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Un fronte unitario per l’autunno del NO

 

di Franco Turigliatto

 

Lo scontro sociale e politico dell’autunno si sta delineando con i suoi diversi protagonisti.

La quadratura del cerchio

Il governo Renzi ha un problema serio: deve quadrare il cerchio, trovare, cioè, la combinazione giusta per una finanziaria che non appaia troppo antipopolare, che dia qualche elemosina più o meno fasulla, che eviti l’aumento dell’IVA con i suoi effetti negativi sulla congiuntura economica, che riduca però consistentemente le tasse alle imprese svilendo contemporaneamente i contratti nazionali di lavoro.

L’obiettivo politico è ben definito, recuperare consensi per vincere la partita del referendum.

Il compito renziano è difficile: per quanto la Commissione europea sia stata e sia ancora disponibile a concedere margini di flessibilità, cioè una percentuale di deficit di bilancio superiore al 2%, Renzi non può tirare esageratamente la corda come gli ha ricordato in questi giorni il suo presidente Juncker. Non c’è nessuna svolta dei governi europei; il fiscal compact resta l’alfa e l’omega delle loro scelte; al massimo accettano correzioni parziali di fronte a situazioni molto critiche come quella che potrebbe prodursi in Italia. E il nostro paese è un tassello fondamentale di questa Unione. In questo gioco tra compari a Renzi va quasi bene la sua esclusione dal vertice Holland Merkel perché gli permette di presentarsi come l”alternativa”, colui che “critica” l’austerità.

In realtà i tecnici del governo sono invece al lavoro per trovare risorse aggiuntive tagliando ancora la spesa pubblica, la sanità, i trasferimenti alle Regioni, quasi che le pesanti sforbiciate degli ultimi 10 anni non stiano producendo tragici effetti sulla vita concreta dei cittadini, a partire dal drammatico collasso verso cui corre l’assistenza sanitaria pubblica.

Le spese per la nuova ed irresponsabile guerra in Libia sono invece state trovate.

Padroni e burocrazie sindacali

L’assassinio del lavoratore egiziano, militante dell’USB, a Piacenza durante un picchetto, l’inarrestabile stillicidio degli omicidi sul lavoro, l’incredibile vicenda dei lavoratori della FCA di Nola del SI Cobas, licenziati da Marchionne su cui finora la magistratura ha saputo produrre solo la giustizia di classe dei padroni, le innumerevoli iniziative del governo contro i movimenti lotta, indicano la portata dello scontro di classe, cioè il grado di violenza a cui sono disponibili i capitalisti e il loro sistema.

La partita dell’autunno per il governo e la Confindustria sarebbe ben più difficile se le maggiori organizzazioni sindacali volessero mai assumersi il compito per il quale sono deputate, organizzare e mobilitare le classi lavoratrici per la difesa dei diritti e delle loro condizioni di vita e lavoro. La subalternità e la passività delle burocrazie sindacali alle scelte del capitale e del governo, costituiscono un aiuto decisivo per le classi dominanti.

Ne è conferma il recente accordo intercorso tra CGIL, CISL e UIL e la Confindustria sulle ristrutturazioni e sui licenziamenti: le direzioni dei tre sindacati invece di contrastare e di provare ad impedire che queste misure si realizzino ed emarginino i lavoratori, si preoccupano di gestirle con i padroni in modalità tali che non si producano dure lotte e forti scontri sociali… !

Per quanto riguarda il gruppo dirigente della Fiom, tanto più dopo l’accordo intervenuto con la Camusso, non ha trovato la volontà reagire e di tornare protagonista nello scontro sociale diretto (e non solo nei comizi televisivi) pur dovendo affrontare una Federmeccanica che intende svuotare completamente il contratto nazionale di lavoro. Per non parlare dei lavoratori pubblici (con gli stipendi fermi da 6 anni) per cui il governo pensa di stanziare risorse ridicole, senza che le organizzazioni sindacali si propongano di chiamare seriamente la categoria alla lotta.

Non si va lontano se si rinuncia a combattere l’austerità fino in fondo e a respingere i dogmi e i ricatti del mercato capitalista.

Anche per questo insistiamo sulla necessità di unire strettamente la battaglia democratica per il No al referendum sulla controriforma Boschi, con quella sugli obiettivi sociali e contrattuali.

