In evidenza

Genova, con i lavoratori ILVA

Comunicato di Sinistra Anticapitalista Genova

Oggi, a Genova, terzo giorno consecutivo di cortei e blocchi nella città da parte dei lavoratori dell’ILVA.

Ieri, per tutta la giornata, sono rimaste bloccate la Sopraelevata, il casello autostradale di Genova Ovest e il nodo stradale di Sampierdarena, ed è proseguita l’occupazione dello stabilimento ILVA di Cornigliano, con lavoratori che da due notti dormono in fabbrica.

Per oggi è stato proclamato da parte della FIOM lo sciopero generale cittadino dei metalmeccanici. Un corteo si è mosso da Cornigliano verso il centro città, con la presenza di delegazioni di lavoratori di aziende di altre categorie, in particolare della FILCTEM e della FILT, lavoratori portuali, di Aster, del gruppo Iren, di AMT, di AMIU, ecc.

Ma in Lungomare Canepa, poco prima del varco portuale di Ponte Etiopia, il corteo è stato bloccato da un ingente schieramento di polizia e carabinieri, in assetto antisommossa, con transenne e blindati. Una vergogna, una cosa di cui si fa fatica a trovare un ricordo in questa città.

I lavoratori hanno spostato le transenne e si sono messi davanti alla polizia con le braccia alzate, chiedendo che i poliziotti si togliessero i caschi. Dopo lunghi momenti di tensione e mediazioni con la Prefettura, finalmente, dopo oltre due ore, il corteo è potuto ripartire verso il centro, senza i diversi mezzi pesanti che i lavoratori avevano fatto uscire dalla fabbrica.

Al momento in cui scriviamo, lungo la strada del corteo, si moltiplicano manifestazioni di solidarietà da parte di cittadini, dalle finestre di una scuola o da un mercato.

Il prefetto di Genova, Fiamma Spena, ha fatto sapere che riceverà una delegazione di rappresentanti sindacali e lavoratori, con la promessa di prendere contatti con il Governo per avere delle risposte.

I lavoratori ILVA, infatti, stanno solo chiedendo che all’incontro previsto a Roma per il 4 febbraio al Ministero dello Sviluppo Economico sia presente il governo, con un suo rappresentante, che sia la ministro Federica Guidi o anche soltanto un sottosegretario, in ogni caso qualcuno che sia in grado di assumersi degli impegni politici, e non soltanto dei funzionari del ministero.

Entro il 10 febbraio scadono i termini per inviare, da parte di privati, manifestazioni di interesse per l’acquisto di ILVA. E il governo non intende porre alcun vincolo sulla salvaguardia dei livelli occupazionali. A Genova, in particolare, c’è in ballo il rispetto dell’Accordo di Programma del 2005, sottoscritto tra istituzioni (governo, regione, provincia e comune), la proprietà di ILVA e le organizzazioni sindacali, che garantiva, nell’ambito della riconversione produttiva e della chiusura dell’altoforno, il mantenimento dei livelli occupazionali e di reddito per 2.700 lavoratori, con un impegno temporaneo per parte di essi in lavori socialmente utili, con una integrazione al reddito.

Ma nel frattempo gli occupati sono scesi di ben un migliaio e i lavoratori richiedono ai massimi vertici delle istituzioni che hanno sottoscritto quell’Accordo, in primis il governo, il rispetto di quei vincoli nell’ambito delle procedure di vendita dell’ILVA.

In questi giorni si è particolarmente distinto il sindaco genovese “arancione” Marco Doria, a capo di una giunta e di una maggioranza dove ha anche un largo peso, oltre al PD, la sinistra cosiddetta “radicale” (SEL, Lista Doria, ex-PD di Possibile). Prima, già lo scorso 12 gennaio, inveendo contro la FIOM per la temporanea occupazione di palazzo Tursi, la sede del comune, da parte dei lavoratori ILVA, sostenendo che “l’episodio gravissimo, un tentativo di tenere in ostaggio un’istituzione democratica, ha ricevuto la copertura di una sigla sindacale. Per fortuna c’è stata la dissociazione di altre sigle sindacali [FIM e UILM, ndr.], non è vero che il sindacato tutto è stato silente, c’è chi ha avuto la coerenza di condannare la violenza”. E poi ancora ieri sera, per dichiarare che c’è “bisogno di una grande coesione, non di lacerazioni. Il fatto che una sola sigla sindacale anticipi il risultato di un tavolo con il governo convocato il 4 febbraio non favorisce l’avvicinarsi alla soluzione dei problemi”. Non c’è da fare ulteriori parole da parte nostra, il tutto si commenta già ampiamente da sé …

Sinistra Anticapitalista è ovviamente con i lavoratori dell’ILVA e la loro lotta. E ribadisce con forza la necessità di porre l’obiettivo della nazionalizzazione dell’ILVA e di ricostruirne le condizioni di produzione, a Genova come a Taranto e in tutti gli altri stabilimenti italiani, con l’utilizzazione di tecnologie e nuove strutture impiantistiche all’avanguardia, già adottate in altri paesi, che garantiscano le condizioni ambientali e occupazione e il reddito per i lavoratori nelle necessarie fasi di ristrutturazione, con le opportune risorse da reperire a partire dalle fortune accumulate dalla famiglia Riva in tutti questi anni e dai veri e propri regali offertigli dallo smantellamento delle Partecipazioni statali e dalle privatizzazioni operate non solo in Italia ma anche in altri paesi dove ILVA ha propri siti produttivi, difendendo insieme lavoro e ambiente.

Occorre generalizzare la lotta dei lavoratori dell’ILVA, coinvolgendo anche gli altri stabilimenti e le loro strutture sindacali. Occorre lo sciopero cittadino a difesa, ed anzi per ristabilire i livelli occupazionali definiti nell’Accordo di Programma, per garantire il mantenimento a Genova di una decisiva struttura industriale e del suo indotto, contro la svendita dell’ultimo importante tassello della siderurgia nel nostro paese.