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Commercio, meno diritti sindacali. Camusso ci mette la firma

di Checchino Antonini, da Popoff

Anche il settore terziario ha le sue nuove regole sulla rappresentanza sindacale. Ovvero Cgil, Cisl e Uil hanno firmato anche per questo comparto l’accordo famigerato del 10 gennaio sulle regole che sovraintenderanno alle trattative contrattuali. «Ancora un accordo negativo, uno schiaffo alla democrazia – commenta a caldo Nando Simeone, portavoce nazionale de Il sindacato è un’altra cosa- Opposizione in Filcams Cgil – Ancora più grave, visto il clima generale di restringimento delle libertà democratiche che stiamo subendo nella società e adesso anche nei posti di lavoro. Da una parte il governo con la sua controriforma costituzionale, restringe drasticamente gli spazi di democrazia sul terreno della rappresentanza politica, dall’altra le parti sociali, CGIL, CISL e UIL prima con Confindustria adesso con Confcommercio estendono l’accordo del 10 gennaio anche nel commercio in cui si limitano le libertà democratiche. Una per tutte, se verranno firmati accordi nazionali o aziendali una minoranza di lavoratori anche consistente non avrà il diritto di organizzare il dissenso attraverso lotte, scioperi, manifestazioni, presidi. Resta l’amaro in bocca sul fatto che la Cgil e la Filcams, anzichè lottare per difendere salario e diritti si rendono complici di una politica di restringimento delle libertà democratiche e costituzionali».

L’accordo, che la Cgil firmò senza mandato e imponendolo dall’alto ai suoi iscritti così come sta facendo la Filcams, introduce nuove norme sulle forme di accesso ai tavoli negoziali, che non si limitano più – come era previsto – alla percentuale del 5% ma che vincolano le singole sigle alla partecipazione nella preparazione della piattaforma e all’essere firmatarie del Contratto Nazionale precedente. Viene inoltre definito un meccanismo sanzionatorio, “clausole di esigibilità” che fino ad allora il sindacato aveva sempre respinto. Nel testo del 10 gennaio ’14 viene esplicitamente concordato un sistema sanzionatorio, indicando anche quali possono essere le sanzioni per quanto riguarda le organizzazioni sindacali e i delegati nell’esercizio dell’attività sindacale, a fronte del non rispetto delle clausole che lì vengono definite. Questo aspetto viene inserito anche nell’accordo del 28 giugno 2011 – quello riguardante la contrattazione aziendale, dove si considerano validi ed esigibili gli accordi stipulati a maggioranza dalle RSU, senza prevedere la consultazione, il voto dei lavoratori – si aggiunge nel recente accordo che “definiscono clausole di tregua sindacale e sanzionatorie”. A fronte di problemi tra le categorie, inoltre, nel rispettare le regole che sono state lì definite, scatta obbligatoriamente l’arbitrato di un’apposita Commissione, composta da Confederazioni, Confindustria e un terzo soggetto autorevole, da scegliere tra una rosa di nomi. L’adesione a questo impianto costituisce il vincolo per l’accesso ai diritti sindacali e alla partecipazione delle trattative: è dunque una riduzione della libertà sindacale, un accordo neo-corporativo, dove alcune organizzazioni si auto-tutelano di fronte alla crisi di tutte le forme di rappresentanza sociale.

A quattro anni dalla firma della prima intesa con Confindustria, anche Confcommercio, così, ha siglato l’accordo interconfederale con Cgil, Cisl e Uil. Ecco le dichiarazioni dei protagonisti: alla luce di quanto letto sopra le potreste trovare mistificanti. «Questa intesa sta a significare che le parti sociali sono vive e attive e lo sono ancor di più in un tempo in cui la cultura della disintermediazione tende a sminuire il valore dei corpi sociali – esulta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Ed è proprio questo, per sindacati e imprese il ‘valore aggiunto’ dell’accordo: dimostrare al governo che sindacati e imprese sanno «garantire certezza sui contratti, assumersi responsabilità di negoziare e sottoscrivere accordi, continuare a ricercare soluzioni innovative in un mondo che cambia sempre più in fretta», come spiega ancora Sangalli ma che trova d’accordo anche i sindacati. A cominciare dalla Cgil. «Siamo consapevoli di andare controcorrente: questa è una stagione in cui si racconta che non c’è bisogno di rappresentanza e che il governo non ha bisogno del confronto con le parti sociali. Ma il negarlo dà solo spazio ad una autoreferenzialità di ogni tipo che fa parte di un mondo antico», ironizza il leader Susanna Camusso che rivendica a maggior ragione l’importanza dell’azione sindacale. E incalza: «Abbiamo concluso con grande positività quest’accordo importante che dice, a chi minaccia che se i sindacati non sanno fare faranno loro, che i sindacati invece sanno fare e in misura maggiore della loro capacità di intervento con cui invece riducono i diritti».