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Accordo Fincantieri: affondiamo questo accordo Votiamo NO! Per riprendere le lotte e riaprire la trattativa

IL 26 giugno è stato firmato tra la Fincantieri e i tre sindacati meltameccanici FIOM, FIM, UILM, un accordo sul contratto integrativo del Gruppo su cui le lavoratrici e i lavoratori saranno chiamati a pronunciarsi alla fine del mese di luglio.

La portata sindacale ed anche politica di questo accordo è molto grande, sia per i suoi contenuti, sia perché riguarda uno dei principali gruppi industriali italiani. La Fincantieri, a differenza della FCA (Fiat), è associata alla Federmeccanica, quindi alla Confindustria. Essa occupa in direttamente in Italia quasi 10.000 lavoratrici e lavoratori, ma quasi altri 20.000 sono impiegati dalle aziende appaltatrici correlate.

Il sito dell’azienda propone l’immagine del mondo intero con il titolo “Lavorare insieme come un unico grande cantiere flessibile” (!?) spiegandoci che la “Fincantieri mette a disposizione dei suoi clienti un network produttivo costituito da 21 cantieri, 3 centri di progettazione, un centro di ricerca in campo navale e due unità produttive dedicate alla fabbricazione di sistemi e componenti meccaniche. Un team di 19.000 persone a livello mondiale, affiancato sinergicamente dalle risorse e strutture dei partners”.

Le sue produzioni spaziano dalle Navi da crociera a quelle militari, dai Mercantili ai Megayacht, dalle Riparazioni e Trasformazioni alla Sistenistica e alla Ricerca e Motori.

I principali siti italiani si trovano a Monfalcone, Trieste, Marghera, Genova, Ancona, Palermo, Castellamare di Stabia, Bari, La Spezia.

Le dichiarazioni entusiastiche dell’Amministratore delegato, Giuseppe Bono, subito dopo la firma dell’accordo lasciano pochi margini di equivoco sul suo significato e sui contenuti decisamente negativi per i lavoratori: “Abbiamo raggiunto un risultato davvero importante per il nostro Gruppo. L’accordo, firmato unitariamente dai sindacati, è improntato al principio che la ricchezza prima si crea e poi si distribuisce. L’erogazione del premio di risultato sarà legata alla prestazione e alla continuità della presenza, nonché all’effettiva performance di ogni singolo lavoratore. Inoltre viene definito un innovativo modello partecipativo che, facendo perno sulla corresponsabilità dei lavoratori, garantirà livelli di efficienza che contribuiranno a favorire l’innalzamento della nostra competitività.”. Bono ha poi concluso: “Siamo certi che i lavoratori ne comprenderanno la valenza e che lo stesso possa rappresentare un esempio anche per la contrattazione nazionale”. 

Siamo di fronte ad un accordo che ha contenuti tali per cui, non a caso, la sinistra sindacale nella FIOM parla di “un ritorno al pagamento in natura” e che rischia di essere un vero e proprio macigno sulla condizione dei lavoratori nonché di indirizzare molto negativamente la vertenza generale per il contratto nazionale dei metalmeccanici. La scelta del gruppo dirigente della Fiom, che sembra aver deciso all’ultimo momento di firmare e sostenere l’accordo, non solo esprime la profonda involuzione politica e sindacale di questo gruppo dirigente, ma anche il suo grado di smarrimento e di impotenza nel reagire alle difficoltà.

Per una adeguata comprensione dell’accordo riportiamo i contenuti del volantino che la Sinistra sindacale della Fiom ha prodotto per sostenere la battaglia di tutte le delegate e i delegati che stanno lavorando per orientare le lavoratrici e i lavoratori del gruppo affinché sia espresso nel referendum un chiaro voto negativo. (N.d.R.)

Accordo Fincantieri: affondiamo questo accordo

Votiamo NO!

Per riprendere le lotte e riaprire la trattativa

Il 24 giugno, Fim Fiom e Uilm hanno firmato l’accordo in Fincantieri, uno dei gruppi industriali più importanti in Italia (testo integrale dell’ipotesi di accordo). Nei prossimi giorni i lavoratori saranno chiamati a decidere con un voto se approvare o respingere l’accordo. Il nostro giudizio è fortemente negativo sia nel merito sia per l’impatto che può avere sulla trattativa per il rinnovo del ccnl. Queste le ragioni del nostro dissenso:

