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Grecia, l’urgenza di preparare una rottura

editoriale di Ergatikí Aristerá (Sinistra operaia), organo di DEA, da A l’Encontre, traduzione di Gigi Viglino

L’atteggiamento dei creditori – che mettono a profitto la «tradizione» della disastrosa coalizione governativa di Samaras-Venizelos (giugno 2012-gennaio 2015) ed errori grossolani che macchiano l’accordo del 20febbraio accettato dal governo diretto da Syriza – porta il paese verso una trappola mortale. Quella di un «obbligo di pagare completamente e a tempo» gli interessi sul debito pubblico, ma anche quella che porta lo Stato a fare fronte ai suoi doveri verso la società (salari, pensioni, ecc.) mobilitando strettamente le proprie risorse «interne», mentre ci troviamo di fronte a restrizioni rigorose da parte del sistema bancario per quanto riguarda i prestiti interni.

Ora, questo sistema bancario è stato «ricapitalizzato» con miliardi di euro dallo Stato, che li ha presi a suo carico nel debito pubblico e di conseguenza ha partecipato in maniera molto importante a mettere a punto la macchina che ora minaccia di strangolarci.

La legge approvata di recente dal Parlamento [1] per raccattare le ultime risorse finanziarie dell’insieme del settore pubblico (comuni, regioni, ospedali …) e farli passare sotto il controllo della Banca nazionale di Grecia – che è tuttora amministrata, dal giugno 2014 da Yannis Stournaras, ex ministro delle finanze del governo Samaras – dimostra che si avvicina il tempo in cui la trappola scatterà.[2]

Se il governo non trova una «via d’uscita», sarà ben presto costretto a contrattare un prestito per poter pagare i salari e le pensioni, e non per onorare il pagamento degli interessi del debito. A quel punto ci sarà una pressione politica estrema affinché il governo Tsipras firmi un terzo memorandum ( i due primi datano del maggio 20120 e ottobre 2011), che è chiaramente l’esigenza dei creditori come condizione «minima» per allentare il nodo scorsoio.

Una tale evoluzione sarebbe disastrosa per il governo – sotto forma della realizzazione di uno scenario favorevole alla sua «trasformazione» in un vero governo di unità nazionale – e catastrofica per Syriza; e altrettanto per le speranze fiorite nel corso degli ultimi anni tra le forze lavoratrici della Grecia.

Per sfuggire alla trappola bisogna avviare un’insolvenza di pagamento verso i creditori internazionali e nazionali. Questo per riunire tutte le forze e le risorse disponibili per poter coprire i bisogni sociali immediati. Questo rappresenta un’opzione di rottura di grande portata. Una rottura con le potenze internazionali e «istituzioni» come l’UE, la BCE, il FMI, ma anche con le forze interne, vale a dire quelle che hanno adottato i memorandum (i cosiddetti «prestiti» e le loro condizionalità), che li hanno applicati con fervore e si sono arricchite.

Rotture di una tale ampiezza non possono essere decise all’ultimo momento. È necessario prepararsi per affrontarle. Per un governo, tali preparativi consistono nello sviluppare soluzioni programmatiche alternative e sviluppare i mezzi suscettibili di sostenere tali misure.

Una preparazione di Syriza eliminando la sua passività, mettendo in discussione il meccanismo consistente nel fatto che le decisioni del governo non sono mai discusse e sono presentate a posteriori al partito, e quindi non possono che essere «registrate». Una preparazione che implica alleanze che si faranno iniziando da subito discussioni con tutta la sinistra, che a sua volta deve essere preparata per questa svolta. Una preparazione ugualmente con la classe operaia e gli strati popolari, unita all’imperativo di dire tutta la verità sulla situazione. Tutto quanto deve convergere verso la costituzione di un vasto blocco sociale e politico che possa affrontare sfide importanti e i nemici.

Senza tali scelte, senza rispondere ai diversi aspetti di questa preparazione – indipendentemente dalle intenzioni dei responsabili di Syriza che restano attaccati alle loro convinzioni – il pericolo di presentare la sottomissione ai creditori come unica via possibile diventa ogni giorno più grande. (29 aprile 2015, editoriale di Workers Left, quindicinale di DEA)

Note (a cura di A l’Encontre)

1. L’ultima requisizione di fondi ancora a disposizione delle entità pubbliche è stata fatta per garantire il pagamento dei salari e delle pensioni alla fine di aprile, inizio maggio, poiché il governo non disponeva più di liquidità, avendo risposto agli obblighi del debito. Le forze che avevano accettato e appoggiato i memorandum (Nuova Democrazia, PASOK, POTAMI-Il Fiume), criticando quest’ultima requisizione, puntavano, in maniera ipocrita, a far sì che i salari e le pensioni non fossero pagati. In realtà, queste forze hanno sempre dato la precedenza ai creditori e non a/lle/i salariat/e/i e a/lle/i pensionat/e/i. La presa in considerazione di questa situazione specifica, come sottolineato dalla Red Network [Rete rossa], in una dichiarazione del 25 aprile 2015, deve portare a rafforzare il rifiuto dei ricatti che mirano a far sì che il governo continui a far fronte ai cosiddetti obblighi verso i creditori. Ogni arretramento di fronte ai creditori può solo rafforzare le posizioni delle forze di destra, rafforzare le posizioni dei creditori e scoraggiare le forze che sostengono Syriza. La dichiarazione della Red Network insiste sulla necessità di non pagare più gli interessi sul debito e le «rate» del principale. Questa è «una condizione sine qua non per l’eliminazione del memorandum e della politica di austerità».

2. Il 29 aprile, la BCE ha alzato il tetto del suo finanziamento d’urgenza (ELA – «emergency liquidity assistance») delle banche greche. Questo passa così a 79,6 miliardi di euro. Ormai, l’istituzione rivede ogni settimana il montante che assegna agli istituti finanziari greci. Dopo febbraio, l’ELA è l’unico aiuto fornito – ma alla condizione di proseguire la politica «memorandaria» – dalla BCE alle banche greche. La BCE non accetta più di avallare le banche greche che vi depositano in garanzia obbligazioni dello Stato. Questa misura, che era già eccezionale al tempo del governo Samaras, è finita nel gennaio 2015, in occasione del cambiamento di governo. Sembra che la BCE non faccia politica! Ecco uno dei fili del nodo scorsoio. Bisogna anche tenere presente che il ritiro di capitali dalle banche greche in gennaio e febbraio 2015 è stato di 20,5 miliardi. E continua. L’«ultima rata di aiuti» (sic) di 7,5 miliardi, è legata a un accordo con l’UE il FMI, la BCE. Ecco alcuni elementi della trappola.