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Il 31 marzo nuova giornata di lotta contro il Jobs Act francese

Il mese di marzo ha segnato la ripresa di un forte movimento di lotta in Francia che ha coinvolto non solo i lavoratori, ma vasti settori giovanili e studenteschi. La lotta è contro il progetto di legge El Khomri, dal nome della ministra del lavoro, che si propone di distruggere il Codice del lavoro, cioè dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, esattamente come il Jobs Act in Italia ha distrutto lo Statuto dei lavoratori. E’ in preparazione per il 31 marzo una nuova giornata di lotta e i settori sindacali più combattivi stanno lavorando perché questo sciopero possa avere la massima generalizzazione e possa continuare anche nelle settimane successive per bloccare il paese e l’economia al fine di imporre il ritiro totale di questa legge liberticida.

E’ in questo contesto che si è svolta la conferenza nazionale delle nostre compagne e compagni dell’NPA (Nuovo Partito Anticapitalista) che ha ribadito il totale impegno del partito nella costruzione di questa nuova stagione di lotta e indicato l’operaio Philippe Poutou come proprio candidato alle prossime elezioni presidenziali. Riportiamo la dichiarazione finale della conferenza, votata il 21 marzo.

Dichiarazione della Conferenza Nazionale dell’NPA

dal sito npa2009.org

Le prossime elezioni presidenziali saranno una caricatura della democrazia in un periodo caratterizzato da un rafforzamento dei poteri dell’esecutivo e dallo sviluppo di uno stato permanente di emergenza, poliziesco e liberticida. Ma il contesto in cui si è tenuta la Conferenza Nazionale dell’NPA, il 19 e 20 marzo 2016, è dominato anche dalla crescita della protesta sociale e politica contro la Legge El Khomri. Questo attacco senza precedenti ai diritti e alle conquiste delle lavoratrici e dei lavoratori si iscrive nell’offensiva dei governi PS-Medef, sottomessi alle banche e al padronato.

Regressione sociale, disoccupazione e precarietà, stato di emergenza, privazione della nazionalità, rimessa in discussione del codice del lavoro, rottamazione della SNCF, politica reazionaria contro i migranti, grandi progetti inutili e antiecologici, continuazione delle guerre neocoloniali, trattativa sul Tafta, abbandono dei servizi pubblici, gli attacchi condotti da Hollande e Valls vanno ben oltre a ciò che la destra avrebbe potuto tentare finora in termini di regressione sociale e democratica, di normalizzazione delle politiche razziste, in particolare islamofobe e securitarie. La disoccupazione non è diminuita, la povertà è aumentata, e le disuguaglianze sono in continuo aumento. Lo stato di emergenza è servito da motivazione per aumentare la presenza della polizia nei quartieri popolari, con migliaia di perquisizioni.

Allo stesso tempo, la repressione contro i sindacalisti, contro quelle e quelli che lottano all’Air France, alla Goodyear, alle Poste, contro i militanti ambientalisti, contro gli studenti e le studentesse med/i/e, vorrebbe soffocare le resistenze che si moltiplicano in tutto il paese.

La destra è in difficoltà, perché questo governo, che si pretende di sinistra, ha perseguito una politica più a destra di quanto I Repubblicani osassero immaginare. Il Fronte Nazionale è in caccia e potrebbe raccogliere i frutti della situazione e della disperazione delle classi popolari. Dopo cinque anni di sinistra al governo, il FN vuole fare credere che è in grado di rappresentarle meglio, quando in realtà divide le/gli sfruttat/e/i. Attacca i più oppressi che sono gli immigrati. È il peggior nemico dei lavoratori.

“Troppo è troppo!”. A poco a poco la rabbia si è accumulata: a Notre-Dame-des-Landes e a Sivens, nella SNCF, nelle lotte dei migranti e contro lo stato di emergenza … La Legge El Khomri ha fatto traboccare il vaso. La mobilitazione per la pensione potrebbe essere l’inizio di una controffensiva de/lle/gli sfruttat/e/i contro l’insieme della politica del governo. I giovani e le/i lavorat/rici/ori hanno scombinato il calendario delle confederazioni sindacali. Quando si tratta di preparare il seguito del 31 marzo e la costruzione di un movimento complessivo, e mentre la CFDT sostiene il governo, le direzioni confederali che chiedono il ritiro del disegno di legge tergiversano. Per superare questi ostacoli, il movimento deve basarsi sui gruppi sindacali combattivi e sviluppare strutture di autorganizzazione per preparare una mobilitazione d’insieme, per uno sciopero generale che spazzi via coloro che ci sfruttano da troppo tempo.

