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Donne di classe

Il 26 novembre scenderemo in piazza contro la violenza sulle donne. Il 27 continueremo la mobilitazione in assemblea con l’obiettivo di discutere e riscrivere un piano antiviolenza femminista.

I motivi per scendere in piazza sono diversi:

  • in Italia il numero dei femminicidi è in costante aumento e la risposta non può essere sempre e solo emergenziale. La violenza sulle donne è strutturale e trova le sue radici nel patriarcato.
  • i fondi ai centri antiviolenza vengono costantemente tagliati e lo scopo del governo è istituzionalizzarli sottraendoli al controllo delle donne che li hanno voluti e creati. Già quest’estate molte donne sono scese in piazza per denunciare e smascherare l’ipocrisia delle istituzioni che, di fronte all’aumento dei femminicidi, hanno versato inutili lacrime di coccodrillo.
  • 7 ginecologi su 10 si oppongono di fatto all’applicazione della 194 attraverso l’obiezione di coscienza. Questa pratica complica ulteriormente il già difficile cammino delle donne che decidono di abortire.
  • i tagli alla sanità, ai servizi sociali e al welfare colpiscono doppiamente le donne che oltre a vedersi limitato l’accesso alle cure, si ritrovano gravate dal lavoro di cura che, in mancanza di servizi sociali, ricade principalmente sulle loro spalle, come è sempre stato.
  • l’L’aumento dello sfruttamento sui luoghi di lavoro, l’allungamento dell’orario di lavoro, l’aumento della ricattabilità e della precarietà (che, peraltro, in molti casi influisce anche sulla scelta delle donne di diventare madri), l’allungamento dell’età pensionabile, l’abolizione dell’articolo 18 e la continua erosione dei diritti sul lavoro voluta con l’approvazione del Jobs Act hanno peggiorato le condizioni di lavoro. In particolare le operaie e le lavoratrici pagano un prezzo molto alto anche sulla loro salute riproduttiva.

Ad un governo che ci propone il Fertility Day bisogna rispondere con una mobilitazione di massa seguendo l’esempio delle donne polacche e argentine che ci hanno indicato la strada da seguire.

Sinistra Anticapitalista
per l’autodeterminazione, per i diritti
per la libertà delle donne