Difficile vincere la battaglia istituzionale se non si attiva un movimento di lotta operaia e sociale capace di costruire egemonia politica nel paese, difficile contrastare le iniziative che la borghesia metterà in campo prima e dopo la scadenza del voto.

Serve una mobilitazione unitaria e plurale

Fin dall’inizio dell’estate abbiamo sostenuto la necessità di una mobilitazione unitaria e plurale per dire No al referendum, per respingere la finanziaria che Renzi, per difendere l’occupazione e i contratti, promossa, gestita ed organizzata da tutti i soggetti interessati, i comitati referendari, le forze della sinistra, i sindacati disponibili, i movimenti sociali.

Ognuno deve poter sviluppare le proprie proposte, ma si deve scendere in piazza tutti insieme senza settarismi o primogeniture; è l’unico modo per cambiare i rapporti di forza e costruire un punto di riferimento credibile non solo per l’insieme delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche per tante/i altre/cittadine/i, facendo crescere la coscienza e la fiducia in se stessi dei protagonisti delle mobilitazioni.

In queste settimane ci sono state discussioni tra le forze sindacali di base e quelle politiche e sociali di classe per costruire un autunno di lotta contro le politiche del governo e dei padroni compreso uno sciopero generale e una grande manifestazione nazionale a Roma.

Sappiamo quanto questo sia difficile dati i rapporti di forza; per questo è indispensabile agire fino in fondo uno sforzo unitario da parte di tutti i protagonisti.

Siamo ben lontani dal conseguimento di questo obbiettivo; ad oggi, 26 settembre, abbiamo in agenda uno sciopero generale di 8 ore indetto da USB, Unicobas e USI per il 21 Ottobre, (con contenuti del tutto condivisibili) e una manifestazione nazionale per il 22 ottobre promossa da un cartello vasto di forze sotto la denominazione di “Coordinamento per il No sociale alla Controriforma istituzionale”, il “NO Renzi day”.

Sinistra Anticapitalista fa parte di questo cartello, avendo lavorando per la sua massima apertura.

Nel frattempo però la CUB ed altre organizzazioni sindacali di base si sono orientate (su una piattaforma non molto diversa e condivisibile) per uno sciopero generale di 8 ore in data diversa, il 4 novembre. Il problema è fin troppo evidente.

In quanto organizzazione abbiamo già scritto e detto che sosterremo tutte le azioni di sciopero e tutte le mobilitazioni, tuttavia non possiamo non richiamare una semplice verità, quanto sia difficile oggi partecipare a uno sciopero per i lavoratori e nello stesso tempo quanto sia difficile per una forza sindacale costruire le condizioni di una sua riuscita. Una lavoratrice o un lavoratore che si convinca delle necessità di scioperare quale giornata sceglierà?

Sinceramente crediamo che i lavoratori del nostro paese si meriterebbero un altro scenario e non siamo convinti che siano stati fatti tutti gli sforzi necessari per la convergenza dei sindacati di base, che sembrano aver rinunciato anche alle parziali unità d’azione degli anni passati.

Più che mai necessarie sono invece la preparazione unitaria dello sciopero, le assemblee comuni, i comitati unitari di lotta nei luoghi di lavoro, strumenti non rivolti ad affermare una posizione o lista sindacale, ma a costruire una dinamica larga che favorisca la partecipazione di ampie aree di lavoratori compresi quelle lavoratrici e quei lavoratori che fanno riferimento alle tre confederazioni ed in particolare alla CGIL, mettendo in difficoltà le loro direzioni burocratiche.

Forse la classe lavoratrice si merita qualcosa in più da parte dei sindacati di base che non la coazione a ripetere le divisioni. Perché l’unità di cui sono stati capaci i sindacati francesi nelle lotte dei mesi scorsi non è possibile praticarla nel nostro paese?

Pur temendo che le iniziative di sciopero resteranno quelle divise, delineate fino ad oggi, tuttavia chiediamo ai gruppi dirigenti di fare uno sforzo per sbloccare una situazione fin troppo ingessata. Chiediamo alle compagne e compagni che militano nei diversi sindacati di adoperarsi al massimo perché si riapra un percorso unitario così importante per rendere credibile e concreta la dichiarazione di sciopero e modificare i rapporti di forza nei luoghi di lavoro. La posta in gioco dell’autunno è molto alta e dobbiamo credere alla possibilità di aiutare la classe lavoratrice a rialzare la testa.