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Orlando (Florida), omofobia e fondamentalismi

di Redazione
L’eccidio di Orlando, in Florida, perpetrato all’interno di un locale notturno frequentato dalla comunità LGBT, suscita in noi un profondo orrore e la massima condanna. Il nostro pensiero va alle vittime e ai loro cari, vittime che si sommano a quelle che l’omofobia fa in tutto il mondo.

L’omofobia non è legata ad una religione o a una cultura in particolare. Sì, il massacro di Orlando è stato opera di un individuo che si è dichiarato di Daesh, ma non possiamo non ricordare tutte le innumerevoli manifestazioni omofobe sponsorizzate dalla destra italiana ed europea, come il Family Day organizzato a Roma a fine gennaio, l’opposizione ad ogni forma di adozione nelle unioni civili omosessuali, perfino al fatto di introdurre le tematiche di genere nella scuola pubblica. Né si può dimenticare la recente legge voluta dai movimenti cristiani e tradizionalisti imposta nella Carolina del Nord per proibire ai transessuali di utilizzare le toilette a loro scelta. Né le difficoltà che nella “civile” Europa le/gli LGBTI incontrano, per esempio nell’accesso alle cure sanitarie.

Anzi è proprio questo contesto e il tentativo  di ignorare questi atti di discriminazione e di odio che trasformano le persone LGBTI in bersagli e facilitano drammi del tipo di quello prodottosi ad Orlando.
Il massacro, peraltro, al di là delle rivendicazioni islamiste, si iscrive nella lunga serie di eccidi consumati periodicamente negli Stati uniti e radicati in un contesto sociale dominato dal culto delle armi, dell’odio, dei giustizieri “fai da te” e dalla competizione individuale.

Questa tragedia iscritta negli atti del terrorismo islamico viene oggi sfruttata dalle forze reazionarie per ergersi a difensori dei gay, per indicare nei fondamentalisti islamici i soli omofobi e per cancellare con un comodo tratto di penna tutte le loro responsabilità nella discriminazione di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali. Sono le stesse forze che impediscono agli omosessuali di godere di diritti civili pari a tutte/i le/gli altre/i cittadine/i.