla difesa dell’ambiente e dei territori dall’aggressione imposta con le grandi opere, dalla difesa dei diritti delle donne, dalla riduzione delle spese militari per rilanciare un piano generale pubblico del lavoro con garanzie di reddito e salario per tutt*, per la democrazia nei luoghi di lavoro, per un’effettiva equità sociale, per lo top a tutte le “grandi opere” e per la messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico.

Occorre definire un programma di obiettivi che tendano a soddisfare i bisogni delle masse:

  • abolizione di tutte le leggi antipopolari del governo Renzi e dei governi precedenti
  • forti investimenti per il rilancio della scuola e della sanità pubblica
  • ripudio del debito illegittimo
  • ripristino di una tassazione fortemente progressiva in cui chi ha di più paga di più
  • ripristino ed estensione dello Statuto dei Lavoratori anche alle piccole imprese
  • piano generale pubblico del lavoro, garanzia di reddito ai disoccupati e alle disoccupate
  • riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario/stipendio e redistribuzione del lavoro esistente
  • rigorosa applicazione dei principi di parità salariale tra le donne lavoratrici e gli uomini
  • riduzione delle spese militari e patrimoniale sulle grandi ricchezze
  • garanzia dei diritti di organizzazione sindacale nei luoghi di lavoro
  • fine delle grandi opere dannose per l’ambiente e costose
  • piccole opere infrastrutturali diffuse a protezione dell’assetto idrogeologico del territorio piano organico per il potenziamento del trasporto pubblico, in particolare su rotaia
  • nazionalizzazione senza indennizzo delle imprese che inquinano, che licenziano e delocalizzano
  • creazione di una banca pubblica nazionale

Naturalmente è solo un esempio di programma possibile, che tenga insieme le necessità e le aspirazioni immediate di larghe masse con il progetto di una società alternativa al capitalismo.

Ma perché anche questo programma non risulti solo propagandistico è necessario individuare lotte concrete sulle quali cominciare a ricostruire una reale solidarietà di classe, necessaria per riconquistare i rapporti forza perduti in questi anni.

Proprio in questi giorni i metalmeccanici e le metalmeccaniche stanno esprimendo la loro contrarietà al rinnovo del contratto di settore, come hanno già fatto altre categorie nei mesi scorsi e come probabilmente saranno chiamati a fare gli impiegati e le impiegate nel pubblico impiego. Raccogliere quel dissenso dovrebbe essere l’obiettivo di una sinistra che nei fatti vuole essere autonoma e radicalmente alternativa al PD ma anche alle burocrazie sindacali, che il nome del “meno peggio”, continuano ad alimentare speranze che poi vengono costantemente disattese e che sedimentano rabbia e rassegnazione. È vero che abbiamo di fronte l’appuntamento referendario sul Jobs Act e su cui la Cgil ha raccolto le firme ma non può essere l’unico orizzonte di mobilitazione: come proseguiamo se il governo dovesse decidere di procedere ad elezioni anticipate o se il governo e le parti sociali dovessero sedersi al tavolo delle trattative per modificare le parti più indigeste di questa legge senza però toccarne l’impianto?

Sinistra Anticapitalista parteciperà ai prossimi dibattiti e alle prossime iniziative nazionale stimolando il confronto tra le diverse forze politiche e sindacali a partire anche da queste proposte. Ci facciamo poi promotori di questo dibattito sul territorio attraverso l’iniziativa politica promossa dai nostri circoli.