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Francia, via la legge del lavoro, Valls e il suo governo

La lotta in Francia contro l’infame legge El Kamri nonostante il tentativo del governo Holland-Valls di imporla ad ogni costo al paese ricorrendo sempre più alla repressione poliziesca, continua con molta forza in diversi settori di lavoratori e la giornata del 26 maggio ha visto un ulteriore allargamento della mobilitazione.

E già si prepara un’altra giornata decisiva per il 14 giugno.

La lotta dei giovani e della classe lavoratrice francese riguarda tutti noi, tutta l’Europa a partire dal nostro paese; per questo dobbiamo costruire una forte campagna di solidarietà; più che mai la loro lotta è la nostra lotta, il loro successo è il nostro successo. Per questo forze politiche e sindacali in Italia stanno discutendo in questi giorni quali iniziative di solidarietà costruire per il 14 giugno. Sinistra Anticapitalista è pienamente impegnata in queste iniziative ed auspica che siano le più ampie ed unitarie possibili di tutte quelle forze che guardano con speranza e solidarietà a quanto avviene oltralpe.

Di seguito riportiamo l’ultimo editoriale del sito dei nostri compagni francesi dell’NPA.


In centinaia di migliaia, ancor più numerose e combattive che nelle scorse settimane, le manifestazioni di questo giovedì 26 maggio per imporre il ritiro della legge sul lavoro sono state un successo. Dimostrano che i rapporti di forza si stanno modificando, mettendo in difficoltà un governo e una maggioranza nella quale cominciano ad apparire le prime divisioni.

In estrema difficoltà, per fare tacere questo movimento, da parecchie settimane Valls e il suo governo hanno utilizzato ogni mezzo a loro disposizione, dal colpo di forza istituzionale ricorrendo all’articolo 49-3 della costituzione gollista alla repressione e alle provocazioni poliziesche per dividere coloro che si oppongono; sono arrivati anche ad utilizzare lo stato d’eccezione vietando le manifestazioni. Da ultimo hanno inviato le forze dell’ ”ordine” per disperdere i blocchi attorno alle raffinerie e ai depositi di carburanti; è questa la sola, ma vana risposta, che il governo da alla nostra mobilitazione.

Bloccare l’economia, estendere lo sciopero

Dalla fine della settimana scorsa, dalla Normandia alle Bocche del Rodano, i blocchi delle zone industriali e in particolare dei depositi dei carburanti si sono moltiplicati. Il governo ha quindi mandato i poliziotti per distruggere i picchetti… La risposta non si è fatta attendere: in seguito alle decisioni delle Assemblee Generali le principali raffinerie del paese si sono messe in sciopero. Un nuovo passo avanti è stato fatto, rafforzato dalle manifestazioni di giovedì scorso.

I lavoratori delle raffinerie non devono restare soli. Il blocco e lo sciopero delle raffinerie possono essere un punto di appoggio per lo sviluppo della mobilitazione dell’insieme dei salariati sia privati che pubblici. Dobbiamo cogliere questa occasione. L’estensione dello sciopero ad altri settori, denunciata dal padronato, fa paura al governo che cerca di evitarla tentando di rassicurare i camionisti sul pagamento delle ore di straordinario e i ferrovieri sulla perennità del loro accordo di azienda.

Far cadere il governo e la sua legge

Dopo due mesi la lotta contro il progetto di legge sul lavoro continua a svilupparsi e rinnovarsi e per il governo è già una prima sconfitta. Il calendario di lotta dell’intersindacale ha fissato un appuntamento intercategoriale, una giornata di sciopero con manifestazione nazionale a Parigi, il martedì 14 giugno, giorno in cui inizierà il dibattito in Senato sulla legge. Questo non sarà ancora sufficiente per vincere. Le necessità sono più che mai: amplificare la mobilitazione, sostenere i blocchi, radicalizzare e allargare la lotta.

Come dimostrano costantemente i sondaggi il rifiuto della legge sul lavoro è massiccio, ultramaggioritario nella popolazione e nella gioventù, L’utilizzazione dell’articolo liberticida 49-3 in parlamento ha mostrato l’incapacità del governo di avere i voti dei deputati della sua stessa maggioranza; cosa che accentua la sua illegittimità.

Facendo un vera e propria fuga in avanti, incarnata da Valls che vuole tirare dritto ad ogni costo, questo governo è più che mai discreditato. E cominciano a manifestarsi divisioni anche in alto testimoniate dalle discussioni intorno alla possibile riscrittura dell’articolo 2.

La crisi si sta espandendo perché il sentimento che “questi non ci rappresentano” è largamente condiviso. Un’altra legittimità, quella della strada, delle piazze, delle/gli sfruttate/e, delle/degli oppresse/i si sta costruendo per imporre il ritiro della legge sul lavoro e la cacciata di Valls e del suo governo.

Parigi 27-5- 2016