L’NPA impegna tutte le sue forze affinché i giovani, le/i salariat/e/i, ma anche i disoccupati ritrovino la fiducia, alzino la testa e difendano i loro interessi contro il governo e il padronato. L’NPA esige la revoca dello stato di emergenza e di tutte le misure e le leggi che limitano le libertà, e la fine della caccia a/lle/i migranti. L’NPA sostiene e partecipa alle iniziative miranti a impedire il radicamento del FN nei quartieri, nelle città e nelle imprese.

In questa situazione, un crescente divario si sta allargando tra la rabbia sociale da una parte e i partiti di governo e le istituzioni dall’altra. L’inizio della campagna presidenziale mostra ancora una volta questa caricatura: Le Pen, Sarkozy, Hollande ripetono la sceneggiata, mentre i Verdi o i “frondisti” abbandonano la nave Hollande dopo aver remato per lui per diversi anni. Ma questa rabbia sociale non ha alcuna espressione politica udibile, visibile.

Tutte quelle e quelli che si scontrano con le scelte politiche fatte nel solo interesse dei capitalisti, devono essere in grado di fare sentire la voce e le necessità vitali delle classi popolari, de/lle/gli sfruttat/e/i e de/lle/gli oppress/e/i e di tutte quelle e tutti quelli e che hanno solo la loro forza lavoro per vivere. Abbiamo bisogno di un partito indipendente che sia tanto fedele ai loro interessi quanto il governo lo è al Medef, che si batta per l’unità del mondo del lavoro e delle sue organizzazioni contro il padronato e lo Stato. Un partito che faccia il bilancio dei fallimenti di quelli che in Europa hanno finto di lottare contro l’austerità capitalista, senza affrontare e farla finita con le istituzioni delle classi dominanti. È necessario operare per la costruzione di questo partito, capace di resistere agli attacchi immediati e nel contempo di sostenere una prospettiva di trasformazione rivoluzionaria della società, per farla finita con il capitalismo.

Questo processo dovrebbe basarsi sulle lotte attuali. Implica di discutere di questo obiettivo con le/gli oppress/e/i e sfruttat/e/i impegnat/e/i nelle lotte contro l’austerità, contro il razzismo, contro le violenze della polizia, contro l’imperialismo e le guerre che esso genera, per le libertà e i diritti democratici, per la giustizia climatica … Molte di queste lotte portano anche i semi di un altro mondo, sperimentando altri modi di vivere, di produrre e di decidere democraticamente, facendo vivere la solidarietà contro la concorrenza, sfidando radicalmente il sistema. È un tema della campagna che vogliamo condurre.

Decidendo di presentare Philippe Poutou nelle elezioni presidenziali, l’NPA vuole permettere al malcontento, alla rivolta, alle resistenze di esprimersi sul terreno politico, compreso quello elettorale. Il mondo del lavoro deve riprendere fiducia in sé stesso.

Vogliamo portare la voce di una forte opposizione alla politica del governo, ma anche contro questo sistema di sfruttamento e di miseria che genera le guerre e la distruzione del pianeta, una opposizione delle lavoratrici e dei lavoratori, delle classi popolari, de/lle/gli oppress/e/i, di tutte quelle e tutti quelli che hanno solo la loro forza lavoro per vivere. Vogliamo usare la campagna per rafforzare le lotte, far convergere e sviluppare l’autorganizzazione.

In tutta l’Europa, nei paesi arabi, negli USA con Occupy Wall Street, si sono già alzate voci contro le politiche di austerità, contro il debito, contro le politiche al servizio del grande padronato e delle banche.

In Grecia, la capitolazione e il fallimento del governo Tsipras attestano il fallimento della sinistra antiliberista e della sua politica. In Francia, i parlamentari del Front de Gauche [Fronte di Sinistra] hanno votato a favore dello stato di emergenza, rafforzando la legittimità delle politiche securitarie di Hollande, e i suoi eletti partecipano a maggioranze di gestione con il partito socialista nelle amministrazioni locali e regionali, accettando di cogestire l’austerità. Questo dimostra crudelmente che la lotta per porre fine all’austerità implica una rottura con le istituzioni della borghesia, sia a livello nazionale che europeo.

Per cambiare le cose, dobbiamo imporre la requisizione delle banche per creare un monopolio bancario pubblico, la cancellazione del debito, il divieto dei licenziamenti, un aumento generale dei salari, l’esproprio dei grandi gruppi capitalistici.

