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Perché la sinistra deve essere contro ogni tipo di criminalizzazione?

di Gabriela Caramuru (avvocata e militante PSOL Brasil), traduzione di Stefano Curti

prigione-brasileCon la prigione per una serie di impresari, politici e parlamentari per l’operazione “Lava Jato” in Brasile, il carcere sembra collocarsi per l’insieme dei lavoratori come una possibilità di punizione per i ricchi e di risoluzione dei conflitti sociali.

Ma qual è la funzione del carcere? Può un socialista rivendicare la forma giuridica di punizione del capitale? È plausibile privare per determinato tempo della libertà un essere umano con l’obiettivo di “risocializzarlo” per un ritorno alla convivenza sociale?
Sulle basi nel materialismo storico, è opportuno analizzare ogni tipo di punizione come proprio delle relazioni sociali di produzione di ciascun modello produttivo: schiavismo, feudalesimo, capitalismo. Così la prigione assume una valenza storica. Nel capitalismo, così come il valore delle merci è misurato per il tempo di lavoro, le prigioni, sempre in funzione del tempo, sono in grado di aumentare o diminuire l’esercito industriale di riserva. Oltre a regolare il valore della forza lavoro fuori dal carcere e, all’origine, educare alla disciplina per il lavoro stesso, la prigione nel capitalismo ha la funzione specifica di garanzia delle relazioni sociali di produzione fondate nella valorizzazione del capitale: è lo strumento per neutralizzare coloro che mettono in discussione il suo seme, la proprietà privata.

Se hai già insultato un tuo vicino o rubato un bicchiere in un bar sai che tutti commettono crimini nel corso della vita. La differenza in questo caso è che solo alcuni reati hanno una punizione effettiva. La criminalizzazione interviene strutturalmente di fronte ai reati contro la proprietà privata (rapina, furto, ecc.). In altre parole i crimini che pongono in questione la proprietà sono il motivo stesso di esistenza del diritto penale, come garanzia del modello di produzione capitalista. Il carcere, al contrario di quello che la punizione delle élite costruisce ideologicamente, è selettivo e coinvolge solamente i lavoratori. Quindi, il vero obiettivo dello Stato, con la criminalizzazione e con il modello punitivo del capitalismo, è la protezione della proprietà delle élite.

Oggi in Brasile sono 607.731 le vite distrutte dal carcere. L’incarceramento cresce nei paesi dell’America Latina in modo inversamente proporzionale alle politiche sociali. Nello strumento di punizione del capitale il prigioniero finisce per essere vittima dei più perversi crimini. Sotto il controllo dello Stato, gli esseri umani, tutti ugualmente portatori di diritti, soffrono fame, freddo, abusi sessuali, assenza dei familiari e torture. Anche dopo la fine della pena, indiscutibilmente segnata dalla perdita dei diritti basilari, lo stigma di ex-detenuto e la difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro cristallizzano la condizione di marginalità. Oltre a peggiorare la vita della persona che ha sofferto la pena, i crimini commessi dallo Stato nelle prigioni sono, di regola, superiori ai crimini che culminarono nella prigione.

Ma la punizione per i ricchi è una possibilità? La criminalizzazione sporadica dei ricchi serve solamente per legittimare il modello di punizione che imprigiona solo i poveri (in Brasile in grande maggioranza neri) che mettono in discussione la proprietà privata. Oltre ad esserci raramente una punizione effettiva e nell’occorrenza poter comunque contare su periodi ridotti, abitazioni private e personale a disposizione, ecc., la criminalizzazione delle élite ha la nitida funzione di legittimare il modello di punizione del capitale per il suo obiettivo velato: la criminalizzazione selettiva di parte dei lavoratori.

Nel caso dell’operazione Lava Jato in Brasile, per esempio, dopo due anni dall’inizio dell’operazione, al contrario di avere decine di politici incarcerati, come immagina il senso comune, il saldo è solamente una retrocessione brutale nelle garanzie processuali. Ovviamente si tratta di violazioni solo contro coloro che veramente sono soggetti ad incarcerazione, ovvero i lavoratori. Così, l’eredità dell’operazione Lava Jato non è la punizione dei ricchi ma la violazione dei diritti alla difesa dei poveri. Confessioni procurate attraverso carcerazioni provvisorie abusive, prove ottenute da registrazioni illegali, esecuzioni provvisorie della pena e conduzioni coercitive alle centrali di polizia non saranno violazioni affrontate dalla borghesia nel quotidiano. Chi sarà spinto alle centrali di polizia con la forza saranno ancora una volta i lavoratori poveri, coloro che vendono la propria forza lavoro e mettono in questione il modello di produzione capitalista. La violazione di diritti come la possibilità di contradditorio e la presunzione di innocenza, violati nella Lava Jato e già reiteratamente violati contro i lavoratori, sarà legittimata e avrà i precedenti giuridici necessari per diventare la regola nei processi penali contro i poveri.

