Livorno, la Variante di Strazzullo
di Fabio Giusti (Sinistra Anticapitalista Livorno)
Sinistra Anticapitalista Livorno esprime tutta la sua preoccupazione rispetto le affermazioni che più volte in questi ultimi mesi, pubblicamente e negli ambiti di discussione sindacale, sono state espresse dal segretario della CGIL di Livorno, Maurizio Strazzullo, rispetto la possibilità di individuare dei possibili siti necessari per una nuova industrializzazione della città nella aree agricole ubicate al di là della variante.
Un limite, quello della variante, che era stato sancito da tutte le precedenti amministrazioni PCI-PDS-DS-PD, tanto da diventare un vincolo indiscutibile, e che era sempre stato violentemente contestato solo dai soggetti sociali ed imprenditoriali direttamente collegate a mire speculative.
Riteniamo quindi le dichiarazioni del segretario della CGIL sbagliate ed espressione di una cultura arretrata ed irrispettosa rispetto alle più elementari sensibilità e problematiche non solo urbanistiche ma anche ambientali.
Un approccio anacronistico che per per altro va a scontrarsi con le nuove normative urbanistiche regionali dell’assessore Anna Marson, che al contrario individuano nella difesa del paesaggio e nella riduzione del consumo del suolo uno degli assi qualificanti delle politiche della Regione Toscana.
Queste prese di posizioni da parte della Segreteria della CGIL risultano per altro rinunciatarie rispetto i dovuti obblighi di bonifica nei confronti di chi, in questi decenni, ha irresponsabilmente inquinato il territorio livornese, in modo particolare nelle vecchie aree industriali dell’ex SPICA.
Questo anche in contrasto con le tonanti dichiarazioni rilasciate nella fase della crisi della TRW in cui si chiedeva, giustamente, l’obbligo di far pagare le bonifiche a chi aveva inquinato, sottolineando l’importanza dal punto di vista occupazionale di eventuali interventi di questa natura e quindi la necessità di mettere in campo tutte le forze del territorio, sindacali e istituzionali, per imporre al governo e alla Regione le misure necessarie che andassero in questo senso.
Oggi più nulla di tutto questo.
La CGIL non può rinunciare ai propri principi (difendere la salute e l’ambiente) o peggio metterne alcuni in contrapposizione ad altri (diritto al lavoro e al salario) in nome di progetti che, più che cercare di risolvere in modo strutturale le difficoltà occupazionali cittadine, si prefigurano come strumenti strettamente funzionali alla rendita e alla speculazione, i quali in realtà hanno la sola funzione di favorire le necessità di realizzazione dei profitti.
Il Sindacato al contrario, se vuole mantenere la propria credibilità, deve ritornare a svolgere il proprio lavoro, in maniera autonoma da qualsiasi soggetto politico e sociale, senza quelle ambiguità che potrebbero far pensare a comunità di interessi tra soggetti che dovrebbero essere tra loro antagonisti.
Non vorremmo rivivere situazioni come quello della cava/discarica di Limoncino dove si sono irresponsabilmente messi in contrapposizione gli interessi collettivi della cittadinanza con quelli particolari di una azienda, coinvolgendo i lavoratori e le lavoratrici in un ruolo subordinato e strumentale ad interessi particolari.
Sinistra Anticapitalista Livorno si impegnerà nella CGIL e con i Comitati di difesa del territorio contro ogni tentativo di trasformare le aree poste al di là della variante in un terreno di devastazione e speculazione.