  • Il diritto al lavoro, a uno status e un salario decente, è possibile! Si può, con la riduzione dell’orario di lavoro, imporre la massiccia creazione di posti di lavoro in tutti i settori decimati dai piani padronali. Dobbiamo anche creare i posti di lavoro indispensabili per i bisogni primari (salute, istruzione, sostegno per l’assistenza all’infanzia e alle persone dipendenti …) e i posti di lavoro necessari alla riconversione ecologica. Dobbiamo rivedere tutta la cancellazione dei diritti sociali, introdotta in particolare dalle leggi Macron e Rebsamen.
  • Chiediamo la fine dello stato di emergenza e della repressione poliziesca, la fine dell’uso degli schedari STIC, la distruzione degli schedari S, che mirano soprattutto a/lle/i residenti dei quartieri popolari e a/lle/i militanti. Esigiamo anche il disarmo della polizia, la fine dei «contrôles au faciès»,[profilo etnico o razziale], la chiusura dei centri di detenzione e la fine della segregazione spaziale, di quella scolare e medica, l’apertura delle frontiere, l’accoglienza de/lle/i migranti, la libertà di circolazione e di insediamento, la regolarizzazione di tutti gli immigrati senza documenti, il diritto di voto di tutt/e/i le/i residenti in tutte le elezioni.
  • Di fronte all’imminenza della catastrofe ambientale, della quale sono responsabili le multinazionali e gli Stati, dobbiamo rompere con il produttivismo e la logica della redditività. Dobbiamo organizzare il controllo de/lle/i lavorat/rici/ori e della popolazione sulla produzione, nella prospettiva della sua pianificazione democratica, decentrata, in funzione dei soli bisogni sociali e nel rispetto dei vincoli ambientali. Dobbiamo fermare le produzioni inutili e i progetti distruttivi come l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes, salvare il clima uscendo dai combustibili fossili e dal nucleare. Dobbiamo sviluppare i trasporti collettivi, pubblici e gratuiti, garantire il diritto a un ambiente non inquinato, garantire l’accesso a un’alimentazione sana basata su un’agricoltura biologica e contadina.
  • L’ascesa dell’ estrema destra si è ampiamente valsa, oltre che del razzismo, il suo terreno favorito, delle mobilitazioni sessiste e omofobe. Più in generale, la lotta per una vera parità richiede di condurre una vera politica femminista. Noi rivendichiamo il diritto alla PMA [Procreazione Medica Assistita] per tutte, l’uguaglianza dei salari reali, l’accesso ai servizi pubblici, in particolare l’accesso all’IVG [Interruzione Volontaria della Gravidanza], e l’istituzione di una istruzione femminista. Noi difendiamo l’uguaglianza tra tutte e tutti, indipendentemente dalla provenienza geografica, dal genere o dalla sessualità, spingiamo per la convergenza delle lotte femministe, LGBTI, antirazziste e anticapitaliste.

Una scheda elettorale non cambierà la vita. Un vero cambiamento di società potrà venire solo da grandi mobilitazioni sociali, quando le sfruttate e gli sfruttati avranno preso in mano i propri affari e avranno imposto il proprio governo per costruire un’altra società, libera da ogni forma di sfruttamento e di oppressione. Ma queste elezioni potranno essere un modo per esprimere il proprio essere stufi, la propria volontà di cambiare le cose.

Questo è ciò che vogliamo esprimere in questa campagna, con tutte quelle e tutti quelli che condividono queste preoccupazioni, in rottura totale con una scadenza elettorale interamente centrata su “l’uomo della provvidenza”, imposta da istituzioni fondamentalmente antidemocratiche. Il problema non è cambiare il personale, ma farla finita con queste istituzioni, deprofessionalizzare la politica, vietare il cumulo dei mandati, organizzare la loro rotazione, mettere un tetto agli stipendi degli eletti, stabilire la proporzionale integrale, e organizzare la loro revocabilità quando non rispettano il loro mandato.

La nostra campagna, condotta con il nostro compagno Philippe Poutou da un collettivo di portavoce, Olivier Besancenot, Christine Poupin e Armelle Pertus, sarà collettiva, rompendo con la personalizzazione imposta dalla logica presidenziale.

Sappiamo che la battaglia politica nella quale ci impegniamo non sarà facile. Il Partito Socialista teme di non essere presente al secondo turno e indurisce la legge elettorale per impedire ai candidati che lo contestano a sinistra, di presentarsi.

Facciamo appello ai sindaci a concedere il loro patrocinio amministrativo al nostro candidato.