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Francia, 28 aprile, nuova tappa verso lo scontro con il governo

di Leon Cremieux, tradotto da Giovanna Russo

La giornata di sciopero e di manifestazione del 28 aprile é stata caratterizzata da:

  • la metà dei manifestanti del 31 marzo (500.000 manifestanti secondo la CGT, più di un milione il 31 marzo);
  • molte azioni più combattive e convergenze promettenti
  • aumento delle violenze poliziesche e sviluppo di una campagna di aggressione da parte della destra e del governo.

Era la quarta giornata di mobilitazione generale contro la legge El Khomri (9 marzo, 31 marzo, 9 aprile), in un periodo di fine delle vacanze scolastiche, con cortei di giovani poco consistenti e pochi licei o facoltà in sciopero.

Una delle principali differenze con il 31 marzo è stata la scarsa partecipazione dei ferrovieri, che sono stati chiamati a scioperare … due giorni prima del 28 aprile.

Il 26 aprile c’è stata una giornata di sciopero alla SNCF (l’azienda ferroviaria pubblica ndt.), proclamata dall’insieme dei sindacati. Questi stessi sindacati avevano già indetto uno sciopero il 31 marzo su una questione particolare della SNCF: l’applicazione di un accordo del 2014 che permetteva la cancellazione dello statuto dei ferrovieri a partire dal 1 luglio 2016, mettendo fine al decreto che disciplina le loro condizioni di lavoro. Il suo scopo era quello di imporre un nuovo decreto-base sulle condizioni minime, e successivamente un contratto collettivo per il settore ferroviario teso ad allineare i ferrovieri SNCF (130.000) a quelli del settore privato (6.000) al fine di ottenere il 30% di produttività in più, con la soppressione di giorni di permesso, giorni di riposo ed altri peggioramenti delle condizioni di lavoro.

Benché uniti contro questo nuovo decreto, i sindacati del settore non hanno assolutamente lo stesso orientamento: l’UNSA e la CFDT rifiutano ogni collegamento con la Loi Travail (questi due sindacati non sono nell’Intersindacale nazionale) e, dunque, rifiutano di far coincidere i giorni di mobilitazione della SNCF con quelli contro la legge El Khomri. La CGT non si oppone a questa separazione e rifiuta la prospettiva di uno sciopero generale ad oltranza del settore. Sud Rail si pronuncia per lo sciopero generale e il collegamento con la lotta contro la Loi Travail. Ma questo frazionamento del fronte sindacale non permette per il momento lo sviluppo di una mobilitazione ad oltranza alla SNCF che sia motore di una mobilitazione generale contro la legge El Khomri. Così la giornata di sciopero del 26 è stata massiccia alla SNCF, ma senza estensione al 27 e con una debole partecipazione alla giornata del 28 con gli altri settori professionali ed i giovani.

I coordinamenti dei giovani nelle facoltà e nei licei cercano di mettere in moto una seconda ondata di lotta al termine di quattro settimane che hanno visto successivamente tutti gli istituti scolastici in vacanza per due settimane. Ma tutti i nuclei combattivi di giovani hanno partecipato e promosso momenti di unità con i salariati o nelle Nuit Debout in molte città. Tuttavia pochi istituti erano in sciopero il 28, anche se si tiene conto che le accademie della Regione parigina, Montpellier e Tolosa erano ancora in vacanza.

La settimana precedente al 28 aprile, la CGT, la principale confederazione sindacale, ha tenuto il suo Congresso a Marsiglia. La direzione Martinez è riuscita a mantenere una larga unanimità intorno a sé veleggiando sulla spinta fortemente combattiva, espressa da molte strutture sindacali, che esigeva l’impegno della CGT in un movimento di sciopero ad oltranza contro la Loi travail. Dal Congresso è uscita anche una mozione che fa appello, nei fatti se non a parole, alla mobilitazione per lo sciopero generale ad oltranza.

Ma, in pratica, la direzione confederale non si dà gli strumenti per dirigere realmente il sindacato in questo senso: ciò non corrisponde all’orientamento della direzione, che rifiuta lo scontro diretto con il governo di sinistra. Tuttavia, questo appello e il clima del Congresso provano l’esistenza di una forte pressione della base.

