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Grecia, si avvicina la resa dei conti?

di Gippò Mukendi Ngandu

Siamo alla resi dei conti in Grecia! Le istituzioni internazionali vogliono impedire che sia portata avanti un’altra politica economica e sociale. Hanno paura che il contagio greco si estenda agli altri paesi. Il loro obiettivo è chiaro: il governo Tsipras deve subordinarsi alle politiche di austerità oppure collassare.
Fino ad ora, tuttavia, le forze della sinistra europea, il variegato mondo dell’associazionismo e dei movimenti hanno espresso fin troppo debolmente la loro solidarietà al popolo greco in lotta contro le politiche di austerità che la Troika. E’ prevalso un atteggiamento passivo, volto semplicemente a fare il tifo per il governo Tsipras che, messo alle corde, sta cercando un compromesso con le istituzioni dell’Ue, ma anche con il Fmi, volto a dilatare nel tempo il pagamento dei debiti.

Nel frattempo si avvicinano alcuni importanti scadenze: ricordiamo che nel mese di maggio la Grecia deve una tranche di 750 milioni di euro più un’altra di 400 milioni in pagamento di interessi al Fmi, mentre a giugno dovrà pagare un’altra tranche di 1,5 miliardi di euro, 700 milioni + 500 milioni di pagamento di interessi alle Istituzioni europee.

E’ chiaro che siamo di fronte ad un peso insostenibile e sarà sempre più improbabile attingere alle riserve per pagare pensioni e salari ed avviare un’effettiva politica economica alternativa.

Come giustamente sostiene Dea (Sinistra operaia internazionalista), tra le principali componenti della Piattaforma di sinistra di Syriza, se il governo non trova una “via d’uscita”, sarà ben presto costretto a contrattare un prestito per poter pagare i salari e le pensioni, e non per onorare il pagamento degli interessi del debito. “A quel punto ci sarà una pressione politica estrema affinché il governo Tsipras firmi un terzo memorandum, che è chiaramente l’esigenza dei creditori come condizione minima per allentare il nodo scorsoio”.

Non può esservi nessun compromesso “onorevole” con quelle istituzioni che spingono alla morte dell’ “eccezione” greca. Occorre, al contrario, aprire una fase in cui il governo di Syriza e il popolo greco trovino le condizioni per poter rigettare questi ricatti e rompere coi vincoli e le politiche di austerità imposte dalle istituzioni europee e internazionali. Per queste ragioni è fondamentale mantenere ferma la posizione dello scontro con le istituzioni europee e preparare il movimento popolare e la più ampia società greca ad avviare su un percorso radicalmente diverso, su scala nazionale e internazionale.
Fondamentali, quindi, saranno le mobilitazioni condotte condotte dal movimento operaio e dai movimenti greci così come dalle forze di sinistra che si battono perché il governo non ceda e possa finalmente attuare il proprio programma iniziale.

Per queste ragioni non è più il tempo di seguire passivamente la battaglia di scacchi che intercorre tra il governo Tsipras e le istituzioni europee. E’ il tempo di mettere in campo forme di mobilitazione internazionale capaci di indebolire le politiche di austerità della Troika ed invertire infine i rapporti di forza.

Per queste ragioni facciamo appello per una immediata e grande mobilitazione democratica di solidarietà con il popolo greco.

Pubblichiamo inoltre altri due appelli internazionali che vanno verso questa direzione. Certo essi rischiano di giungere tardivi, anche se possono finalmente scuotere la passività con cui la sinistra e il movimento operaio europeo nel suo complesso hanno seguito la vicenda greca. L’uno è “l’appello a sostenere il popolo greco che resiste e la commissione del parlamento greco per la verità sul debito pubblico, per il diritto dei popoli all’audit sul debito pubblico” che, pur tardivo, rispetto ad una situazione in cui il governo Tsipras ha per ora deciso di onorare comunque i debiti, invita ad una resistenza internazionale per contrastare il piano di strangolamento della Grecia. L’altro proviene da Syriza ed “invita ad un’alleanza e ad una lotta comune tutte le forze sociali e politiche progressiste che si oppongono alla strategia neoliberista della austerità”. Può essere un segnale positivo e la fine di una certa passività che aveva coinvolto la stessa formazione della sinistra radicale greca, la cui linea rischia di coincidere troppo spesso con quella del governo.