1. Il salario
Nonostante gli alti profitti, non c’è nemmeno un euro di aumento e la struttura del premio diventa più variabile e incerta, tutta nelle mani aziendali e senza possibilità di controllo della Rsu. Inoltre, una parte viene legata alla presenza, l’altra addirittua trasformata in welfare aziendale.
Nel dettaglio. Delle 3 voci che nel precedente contratto componevano il Premio di Risultato, solo il Premio di Efficienza rimarrà uguale (che, guarda caso, è sempre stato l’unico parametro mai raggiunto).
Il Premio di programma diventerà invece Premio di partecipazione: stessa cifra di prima (1.208 euro) ma assai più incerta. Metà della cifra potrà essere raggiunta soltanto se si superano almeno 2 dei 3 indicatori di qualità. L’altra metà solo se si rispettano i dati dell’indicatore di commessa (ore da rispettare per l’esecuzione di una commessa). Se anche questi requisiti fossero raggiunti, il premio verrà dato solo se l’azienda raggiungerà una soglia minima di redditività e comunque una parte sarà legata alla effettiva presenza al lavoro, penalizzando chi è in malattia, maternità, infortunio etc. Peggiorano anche le modalità di erogazione, poichè l’eventuale pagamento (se tutti i criteri sono raggiunti), avverrà comunque l’anno dopo e non più il mese successivo.
I 69 euro mensili (prima in busta paga) non saranno più pagati in denaro ma come “welfare aziendale” o in buoni spesa.
Per una parte del personale impiegatizio, al posto del Premio di Risultato collettivo, si istituirà un Piano Obiettivi Gestionali, cioè un salario interamente individuale.

2. Diritto di sciopero
L’accordo prevede un ulteriore restrizione della libertà di sciopero. La ‘clausola di raffreddamento’, già prevista dal precedente contratto, passerà da 3 a 9 giorni, entro i quali non si potrà proclamare sciopero per questioni aziendali.
Non ci sono sanzioni in caso di violazione (come invece in FCA), ma è comunque un fatto gravissimo.

3. Video-controllo e mensa
Si accetta la norma del jobs act in materia di controllo a distanza. La direzione si arroga inoltre la discrezionalità di decidere, previo esame congiunto non vincolante con la Rsu, di spostare la mezz’ora di pausa mensa a fine turno. Un fatto gravissimo anche per la salute e sicurezza. Inoltre si cancella l’istituto dell’indisposizione.

4. Appalti e investimenti
Non vi è alcun vincolo inerente la clausola sociale sugli appalti, ma solo impegni vaghi sommati a pessimi propositi volti a incentivare le aziende appaltatrici a sostituire il subappalto con l’impiego di lavoratori somministrati tramite appositi accordi con Agenzie di Lavoro. A questo si aggiunge la volontà di re-internalizzare le parti della catena di valore a maggior valore aggiunto oggi date in appalto, con il rischio, in assenza di alcun piano di assunzione diretta di lavoratori, di una enorme quantità di esuberi nelle ditte appaltatrici, senza peraltro alcuna vera garanzia sul futuro industriale dei cantieri.

5. La Fiom riconosce il CCNL separato
La Fiom riconosce il CCNL separato del 5 dicembre 2012 firmato solo da Fim e Uilm, con cui si cancellano così 8 anni di lotte.

Perchè la Fiom ha sottoscritto un accordo così negativo? E’ vero che la mobilitazione negli scorsi mesi è avvenuta a macchia di leopardo. Ma è altrettanto vero che dove le lotte si sono organizzate sul serio l’adesione è sempre stata più che buona. Perchè quindi non rompere il tavolo e tentare di riprendere le mobilitazioni? E se pure non vi fossero state le condizioni per riprendere la lotta (come fu per esempio in FCA), perchè sottoscrivere un accordo che rappresenta una vera e propria capitolazione? La Fiom avrebbe dovuto opporsi a questo accordo e organizzare la lotta e la resistenza nei cantieri. Il dubbio è che abbia prevalso la convinzione che, se si fosse arrivati a una intesa separata, l’unità sindacale rischiava di saltare anche sul tavolo del ccnl. Ma se l’unità con Fim e Uilm, porta a accordi pessimi, meglio dire NO! Rinunciare in Fincantieri a principi e diritti fondamentali e riconoscere il ccnl separato del 2012 rischia di essere la prova generale di quanto può accadere per il ccnl.

Per tutte queste ragioni invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici di Fincantieri a votare NO all’ipotesi di accordo. Da un lato per respingere un evidente peggioramento delle proprie condizioni materiali. Dall’altro per dire a Fim e Uilm – ma soprattutto alla Fiom – che non siamo disposti a accettare un ccnl a perdere.

Il sindacato è un’altra cosa