Nei giorni che precedono il 28 si sono svolti, inoltre, i negoziati sulle modalità di indennizzo dei lavoratori interinali dello spettacolo. Battaglia molto importante da anni, essendo il padronato riuscito ad attaccare duramente le regole di indennizzo. A conclusione di una lunga tornata di discussioni con i sindacati dei datori di lavoro, è stato concluso un progetto di accordo che ritorna su una buona parte dei criteri peggiorativi subiti dopo il 2003 dai lavoratori interinali. Ma questo progetto deve essere ratificato dal MADEF e dalle confederazioni che negoziano l’accordo UNEDIC. Ratifica tanto più problematica quanto più il progetto contraddice le posizione del MEDEF e della CFDT, che mirano a ridurre i diritti dei disoccupati. Un progetto di accordo positivo, dovuto alla pressione della base, ma a cui è seguito immediatamente lo sgombero da parte della polizia del Teatro dell’Odeon a Parigi, occupato dagli interinali dello spettacolo come la Comédie française, altre sale e teatri del paese.

Tutti questi diversi elementi hanno pesato nelle manifestazioni del 28 aprile. Ci sono state molte azioni locali di blocco nelle città, simili a quelle realizzate nel 2010: blocco degli accessi al Porto di Le Havre, interruzione della strada statale ad Angoulême, blocco del porto di Gennevilliers presso Saint Denis … Ogni volta queste azioni di blocco sono il risultato del lavoro locale delle Assemblee generali interprofessionali, del rapporto con i sindacati combattivi, di militanti delle Nuit Debout.

Perché il fatto nuovo di questi ultimi giorni è la convergenza dei militanti delle Nuit Debout e dei sindacalisti combattivi, di quelli e quelle che militano per lo sciopero generale.

E’ questa convergenza che si è tradotta sulle piazze di molte città e che ha conferito così un carattere combattivo alle manifestazioni del 28, malgrado una partecipazione in generale ben più debole del 31 marzo.

Convergenza simbolicamente espressa dagli appelli incrociati di sindacalisti e militanti di Nuit Debout e da una assemblea generale molto numerosa a Place de la République a Parigi, la sera del 28, in cui hanno preso la parola militanti dei ferrovieri, dei postini, sostenitori dello sciopero generale, e i portavoce della CNT, di Solidaire e … Philippe Martinez, segretario confederale della CGT. Partecipazione abbastanza inedita che la dice lunga, comunque, sul rapporto di forza creato in queste ultime settimane in seno al movimento. Il segretario generale, il cui intervento è stato interrotto dalle grida di “Sciopero generale” riprese da migliaia di partecipanti, ha cercato di barcamenarsi tra la linea confederale e le richieste dell’Assemblea generale.

Di fronte a questa radicalizzazione e questa convergenza reale, il governo e la destra, impauriti, giocano la carta della repressione e della criminalizzazione. Si può esplicitamente dire che, in generale, le forze di polizia si sono scatenate contro i manifestanti i 28 aprile.

Tra l’altro, i partecipanti al blocco del porto di Gennevilliers sono stati presi in una imboscata dalla polizia, asfissiati e picchiati, 140 arresti, due sindacalisti rinviati a giudizio immediato al Tribunale di Bobigny. A Marsiglia, il corteo di Solidaire è stato bersaglio di tiri di lacrimogeni. A Rennes, un giovane ha perduto un occhio colpito da un proiettile di gomma.

Il 28 si è concluso con 214 denunce e 250 manifestanti feriti.

E’ evidente che il governo ha adottato una strategia semplice: schiacciare il movimento facendo leva sulla paura, l’intimidazione e la criminalizzazione. Non sono né Valls, né El Khomri, né Macron che intervengono in nome del governo, ma Cazeneuve, ministro degli Interni e primo poliziotto di Francia. Il governo cerca di dissociare dal movimento le direzioni della CGT e dell’UNEF per rendere minoritario il movimento.

Allo stesso modo, i rappresentanti dell’UMP e del Front National chiedono di proibire gli assembramenti di Nuit Debout, in particolare a Place de la République. Questa strategia di tensione è, per il momento, senza effetto. Ma le settimane che verranno saranno difficili da gestire per quelle e quelli che si battono per lo scontro e lo sciopero generale.

Il 1° Maggio sarà una prossima tappa di mobilitazione. Il 3 ci sarà una nuova giornata di manifestazione, perché sta per cominciare il dibattito parlamentare sulla legge El Khomri. Il governo dovrà affrontare le contraddizioni interne al PS, subendo di nuovo la pressione interna e costretto a riaprire il dibattito pubblico sulla legge che aveva chiuso da tre settimane.

Poi, il 10 e 17 maggio ci saranno nuove giornate di sciopero alla SNCF, durante le quali la CGT farà fatica a contenere la richiesta dello sciopero ad oltranza.

Un mese di maggio seminato di insidie ma anche di speranza di fare, infine, convergere le lotte ed imporre un movimento unitario. Oggi decine di migliaia di militanti cercano di superare gli ostacoli per costruire un rapporto di forza sufficiente per mettere in ginocchio il governo.