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Plan B, solidali con le lotte in Francia e no al jobs act anche in Italia

di Checchino Antonini, da Popoff

Migliaia di persone hanno partecipato, domenica scorsa, a quattro eventi che hanno fatto il giro del centro di Madrid e hanno riempito la Puerta del Sol per chiedere “una rivolta democratica dei popoli d’Europa”. E’ la parola d’ordine del Plan B, lo spazio politico anticapitalista e antiliberista che lavora alla convergenza di lotte e soggettività nel continente, da quando un partecipato meeting internazionale, a febbraio, l’ha lanciata proprio a Madrid. L’8 maggio, un altro convegno ha raccolto il testimone a Roma e rilanciato per una mobilitazione più ampia possibile, in Europa, mentre in Francia molte raffinerie erano (e sono) bloccate dalla mobilitazione prolungata contro la loi travail. Lì il 2 giugno è previsto un nuovo sciopero dei portuali che potrebbe estendersi fino al 14 giugno, giornata di manifestazione nazionale contro la Loi Khomri.
Ieri sono entrati in sciopero anche un centinaio di operatori ecologici nella regione di Parigi, bloccando sin dal mattino l’inceneritore di Ivry-sur-Seine.
Da oggi è previsto l’ennesimo sciopero dei lavoratori dei trasporti, che riguarderà sia i dipendenti della SCNF (le ferrovie francesi), sia il trasporto su gomma.
Dal 3 al 5 giugno incroceranno le braccia anche gli aeroportuali.

In Italia, i promotori di Plan B hanno dato vita a sette iniziative in sintonia con le marce di Spagna e in solidarietà con le lotte in Francia, significativa e non casuale la coincidenza con l’anniversario della Comune di Parigi, la prima rivoluzione proletaria in Europa. Roma, Napoli, Brescia, Torino, Livorno, Milano, Carrara. Piccole iniziative certo, rispetto a quelle, ma significative dell’urgenza di quello spazio politico e sociale che si va costruendo e che sta ragionando a una giornata unitaria di solidarietà con la Francia in parallelo con il grande corteo di Parigi del 14. Dopo Plan B sembra muoversi qualcosa come la manifestazione di domani, 1° giugno, indetta da Usb, nella consueta beata solitudo di quella sigla, sotto l’ambasciata francese a Roma in piazza Campo de Fiori. Ci sarebbe bisogno di ben altro, e i promotori del Plan B stanno costruendo un appello specifico per il 14, per fornire concreta solidarietà a chi lotta in Francia e rilanciare in questo paese una vertenza generale contro il,jobs act.

A Madrid, nonostante la pioggia, la piazza centrale s’è riempita per reclamare una politica di accoglienza dei rifugiati più umana, la paralisi di TTIP, CETA, TISA e altri accordi neoliberali e l’abrogazione dell’articolo 135 della Costituzione iberica, le ultime riforme del lavoro, rivendicare l’insolvibilità del debito illegittimo e la cancellazione della ley mordaza che vuole mettere il bavaglio alla protesta sociale. Le quattro colonne erano tematiche: “No al Debtocracy, il TTIP, il CETA e paradisi fiscali”; contro l’accordo tra l’UE e la Turchia in materia di politica di migrazione e dei rifugiati; per “un’Europa che difende i servizi pubblici, femminista e ambientalista”; “Contro austericidio, insicurezza e saccheggi, in difesa della libertà e lavoro dignitoso”.

Particolarmente suggestiva era l’enorme varietà di gruppi sociali e forze politiche di sinistra che hanno partecipato alla chiamata. A poche settimane dalla ripetizione delle elezioni generali, migliaia di persone hanno unito le loro cause per chiedere un cambiamento dalle piazze e dalle urne.