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Mozione conclusiva

Approvata a larghissima maggioranza dal 1° Congresso di Sinistra Anticapitalista il 31 gennaio 2016

Il primo congresso di Sinistra Anticapitalista prende atto con soddisfazione dello sviluppo dell’organizzazione, seppure ancora insufficiente, nei suoi primi tre anni di vita e conferma il progetto ecosocialista, femminista e rivoluzionario adottato nel settembre 2013 dall’assemblea fondativa.

Il congresso approva la relazione introduttiva e le conclusioni.

Denunciamo con forza la brutale distruzione dei diritti e delle conquiste sociali che il governo Renzi ha perpetrato, approfondendo e aggravando la politica liberista che aveva caratterizzato tutti i governi (di centrodestra, di centrosinistra o tecnici) degli ultimi 25 anni. In particolare, il meridione ha subito con maggiore violenza gli effetti delle politiche di austerità così come viene argomentato nel contributo dei compagni del Mezzogiorno che il congresso assume nei suoi materiali.

In particolare denunciamo la sostanziale cancellazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori, la pessima controriforma della scuola, i tagli agli enti locali, con le loro pesanti ricadute in termini di sottrazione di servizi alle cittadine e ai cittadini, la cancellazione delle pensioni di anzianità e del valore solidaristico del sistema previdenziale; denunciamo le politiche di compressione salariale, gli attacchi in corso alla sanità pubblica, al diritto di sciopero, alla contrattazione collettiva, ai lavoratori e alle lavoratrici pubbliche.

Esiste una gravissima responsabilità dei vertici del sindacalismo confederale nella mancata opposizione, o addirittura nella condivisione, della sostanza delle varie controriforme di questi anni. Oggi i vertici del sindacalismo confederale, dopo l’accordo neocorporativo del 10 gennaio 2014, si stanno rendendo responsabili di una nuova concertazione con il padronato che mette a repentaglio il valore dei contratti e la libertà di esercizio del diritto di sciopero. Certo, conosciamo bene le difficoltà della fase. Il nostro dibattito congressuale si è tra l’altro concentrato per individuare tutti gli arretramenti prodottisi negli ultimi anni. Respingiamo però con forza ogni giustificazione per il comportamento subalterno delle direzioni sindacali basato sull’idea di una indisponibilità alla lotta, di una sostanziale passività dei lavoratori, come pretesto per la mancata opposizione. Chi non vuole scioperare sono piuttosto le burocrazie sindacali preoccupate di difendere le loro politiche concertative, attuate in nome della responsabilità e della compatibilità. Ne sono prova sia le importanti mobilitazioni dell’autunno 2014, la primavera degli insegnanti e il loro grande sciopero del 5 maggio 2015, sia gli episodi di vertenzialità e lotta operaia registrati anche negli ultimi mesi, alla Same di Treviglio e negli stabilimenti Fca di Termoli e Melfi o all’indotto della Piaggio di Pontedera, o i numerosi conflitti sviluppatisi in tanti impianti della logistica.

Confermiamo il nostro impegno in direzione della massima convergenza delle aree sindacali combattive nella costruzione di momenti di lotta e di conflitto in difesa delle condizioni di vita e di lavoro, per imporre contratti degni di questo nome e per tutti gli altri obiettivi fondamentali per questa fase, a partire dalla rivendicazione della riduzione d’orario a parità di salario.

L’Italia, a causa delle ingerenze ecclesiastiche, ma anche della compromissione delle stesse forze liberali, si colloca tra i paesi più retrogradi dal punto di vista del riconoscimento della libertà di scelta individuale e dei diritti della persona. Sinistra anticapitalsta assume l’elaborazione autonoma delle compagne sul femminismo, sull’autodeterminazione e sul contrasto al patriarcato e alla violenza contro le donne. In questo quadro, il congresso considera quell’elaborazione parte integrante di questo documento politico. Siamo interni a ogni mobilitazione per i diritti civili, contro l’oscurantismo e l’ingerenza di ogni chiesa e sosteniamo e facciamo nostre le rivendicazioni democratiche e libertarie di tutto il movimento LGBTI.

Indichiamo altresì la gravità della controriforma costituzionale che ha come obiettivo di rendere le istituzioni non più rappresentative così da renderle definitivamente impermeabili agli interessi e ai bisogni popolari. Il congresso, infatti, decide di aderire al comitato per il No al referendum costituzionale per il quale Sinistra anticapitalista svilupperà in autonomia una campagna che metta in risalto la connessione tra questione istituzionale e la condizione sociale. Sinistra anticapitalista si adopererà per la costruzione di un movimento unitario dal basso con questa impostazione.

Analogamente, denunciamo la torsione autoritaria perseguita da vari governi in nome della lotta al terrorismo: dal progetto francese di costituzionalizzazione dello stato di emergenza, alle deportazioni dei migranti in Danimarca, Svezia, Ungheria, fino alla militarizzazione delle città italiane ad opera del governo Renzi.

Denunciamo la prosecuzione della politica delle grandi opere, la pervicace costruzione della TAV con la conseguente militarizzazione e devastazione della Val di Susa; le concessioni per la trivellazione di ampie parti delle acque marine, con il conseguente sconvolgimento delle coste; l’inaugurazione del MUOS in Sicilia, fonte di ulteriore inquinamento elettromagnetico e di consegna del territorio alle servitù militari; la consegna di interi pezzi di territorio alla speculazione privata, come sta accadendo a Bagnoli. Il tutto all’indomani della grottesca vicenda dell’EXPO di Milano, nella quale sono state sperperate colossali risorse costruendo un tempio della precarizzazione estrema del lavoro, della devastazione del territorio e della corruzione, mentre ci si prepara a sperperarne ancora di più nella nuova rapina che si produrrà nella malaugurata ipotesi che tra otto anni le Olimpiadi vengano organizzate a Roma.

