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Lavoratrici autonome al lavoro fino alle doglie!

di Eliana Como, da sindacatounaltracosa.org
Nei dettagli si annida la coda del diavolo! Così mentre il paese si divide sui diritti civili e i partecipanti al Family day si ergono a difensori dei figli e della famiglia tradizionale, il Governo, come se niente fosse, mette in discussione uno dei principi fondamentali del diritto alla maternità.
Nella legge delega sul lavoro autonomo approvata a fine gennaio, tra le altre cose, passa infatti un piccolo articolo, il numero 8, in cui dentro a un banale inciso tra due virgole si spalanca la strada all’ennesima demolizione di diritti sul lavoro. Guarda caso, anche stavolta contro le donne.
L’articolo 8 stabilisce infatti che le lavoratrici autonome potranno godere della loro indennità di maternità, “indipendentemente dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa”, cioè potranno continuare a lavorare anche nel periodo di astensione obbligatoria, pur percependo la relativa indennità. La tutela della maternità si trasforma così, in un attimo, da diritto della donna a indennizzo monetario.
I difensori di questa norma sostengono che l’astensione obbligatoria penalizza le lavoratrici che, non potendo continuare a lavorare durante la gravidanza, perdono commesse e clienti.
Ora nessuno ignora che le lavoratrici autonome – come tutte le altre – abbiano un problema quando si assentano per la maternità, poiché il rientro è difficile e di certo il mercato e la concorrenza non aspettano che i figli vadano al nido! Come è altrettanto evidente che nessuno pensa che la maternità sia una malattia invalidante e, per fortuna, non tutte le donne sono costrette a letto nove mesi! Altrettanto, nessuno mette in discussione la libertà delle donne di fare ciò che preferiscono quando aspettano un bambino e quando Bianca Balti ha sfilato con il pancione per Dolce e Gabbana sulle passerelle della fashion week di Milano, nessuno ha gridato allo scandalo.
Però non può sfuggire che nel mondo reale le cose vanno diversamente ed esistono ben altri rapporti di forza, anche per le lavoratrici autonome, anzi soprattutto per loro, perchè molto spesso hanno un contratto che maschera un rapporto di lavoro tutt’altro che autonomo.
Così appare un po’ ridicolo che sia questo che chiedono le lavoratrici autonome. La realtà è che se il tuo capo saprà che non è obbligatoria l’astensione dal lavoro in gravidanza, non ti resterà molta scelta e, a meno che la gestazione non sia proprio a rischio, farai buon viso a cattivo gioco, continuerai a lavorare fino alle doglie e rientrerai appena dimessa dall’ospedale!
Et voilà! Anche il diritto alla maternità rischia di andare su per il camino, attraverso il cavallo di Troia del lavoro autonomo e, di nuovo, per mezzo di una legge delega che propagandisticamente promette tutt’altro.
Per fortuna – ma lo dico ironicamente! – che ora la Cgil sta raccogliendo le firme per presentare una legge di iniziativa popolare con la Carta dei diritti universali che però parla di conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa e di diritto di pari opportunità tra donne e uomini, ma non affronta esplicitamente il diritto alla maternità. Nei dettagli si annida la coda del diavolo…