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25 aprile, No alle controriforme istituzionali

Sì alla difesa dei diritti politici e sociali

Nella primavera di 71 anni fa i popoli d’Europa si liberarono dalla barbarie nazifascista in nome della democrazia, dei diritti politici e democratici, della eguaglianza sociale, della solidarietà, per porre fine ai nazionalismi, alle guerre e agli interventi neocoloniali.

Nei due decenni successivi le mobilitazioni della classi lavoratrici aprirono, pur all’interno di una società capitalista (quindi strutturalmente ingiusta), una stagione di conquiste sociali senza precedenti per le classi subalterne.

Oggi però nuovamente spira sull’Europa un vento reazionario: le politiche dell’austerità delle classi dominanti (una vera guerra sociale contro le classi lavoratrici) hanno cancellato molte di quelle conquiste: i diritti sociali e democratici sono rimessi in discussione e gli interventi militari in Medio Oriente si sono susseguiti producendo guerre e tragedie infinite e milioni di migranti che nel tentativo di sfuggire ai conflitti si rivolgono all’Europa trovando i muri e le porte sbarrate.

In tutta Europa stanno risorgendo forze fasciste e naziste, che costruiscono le loro fortune, sul razzismo, la xenofobia, l’odio per i migranti e per tutti coloro che vengono additati come diversi.

L’antifascismo non è una politica obsoleta, ma una pratica di stringente attualità

In Italia la lotta di Resistenza portò a una Costituzione democratica che sanciva fondamentali diritti democratici e indicava principi di eguaglianza sociale e di diritti del lavoro, pur essendo una costituzione che garantiva la proprietà privata dei mezzi di produzione e quindi il potere della classe borghese.

Valgono le parole di Piero Calamandrei: “Per compensare le forze di sinistra della rivoluzione mancata, le forze di destra non si opposero ad accogliere nella Costituzione una rivoluzione promessa…. ”.

Le grandi lotte degli anni ’60 e 70 permisero di tradurre in fatti concreti molti di quei diritti iscritti nella Costituzione.

Ma quei diritti e quei principi sono da tempo ripudiati dalle politiche dei governi, da Berlusconi a Renzi passando per Monti e Letta. Sempre più alla Costituzione formale si è sostituita una costituzione materiale:

  • l’articolo 11 che ripudia la guerra, è stato nei fatti cancellato dalla partecipazione dell’Italia alle guerre in Iraq, Afghanistan Jugoslavia, Libia, ecc.. ;
  • i diritti del lavoro (art. 1, 35 e seguenti) sono stati largamente spazzati via dai vari decreti Poletti e dal Jobs Act che ha distrutto lo Statuto dei lavoratori;
  • il diritto alla pensione (art.38) è stato svilito dalle varie controriforme pensionistiche culminate in quella della Fornero;
  • il diritto alla sanità e alla scuola pubblica (art.32,33 e 38) è stato colpito dai continui tagli finanziari della spesa pubblica e dalle norme sulla scuola;
  • un referendum popolare (art. 75) si esprime massicciamente per l’acqua pubblica, e il governo agisce come questo pronunciamento non ci fosse stato, operando per neutralizzarlo;
  • viene introdotto l’art.81 (il pareggio di bilancio), che impedisce l’esercizio della sovranità del paese e qualsiasi scelta di giustizia economica garantendo ai mercati finanziari che le classi popolari saranno dissanguate per pagare le rendite finanziarie e debiti illegittimi ed ingiusti.

Lo stesso diritto di sciopero, già fortemente limitato in tanti settori, è oggi nel mirino del governo e della Confindustria.

A coronamento di questo smantellamento della Costituzione ecco infine la controriforma costituzionale di Renzi e Boschi, che distrugge gli equilibri dei poteri dello stato previsti dai legislatori del ‘48, dando un enorme potere al governo e al suo Presidente e trasformando il Parlamento in una camera di registrazione delle loro scelte. Questo è il vero architrave dei progetti del governo Renzi e coronamento dei piani delle classi dominanti in Italia.

Nel combinato con la nuova legge elettorale che peggiora ancora quella in atto, giudicata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, si nega una reale rappresentanza popolare nel voto, garantendo maggioranze parlamentari bulgare per un partito largamente minoritario nel paese.

E’ per impedire questa controriforma istituzionale che si andrà al voto in autunno. Il nostro NO deve essere netto. Chi oggi non vuole dimenticare gli ideali della Resistenza deve battersi contro questa involuzione politica antidemocratica funzionale agli interessi dei potenti, dei padroni e delle banche e alla prosecuzione delle politiche dell’austerità.

Proprio per questo, riteniamo che la campagna per il No debba fortemente caratterizzarsi sul piano sociale, rilanciando le mobilitazioni sociali e la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori per la difesa del salario e dell’occupazione e delle condizioni di lavoro.

E’ questo l’unico modo con cui rinnovare lo spirito del 25 aprile e quella straordinaria lotta popolare contro ogni imbalsamazione retorica e mistificazione dei padroni e del governo

SINISTRA ANTICAPITALISTA