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Livorno, via Goito, ecco il progetto della speculazione

Comunicato di Sinistra Anticapitalista Livorno
La lettura della descrizione del progetto relativo all’area degli orti urbani, con tutte le sue banalità linguistiche che poterebbero affascinare solamente un* student* del primo anno di architettura al suo primo esame (al secondo, se non è completamente idiota, ha già capito che sono solo fregnacce e luoghi comuni da riviste architettoniche utilizzabili, vergognandosene, solo per riempire la relazione necessaria per superare un qualsiasi esame di composizione di un qualsiasi coglione di docente), non può che farci ridere, pur nella preoccupazione.
Ovviamente siamo di fronte ad un progetto”multifunzionale”, che “riabilita” l’area (una volta si diceva “riqualifica”, ma si vede che le logiche giustizialiste di controllo e repressione si stanno diffondendo anche in ambito urbanistico); naturalmente “un luogo virtuoso”, dal forte “significato simbolico” (…de che?) capace di mantenere la “memoria storica”,  per attività evidentemente “a km zero” ed “ecocompatibili”, capace di “fornire una agricoltura di servizio per la zona” (esagerati!),  dove Heidi potrà allevare pecorelle e cavallini (che dovranno occuparsi del taglio del prato!) tra distese di grano e le erbette… Manca solo la citazione del “genius loci” e abbiamo completato tutte le possibili cazzate.
Eliminato questo fumo, per altro assai scadente, e andiamo alla sostanza.
Dell’area si dedica all’edilizia residenziale, sottolineiamo privata e non sociale, il 20% (divertente vedere come si descrive questa operazione, come intervento in una “piccola area residenziale” dove i lotti di edificazione saranno “molto marginali”) mentre nel rimanente 80% … si cementifica ancora, con la costruzione di una area di ristoro, le strutture di un mercato con le necessarie opere di urbanizzazione e servizi e ovviamene dei parcheggi sotterranei!
Altro che solo il 20% dell’area!
E il bello è che ci vogliono anche far credere che tutto questo sia funzionale ad un migliore utilizzo futuro degli “orti urbani”.
Bontà loro, ci rassicurano però che l’obiettivo dell’intervento non sarà la veniale realizzazione di profitti, per carità, ma “la qualità dell’intervento” che “verrà mantenuta alta sotto tutti i punti di vista”… speriamo non dal punto di vista delle parcelle professionali.
L’occupazione di quel terreno privato ed abbandonato da anni ed adibito a discarica a cielo aperto, ha permesso di ridare alla città ed ai suoi cittadini uno spazio dove la natura ha ripreso il sopravvento ed un luogo di riaggregazione per centinaia di persone  contribuendo alla ricostruzione di una coscienza collettiva capace di porsi con forza contro la cementificazione, il consumo del territorio, il diritto dei cittadini di decidere della propria vita, della propria città.
Chiaramente nella conferenza di presentazione del progetto nulla è stato detto di questo importante processo democratico, partecipativo e di autogestione che ha caratterizzato l’esperienza degli orti urbani di via Goito che ha avuto la capacità di coinvolgere centinaia di persone e che ne fa un’esperienza di socialità importante e vitale da difendere e valorizzare.
Silenzio ben più grave, soprattutto per gli amministratori del M5S, se si tiene conto che in questi giorni sono arrivati le solite denunce contro alcuni attivisti protagonisti dell’occupazione e dell’autogestione dell’area.
Tutto viene ridotto a freddi progetti cartacei, letterari, secondo una idea di urbanistica sempre modellata su logiche basate sul consumo e la produzione, in ultima analisi sul profitto.
Esattamente il contrario dello spazio recuperato dall’esperienza degli orti a cui si contrappone ancora una volta uno spazio regolato in modo autoritario e verticistico da parte di tecnici ed amministratori, senza anima e priva di qualsiasi aspetto eversivo che ha nella creatività, nel gioco, nella socialità libera e disinteressata il suo senso.
Non dobbiamo farci ammaliare da qualche rendering o tavola in cui “verde” e “alberi” rimarranno solo segni che nulla avranno a che fare con quello che verrà realizzato, riducendosi ad essere solo una rappresentazione tanto più pericolosa quanto più realistica graficamente.
L’amministrazione comunale M5S, complice di questo nuovo tentativo di cementificazione, non solo così tradisce il suo elettorato a cui aveva garantito in campagna elettorale il rifiuto di qualsiasi progetto che avesse comportato il pur minimo consumo di territorio, ma dimostra la sua incapacità di divenire reale alternativa il blocco di potere del PD che continua ad essere egemone sul territorio livornese.
Su questo terreno dobbiamo essere fermi. Nessun centimetro di territorio deve essere regalato alla rendita e alla speculazione immobiliare privata.
La nostra proposta alternativa di riqualificazione dell’area di via Goito, dove attualmente sono presenti gli “Orti Urbani”, deve invece riportare in primo piano il tipo di sostenibilità che vogliamo per la nostra città.
Una idea che in questi mesi si è scontrata con il muro di gomma degli amministratori che nelle segrete stanze, in nome di una mal compresa logica di “legalità”, hanno manovrato con la proprietà per garantirgli di riprendere possesso dell’area.
Ed ecco che improvvisamente appare un  progetto presentato da professionisti privati e non dal Comune. 
Così mentre il Comune in questi 2 anni di amministrazione poteva imporre delle scelte diverse, ad esempio cambiando destinazione d’uso e dichiarando la zona non edificabile, la scelta è stata lasciata in mano ad un soggetto privato che con la scusa di creare un parco cittadino potrà costruire 4 palazzi di 4 piani in una città dove non esiste alcuna necessità di altre costruzione, se non edifici residenziali pubblici finalizzati all’emergenza abitativa.
Con una parte pubblica nel progetto che sembra proprio finalizzata solo ad ottenere una riduzione degli oneri di urbanizzazione.
Il parco proposto, fatto passare come “cosa buona e bella”, in realtà comporterà la distruzione dell’habitat naturale che in questi anni di abbandono si è ricostituito  diventando anche “oasi” per alcune specie animali; è dell’altro giorno la presenza di Barbagianni ed altri uccelli che oltre a trovare un posto sicuro contribuiscono a rendere l’aria libera da animali dannosi per l’uomo come topi e ratti, a cui si aggiungono particolari specie floristiche, dagli olivi ai fichi ai canneti.
Insomma una bella zona “selvaggia” e non degradata come i progettisti e l’assessore l’hanno chiamata.
Il Comune si è poi “scordato” di dire che in questi 2 anni gli orti sono stati anche una piccola ma utile attività di sostentamento per molte famiglie che colpite dalla crisi hanno nel loro piccolo risparmiato grazie ai prodotti da loro coltivati o messi a disposizione sia agli orti che tramite il “ristorOrto “Polpetta”, che propone pasti gratis per le persone più disagiate.
Riteniamo quindi necessario ancora una volta  ricordare che il diritto di edificare dei terreni non implica il diritto di edificare, che non deve essere rispettato alcun astratto diritto di proprietà fondiaria se i progetti ad essa legati non andranno nel senso di soddisfare i bisogni sociali primari (a partire dal verde, dai servizi pubblici, e dalla valorizzazione di questa esperienza autogestionaria democratica).
Lo sviluppo di un piano di recupero dell’area non può quindi essere affidato alla proprietà ma deve essere pubblico e sottoposto ad un controllo popolare e democratico.
Tutti coloro, vecchi e nuovi, che propongono le solite “innovative idee” devastanti per la città e l’ambiente non devono più avere cittadinanza a Livorno.
Hanno fatto fin troppi danni.