L’azione antipopolare della Unione europea continua, anche se il consenso verso la politica neoliberale è rapidamente calante. Purtroppo però il disagio, non esprimendosi mai, salvo in casi molto circoscritti, attraverso canali classisti, tende ad alimentare l’inquietante crescita delle forze della destra populista, reazionaria, sciovinista, razzista o esplicitamente neofascista.

Purtroppo il discredito della sinistra agli occhi di ampi settori delle classi popolari non tende a diminuire, anzi, le vicende greche dell’adesione del governo Tsipras al terzo memorandum hanno approfondito il gap tra le politiche della sinistra riformista e i bisogni delle classi subalterne. Proprio le vicende greche hanno dimostrato che affrontare uno scontro drammatico con i padroni, senza la necessaria radicalità e senza una volontà determinata di mettere in discussione la trappola del debito e rompere con i meccanismi del capitalismo, prelude a sconfitte cocenti. La vicenda greca ha rivelato sia la subalternità di gran parte della sinistra radicale, in Italia e in Europa, all’illusione di un possibile compromesso tra le politiche liberiste e i bisogni sociali. Ma ha anche dimostrato l’attualità dell’anticapitalismo. In questo senso sosterremo, nelle prossime settimane, il percorso dell’assemblea internazionale convocata a Madrid contro le politiche di austerità.

E’ a partire dalle lezione greca che Sinistra anticapitalista, insieme ad altre soggettività politiche e sociali, ha dato vita a una rete antiliberista e anticapitalista per aggregare chi non si riconosce nelle opzioni moderate e nelle derive neocampiste.

Sul piano internazionale, prosegue la politica di guerra degli Stati uniti e delle altre potenze imperialiste (tra le quali la UE e i suoi stati, autonomamente o all’interno della NATO), in particolare nel mondo arabo, mentre si produce una recrudescenza di terrore nelle azioni criminali del fondamentalismo reazionario e in quelle altrettanto criminali dei bombardamenti imperialisti e neoimperiali. Ribadiamo il nostro impegno a costruire il movimento contro la guerra, a partire dalla solidarietà con i popoli oppressi. Proponiamo che la ricorrenza del 25 aprile sia caratterizzata, soprattutto quest’anno, da una forte iniziativa unitaria contro la guerra.

Confermiamo la nostra solidarietà con il popolo siriano, le cui aspirazioni democratiche vengono schiacciate dalla feroce repressione del regime baathista e soffocate dalle sanguinarie azioni delle bande di Daesh, a cui si aggiungono oggi i bombardamenti russi e quelli francesi.

Rinnoviamo la nostra solidarietà al popolo curdo, la cui entità nazionale continua ad essere negata dai quattro stati nei quali, grazie alle politiche coloniali, il suo territorio è diviso, che oggi continua a essere sottoposto alla inumana politica assassina dell’esercito e dei servizi segreti turchi, a cui negli ultimi anni si sono aggiunti i tagliagole integralisti. Sosteniamo l’azione politica e militare di YPG, JPG e del PKK, che si battono sia contro i governi reazionari che opprimono il Kurdistan sia contro le milizie del Califfato.

Siamo a fianco del popolo palestinese, nella sua lotta pluridecennale contro l’occupazione e il colonialismo israeliani, per la libertà di rientro dei milioni di profughi, per il riconoscimento di uno stato palestinese democratico e sovrano, così come sosteniamo la legittima aspirazione all’autodeterminazione del popoli sahrawi, contro il colonialismo marocchino.

Salutiamo con gioia la ripresa di mobilitazione popolare e sindacale in Egitto, contro la politica autoritaria e antipopolare di Al Sisi, e in Tunisia, contro la povertà. Le rivoluzioni arabe, provvisoriamente sconfitte dalla reazione militare, integralista o filoccidentale, costituiscono l’unico vero antidoto al dilagare del fondamentalismo retrogrado.

Sinistra anticapitalista continuerà a battersi nell’immediato per l’apertura di canali umanitari e per la piena libertà di movimento delle donne e degli uomini, a prescindere dal fatto che fuggano dai teatri della guerra, dall’oppressione coloniale, dalla povertà, dai disastri ambientali. Ci battiamo contro il razzismo e ogni pregiudizio religioso, e siamo a fianco di chiunque lotti per la parità di diritti tra tutti i lavoratori, nativi e migranti. Chiediamo la cancellazione immediata del reato di clandestinità, l’estensione dei diritti di cittadinanza e di voto per tutti.

Il primo congresso di Sinistra Anticapitalista ha avviato un dibattito per la compilazione di un nuovo programma, all’altezza della sfida, che definisca l’identità e gli obiettivi strategici dell’organizzazione a partire da una piena integrazione delle elaborazione e dei valori dell’ecosocialismo.

Sul piano organizzativo, il congresso, alla luce del dibattito sul testo organizzativo, decide di anche di adottare alcune misure di rafforzamento degli strumenti di direzione nazionale meglio specificati in un’apposita mozione.