Per i socialisti, la costruzione del controllo sociale della produzione, per contrastare la criminalizzazione del lavoratori, non si riferisce solo a sostituire il contenuto del carcere con nemici diversi, ora nemici dello Stato. Al contrario, in questo modo, si rinforzerebbero le istituzioni del capitale e la forma giuridica che si è costituita con il capitalismo. Pensare al superamento del modello di produzione capitalista è negare la sua forma giuridica di punizione e formare le basi per una effettiva risoluzione dei conflitti in una società senza classi sociali.

La soluzione difesa dai socialisti non è l’aumento della sicurezza pubblica nel senso della repressione, che con le proprie percentuali di recidiva si è mostrata una politica errata. Crediamo nell’investimento in politiche pubbliche e nella valorizzazione dei salari, che diano sostanza ad una vita degna per l’insieme dei lavoratori. Paesi del centro del capitalismo, che si arricchiscono sulle spalle dei paesi periferici colonizzati come il Brasile, riescono, per la diminuzione delle diseguaglianze sociali, a ridurre la violenza senza ricorrere a una maggiore militarizzazione. La polizia nel capitalismo rappresenta l’unico braccio dello Stato che arrivi nelle periferie: poliziotti sfruttati per sterminare lavoratori sfruttati. Al contrario di ambulatori, buone scuole pubbliche, accesso all’università pubblica, minori giornate e maggiori salari, la scelta dello stato è la militarizzazione intensiva e la prigione per i poveri.

In questo modo, come può la sinistra autorizzare lo Stato a commettere crimini imprigionando essere umani? Dall’altro lato, vediamo il carcere come modello punitivo proprio del capitalismo per la regolazione del valore della forza lavoro, a difesa della proprietà privata delle élite e della morale borghese della valorizzazione del lavoro sfruttato, punendo solo i poveri. È dovere dei socialisti insorgere contro qualsiasi forma di incarcerazione di esseri umani.

Oltre alle diverse alternative, formulate e applicate come strumenti socialisti per la risoluzione dei conflitti, non è compatibile con il socialismo la rivendicazione e il festeggiamento dell’incarcerazione. Inoltre, l’infiltrazione del modello di mercato nelle prigioni, con le temute proposte di privatizzazione, rappresenta una paura ancora maggiore per l’essere umano criminalizzato. Aumentando la torta per la privatizzazione, nel solco degli USA, il Brasile ha già verificato un aumento del 33% negli ultimi cinque anni del suo tasso di detenzione. La privatizzazione significa lobby nella giustizia per l’aumento delle pene, lavoro precarizzato con intensiva estrazione di plusvalore assoluto, relativo e straordinario, alta punizione e controllo, aumento della criminalizzazione per qualsiasi condotta, bassi salari e dominio della vita e dei corpi dei lavoratori per i proprietari dei mezzi di produzione.

Davanti a tutto ciò è incompatibile con il socialismo rivendicare qualsiasi tipo di criminalizzazione come forma di risoluzione di problemi politici o sociali. Durante la transizione verso la fine completa del carcere, investire in alternative come la giustizia riparatrice sotto ridotto controllo e come il sequestro dei beni giuridici da parte dello Stato deve essere il nostro programma. Al diritto penale transitorio (che non si deve obbligatoriamente avvalere della detenzione) competerebbe esclusivamente la protezione di vita, integrità, sessualità e libertà, eliminando dal suo ambito la protezione della proprietà privata. Questa è una lotta necessaria per contrastare la distruzione della vita delle migliaia di lavoratrici e lavoratori detenute oggigiorno.

Essere contro la tortura e la proprietà privata che permette l’estrazione di plusvalore è essere contrari a qualsiasi tipo di criminalizzazione, anche delle élite, come ideologia di legittimazione del carcere. Il carcere non è per tutti ma, al contrario, selettivo e garante del capitalismo. Proprio per questo è compito dei socialisti distruggerlo.

Bibliografia

  • A criminologia Radical, Juarez Cirino dos Santos
  • Cárcere e fábrica, Dario Melossi e Massimo Pavarini
  • Punição e estrutura social, Georg Rusche e Otto Kirchheimer
  • Vigiar e Punir, Michel Foucault
  • Teoria Geral do Direito e Marxismo, Eugênio Pasukanis