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Riformismo vs. rivoluzione?

Contributo alla discussione congressuale nazionale di Sinistra Anticapitalista

di Giorgio Carlin (Sinistra Anticapitalista Torino)

“ Chi è nato in Italia ed in Grecia ha motivo di biasimare i tempi suoi”
N. Machiavelli , 1531

Non si è certo imprudenti a definire il mondo della sinistra diviso tra Riformisti e Rivoluzionari.

E’ uno schema consolidato negli anni 20/30 del secolo scorso e nessun segretario di partito (o partitino ) è mai stato fischiato per averlo sostenuto. Ma oggi è ancora realistico?

Osserviamo il campo riformista. Io non vedo più nessuno, se per Riforme intendiamo quelle contro cui se la prendevano i rivoluzionari, cioè una serie di miglioramenti delle condizioni di vita, di lavoro ed anche di democrazia per i lavoratori e il popolo in genere quando si sarebbe invece potuto fare una rivoluzione e prendere il potere. Ora si vedono solo, in tutto il mondo, contro-riforme, misure reazionarie per riportare in tutti i campi, le condizioni di vita della maggior parte della popolazione a livelli ottocenteschi. Protagonisti sono non solo i partiti conservatori classici ma anche, e spesso con il maggior entusiasmo dei neofiti, i socialdemocratici. Ovunque, ormai, i cosiddetti “riformisti” socialdemocratici sono dei partiti di centrodestra.

E i rivoluzionari? Dove sono? L’unico paese al mondo dove avviene qualcosa che assomiglia ad una rivoluzione è il Venezuela e anche su quello molti compagni, per settarismo e spocchia ideologica, storcono il naso; addirittura i sedicenti “troskisti” di Bandiera Roja sono con l’estrema destra! Altrove, variamente diffuse ma purtroppo mai numericamente determinanti, esistono piccole organizzazioni; quando va bene frazioni organizzate di movimenti sociali di un qualche significato. Quindi anche il campo della rivoluzione è presidiato ma nostro malgrado non occupato..

Il Manifesto continua a chiedersi “C’è vita a Sinistra?”. Crediamo di si, ma vediamo in che forme organizzate. Ne identificherei essenzialmente di tre tipi: i Massimalisti, i Populisti di sinistra e i Laburisti classici. Naturalmente poi ci siamo noi.

I Massimalisti sono quelli che si pongono a sinistra dei socialdemocratici e tuonano contro le porcherie dei governi di cui cercano comunque e disperatamente di far parte. Quando, e solo se, esclusi, da critici diventano fieri oppositori e minacciano coalizioni con la sinistra vera. Molti di loro, soprattutto chi li segue, è in perfetta buona fede e pensa di “ridurre il danno” o “salvare il salvabile”. Comunque incazzatissimi, per loro vale la definizione data da Al Capone in un famoso film “Tutti chiacchiere e distintivo”. Avrete capito che in Italia sono ben interpretati da SEL, Verdi, qualche movimento “responsabile” ma anche parte di RC, l’Altra Europa ed alcuni intellettuali portati al realismo.

I Populisti di sinistra in Italia sono rappresentati dai 5 Stelle. Sono delle brave persone, alcune venature giustizialiste si sono un po’ allontanate dalla scena insieme a Beppe Grillo, hanno sensibilità ambientale, un nuovo interesse per temi civili compresi il reddito di cittadinanza e le pensioni, ma restano comunque legati ad un ambiente borghese che vede con fastidio il sindacato tout court ed ogni rappresentanza e corpo intermedio democratico a loro esterno. Molti di loro sono pure vittime di un feticismo tecnologico e del mito distorto di una democrazia diretta telematica. Tutti decisamente liberisti.

Vi sono anche i Populisti di destra su cui vorrei aprire una parentesi. Oltre a quelli apertamente fascistoidi, tra cui la nostra Lega, ne esistono altri che hanno vissuto, nella crisi del liberismo a trazione tedesca, una trasformazione interessante. L’esempio più chiaro è fornito dal FN di Marine Le Pen. Abbandonate le origini fasciste si sta collocando, perdendo pezzi ma acquistandone di più, su di un terreno sovranista, di difesa della nazione francese da una globalizzazione che ne sta distruggendo le basi materiali ed ideali. Naturalmente non c’è niente di male ad invocare l’intervento del proprio Stato in difesa da quella Santa Alleanza reazionaria impersonata dalla Troika. Ma quello che contraddistingue il Front National, anche nella versione Marine Le Pen, come partito di destra è il fatto che non si invochi una difesa dello Stato francese nel suo tradizionalmente generoso welfare bensì della Nazione, in un impossibile reazionaria difesa della “francesità”. Non si parte dalla “Francia” per cambiare un mondo ingiusto ma semplicemente per erigere barriere e difendersi in spazi sempre più piccoli.

Arriviamo al terzo soggetto, il più controverso ma tutto sommato concreto: i laburisti classici.

Sono gli eredi storici del riformismo tradizionale, quello “buono” (come il colesterolo..). Ma non possono definirsi semplicemente tali perché sanno benissimo di non aver alcuno spazio per esercitare positive riforme in un prevedibile futuro. Sono quindi dei radicali che resistono nei diversi terreni sindacali e di movimento e non temono, a differenza dei Massimalisti e Populisti, di essere e restare all’opposizione. Fanno in genere parte di Partiti di medie o anche grandi dimensioni ed hanno proprio all’interno delle loro organizzazioni i peggiori nemici opportunisti.

Erano la sinistra di Syriza, la maggioranza del Parti de Gauche, la Linke, il Blocco portoghese e alcune organizzazioni latino americane. Da noi, con tutte le relative differenze e le solite ambiguità, c’è Rifondazione, molti movimenti popolari in genere, sindacati di base, gruppo di Landini e, come transfughi del PD, mi pare solo Fassina. Per quest’ultimo è chiaro che, dati i precedenti, non bastano le recenti dichiarazioni ed occorra un supplemento di indagine.

Credo che, se questo schema di analisi ha un fondamento, noi dovremmo continuare esattamente la politica che già stiamo facendo, cioè collaborare con la terza componente della Sinistra che ho elencato. Con la lealtà, la concretezza e naturalmente lo spirito critico che ci contraddistingue.

In un mondo nuovo che è molto diverso, e non in meglio, da quello descritto dai padri storici del movimento operaio.