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Documento organizzativo. Introduzione. Le difficoltà della militanza oggi e la necessità dell’organizzazione per lo sviluppo della lotta di classe

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La fase storica che stiamo vivendo, contrassegnata da una forte crisi capitalistica ma anche dalla crisi del movimento dei/delle lavoratori/trici e dal bassissimo livello della coscienza di classe, ci spinge a porre al centro della nostra discussione congressuale l’importanza della costruzione di un’organizzazione politica collettiva, democratica e militante sia come strumento essenziale per resistere alla offensiva borghese e alla pressione sempre più forte dell’ideologia dominante, sia come strumento insostituibile per far avanzare la costruzione di un fronte sociale anticapitalista e la prospettiva strategica di superamento del capitalismo.

Noi continuiamo a pensare che per organizzare la battaglia contro questo sistema sia necessaria, anzi indispensabile, una formazione politica: raggruppare ed organizzare coloro che non si rassegnano all’esistente, alla barbarie del capitalismo e che in modo cosciente vogliono partecipare alla costruzione del percorso e del progetto strategico della conquista del potere da parte della classe lavoratrice, aprendo la transizione al socialismo.

La scelta della militanza oggi è ristretta a un numero limitato di persone ed è resa ancora più difficile da una serie di condizioni oggettive che rendono il nostro lavoro di costruzione dell’organizzazione assai arduo. Complici oggettivi della situazione esistente sono certamente la depressione e la rassegnazione che, frutto delle sconfitte inflitte negli ultimi anni dalla borghesia alla classe lavoratrice, hanno spinto sempre più persone all’abbandono della militanza e della politica. Oggi l’impegno dei soggetti più sensibili alle ingiustizie sociali è rivolto soprattutto ad organizzazioni ed associazioni che danno, nell’immediato, la soddisfazione di aver impiegato efficacemente il proprio tempo per il bene di chi è più sfortunato, di chi è caduto in povertà o di chi si trova in difficoltà. Questo tipo di impegno rimuove per molti soggetti le cause della “sfortuna”, della povertà e delle difficoltà di molti portando all’accettazione di fatto della divisione in classi della società come un evento naturale al quale non ci può opporre e verso il quale non è possibile pensare alcun cambiamento, per lo meno in questa fase storica. Tanto vale mettere in atto politiche sociali di aiuto e di beneficenza che attenuino un poco i danni del sistema economico. Accanto a questa forma di impegno ne esiste un’altra, più radicata nel sociale e nella quale si spendono tante e tanti militanti che si impegnano fortemente nel lavoro sindacale, nella costruzione di collettivi, nella partecipazione alle attività dei centri sociali ma che ritengono che il loro impegno finisca in quell’ambito e che non sia necessaria l’adesione ad una organizzazione politica; in alcuni casi tali posizioni sono teorizzate.

Un altro elemento che favorisce la spoliticizzazione di ampi strati della società è la propaganda antipartito e antisindacato (antisindacato e non solo antiburocratica) che è stata abilmente condotta dalle classi dominanti negli ultimi anni: giudizi largamente diffusi tra le masse come “tanto sono tutti uguali”, “pensano solo a rubare”, “i sindacati devono sparire”, “sono tutti venduti”, se da un lato rispecchiano il sentire della gente dell’essere stati abbandonati, dall’altro mostrano un tessuto sociale fortemente logorato dalle politiche di austerità, che hanno spinto molte persone verso un individualistico “si salvi chi può”. La gestione dell’austerità da parte del PD, la colpevole responsabilità dei sindacati confederali di non aver costruito risposte ai forti attacchi della borghesia e le debolezze della sinistra radicale, hanno determinato la crescita dell’individualismo e l’abbandono della ricerca di una risposta collettiva ai marosi della crisi economica. Sotto altra forma contribuisce a questa dinamica anche il Movimento5Stelle che individua l’alternativa al sistema entro i limiti stessi di questo sistema con una forte propaganda anticasta, fornendo un altro tipo di impegno politico. Pur presentandosi come una novità il Movimento5Stelle e pur disponendo di una partecipazione attiva di una parte dei suoi aderenti, propone comunque dei meccanismi di delega ai cittadini eletti, incaricati di portare trasparenza nel palazzo, di fare pulizia e di cacciare i corrotti; di fatto la loro proposta militante non consiste nel volere il protagonismo delle masse nella determinazione dei processi sociali, ma si limita a chiedere di segnalare e denunciare le storture, specie del sistema istituzionale, alle quali poi i cittadini eletti dovrebbero porre rimedio.

Il Movimento 5Stelle si configura pertanto come un misto di partecipazione, delega e verticismo; queste sono le sue modalità di far politica riuscendo per altro a fare eleggere molti giovani nelle istituzioni.

La rimozione del nemico di classe, l’incapacità di riconoscere i veri nemici a cui contrapporsi, la mancanza di coscienza di classe, che non permette di individuare le strutture sulle quali è costruito il sistema capitalista, sono alla base del sentimento anticasta.

Questa premessa serve ad introdurre un testo che parla principalmente della necessità di costruire una organizzazione come Sinistra Anticapitalista che invece pone al centro del suo funzionamento e delle sue attività proprio la militanza attiva, l’impegno quotidiano sui luoghi di lavoro e di studio e nelle vicende politiche sia specifiche che complessive, limitando al massimo il meccanismo di delega.

Riteniamo infatti centrale la costruzione di un’organizzazione che abbia una struttura nella quale ogni militante possa riconoscersi non solo perché partecipa alle discussioni politiche ma perché lavora sul piano sociale e politico, contribuendo quindi attraverso il suo impegno quotidiano, alla crescita e alla maturazione collettiva ed individuale di tutte e tutti. La partecipazione al lavoro e alla discussione collettiva, unita alla responsabilizzazione nel portare avanti l’intervento politico sono le condizioni per una maturazione complessiva; è l’unico argine alle parzialità e alla spoliticizzazione.

Per troppi anni, anche nella sinistra, si sono privilegiate strutture “leggere”, secondo il paradigma “leggerezza uguale democrazia”, che non hanno favorito né la democrazia interna né l’assunzione di responsabilità, per cui uno dei principali problemi che colpisce l’attività della sinistra politica e sindacale è la mancanza di quadri capaci di leggere i processi storici e sociali e la conseguente difficoltà a costruire una attività politica coerente nei luoghi di lavoro e nei territori.

Anche noi soffriamo in qualche misura di questi problemi; i nostri limiti numerici e di influenza politica rendono poi ancora più difficile per alcuni attivisti di impegnarsi appieno nella militanza dell’organizzazione politica che rappresentiamo. Proprio per questo va dedicata una particolare attenzione alle modalità con cui costruiamo Sinistra Anticapitalista. Non si tratta di tecniche organizzative, ma di un orientamento politico che dedica particolare attenzione a questo aspetto dell’attività politica.

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